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La Sala

L’AMORE NON E’ LO ZIMBELLO DEL TEMPO: "AMORE E’ PIU’ FORTE DI MORTE" (Cantico dei cantici: 8.6). Un omaggio a William Shakespeare* e a Giovanni Garbini** - progetto e selezione a cura del prof. Federico La Sala

lunedì 6 febbraio 2006 di Emiliano Morrone
SHAKESPEARE, SONETTO 116
Let me not to the marriage of true minds
Admit impediments. Love is not love
Which alters when it alteration finds,
Or bends with the remover to remove:
O, no! it is an ever-fixed mark,
That looks on tempests and is never shaken;
It is the star to every wandering bark,
Whose worth’s unknown, although his height be taken.
Love’s not Time’s fool, though rosy lips and cheeks
Within his bending sickle’s compass come;
Love alters not with his brief hours and (...)

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> TEATRO, METATEATRO, E CRITICA DELLA TEOLOGIA-POLITICA CATTOLICO-SPAGNOLA. iN "The Book of Sir Thomas More", Shakespeare prende le distanze dalle posizioni teologiche di Tommaso Moro (ed Erasmo).

venerdì 21 luglio 2023

TEATRO, METATEATRO, E CRITICA DELLA TEOLOGIA-POLITICA CATTOLICO-SPAGNOLA:

SHAKESPEARE, CON "AMLETO" (E DANTE), CERCA LA VIA D’USCITA PER PORTARSI OLTRE LUTERO E OLTRE ERASMO E TOMMASO MORO.

SOVRANITA’ E OBBEDIENZA. iN "The Book of Sir Thomas More", Shakespeare prende le distanze dalle posizioni teologiche di Tommaso Moro (ed Erasmo) e chiarisce le ragioni antropologiche, politiche e teologiche della Riforma anglicana.

      • LEZIONE DELL’APOSTOLO PAOLO:
        -  1 Ogni persona stia sottomessa alle autorità superiori; perché non vi è autorità se non da Dio; e quelle che esistono sono stabilite da Dio.
        -  2 Perciò chi resiste all’autorità si oppone all’ordine di Dio; quelli che vi si oppongono si attireranno addosso una condanna; -3 infatti i magistrati non sono da temere per le opere buone, ma per le cattive. Tu, non vuoi temere l’autorità? Fa’ il bene e avrai la sua approvazione,
        -  4 perché il magistrato è un ministro di Dio per il tuo bene; ma se fai il male, temi, perché egli non porta la spada invano; infatti è un ministro di Dio per infliggere una giusta punizione a chi fa il male.
        -  5 Perciò è necessario stare sottomessi, non soltanto per timore della punizione, ma anche per motivo di coscienza.
        -  6 È anche per questa ragione che voi pagate le imposte, perché essi, che sono costantemente dediti a questa funzione, sono ministri di Dio.
        -  7 Rendete a ciascuno quel che gli è dovuto: l’imposta a chi è dovuta l’imposta, la tassa a chi la tassa; il timore a chi il timore; l’onore a chi l’onore."(ROMANI: 13, 1-7).


Sir Thomas Moore

da Maria Borio (Nuovi Argomenti, 18 Dic. 2017) *

-  The Booke of Sir Thomas Moore è un’opera a più mani pervenutaci in manoscritto in una stesura non definitiva che racconta l’ascesa, il trionfo e la caduta del grande statista e umanista inglese attraverso una serie di episodi secondari o immaginari della sua carriera. Con le sue correzioni e revisioni, il testo ci permette di osservare come lavoravano i drammaturghi del Rinascimento inglese. Il manoscritto contiene le uniche pagine vergate di suo pugno da Shakespeare, il cui contributo è limitato a poche scene del dramma. Una di esse (una parte della Scena 6) è quella qui riprodotta.
-  Il contesto della vicenda è il cosiddetto Ill May Day (1517), una rivolta del popolino contro i Lombardi, i potenti mercanti e banchieri stranieri attivi a Londra in quell’epoca. Per placare il delirio xenofobo irrompono alcuni nobili e poi Moro, il quale persuade i ribelli ad arrendersi (il fatto è un’invenzione dei drammaturghi). Come ricompensa, viene nominato cavaliere e membro del Privy Council, mentre i rivoltosi vengono imprigionati.
-  Le parti del testo sottolineate sono quelle cancellate dal censore di stato, Edmund Tilney. In carattere speciale (tipo grassetto) sono invece indicate le annotazioni di una mano diversa da quella dell’autore.

      • Il testo è tratto da William Shakespeare, Tutte le opere, coordinamento generale di Franco Marenco, Volume terzo, I drammi storici, Bompiani, Milano, 2017.
      • Edoardo Zuccato

Il libro di Sir Tommaso Moro

di Anthony Munday e Henry Chettle,
-  con revisioni e aggiunte di Thomas Dekker, William Shakespeare e Thomas Heywood

      • Scena 6 Entrano Lincoln, Doll, Clown [Betts], George Betts, Williamson, [Sherwin] e altri: [Cittadini, armati][i]

      • [Aggiunta II (Shakespeare)]

LINCOLN
-  Silenzio, ascoltatemi! Chi non vuol vedere un’aringa affumicata a quattro centesimi[ii], il burro a undici centesimi alla libbra, la farina a nove scellini allo staio[iii] e il manzo a quattro nobili[iv] per sei chili, mi ascolti[v].

UN ALTRO GEORGE BETTS
-  Arriveremo a tanto se continuiamo a tollerare gli stranieri. Dategli retta.

LINCOLN
-  Per il cibo il nostro è un grande paese; argo[vi], questi mangiano più da noi che in patria.

UN ALTRO CLOWN BETTS
-  Almeno una pagnotta da mezzo centesimo al giorno, pesata alla francese[vii].

LINCOLN
-  Loro importano qui verdure straniere giusto per rovinare i poveri apprendisti: cos’è mai una misera pastinaca rispetto al nostro buon cuore?

UN ALTRO WILLIAMSON Schifezze, schifezze! Infiammano gli occhi, e questo basta per impestare la città con un’ondata di paralisi cerebrale[viii].

LINCOLN
-  Con quella l’hanno già impestata: queste bastarde piante del letame (lo sapete, no? che crescono nel letame!) ci hanno impestato, e la nostra infezione farà tremare tutta la città, cosa che in parte succede a mangiar pastinache.

UN ALTRO CLOWN BETTS
-  È vero, e anche le zucche.

      • Entra [una guardia del corpo del re]

GUARDIA
-  Che cosa rispondete alla clemenza del re? La rifiutate?

LINCOLN
-  Vorreste prenderci in contropiede, non è vero? Niente affatto, non la rifiutiamo. Accettiamo la clemenza del re, ma non avremo compassione degli stranieri.

GUARDIA
-  Siete gli esseri più ingenui che si siano mai infilati in un pasticcio del genere.

LINCOLN
-  Che ne dite adesso, apprendisti? Apprendisti ingenui? Diamogli una lezione.

TUTTI
-  Apprendisti ingenui? Ingenui noi?

      • Entrano il sindaco, Surrey, Shrewsbury, [Moro, Palmer]

SHREWSBURY SINDACO
-  Fermi, in nome del re, fermi!

SURREY
-  Amici, maestri, compatrioti...

SINDACO
-  Silenzio, oh, silenzio! Vi ordino di stare calmi!

SHREWSBURY
-  Maestri miei, compatrioti...

SHERWIN WILLIAMSON
-  Il nobile conte di Shrewsbury! Ascoltiamolo!

GEORGE BETTS
-  Vogliamo sentire il conte di Surrey!

LINCOLN
-  Il conte di Shrewsbury!

GEORGE BETTS
-  Vogliamo sentirli tutti e due!

TUTTI I CITTADINI
-  Tutti e due, tutti e due, tutti e due, tutti e due!

LINCOLN
-  Silenzio, vi dico, silenzio! Siete persone assennate o che cosa?

SURREY
-  Tutto quel che volete, tranne che persone di buon senso.

ALCUNI CITTADINI
-  Non vogliamo sentire lord Surrey!

ALTRI CITTADINI
-  No, no, no, no, no! Shrewsbury, Shrewsbury!

MORO
-  Hanno oltrepassato l’argine dell’obbedienza, e così travolgeranno ogni cosa.

LINCOLN
-  Parla lo sceriffo[ix] Moro! Vogliamo sentirlo, lo sceriffo Moro?

DOLL
-  Sentiamolo! Il suo è uno sceriffato[x] generoso, e ha fatto diventare mio fratello, Arthur Watchins, attendente del sergente Safe. Sentiamo lo sceriffo Moro!

TUTTI I CITTADINI
-  Sceriffo Moro, Moro, Moro, sceriffo Moro!

MORO
-  Secondo l’autorità in vigore fra di voi, ordinategli di ascoltare in silenzio.

ALCUNI CITTADINI
-  Surrey, Surrey!

ALTRI CITTADINI
-  Moro, Moro!

LINCOLN e GEORGE BETTS
-  Zitti, zitti, silenzio, zitti!

MORO
-  Voi che avete autorità e credito presso la folla, ordinategli di fare silenzio.

LINCOLN
-  Gli venga un accidente, non vogliono star zitti. Neanche il diavolo può governarli.

MORO
-  Che incarico spinoso e difficile avete, guidare gente che neanche il diavolo è in grado di governare. Cari maestri, ascoltate le mie parole.

DOLL
-  Sì, corpo di Cristo, vi ascolteremo, Moro. Siete un buon padrone di casa, e ringrazio vostra altezza per mio fratello Arthur Watchins.

TUTTI GLI ALTRI CITTADINI
-  Zitti, pace!

MORO
-  Attenti, voi offendete proprio quello che invocate, cioè la pace. Nessuno di voi sarebbe qui presente, se quando eravate bambini fossero vissuti dei vostri simili che avessero travolto[xi] la pace come voi volete fare adesso; quella pace in cui finora siete cresciuti vi sarebbe stata tolta, e i tempi sanguinari non vi avrebbero permesso di diventare adulti. Poveri voi! Che cosa otterrete se anche vi concediamo quello che cercate?

GEORGE BETTS
-  Per la Madonna, mandar via gli stranieri, cosa che senz’altro porterà grandissimo vantaggio ai poveri artigiani della città.

MORO
-  Mettiamo che vengano allontanati, e mettiamo che la vostra baraonda abbia soffocato[xii] tutta l’autorità reale dell’Inghilterra. Immaginate di vedere i disgraziati stranieri trascinarsi verso la costa e i porti per imbarcarsi, con i loro miseri bagagli e i bambini dietro[xiii], mentre voi ve ne state a soddisfare i vostri desideri come sovrani, con le autorità ammutolite dal vostro berciare e voi tronfi nella gorgiera della vostra arroganza: che cosa avrete ottenuto? Ve lo dico io: avrete mostrato come la superbia e la forza possono prevalere e come l’ordine può essere distrutto. Ma in questo schema di cose non uno di voi giungerebbe alla vecchiaia, poiché altri furfanti, seguendo le loro ubbie, con identiche mani, identiche ragioni e identico diritto, vi spolperebbero, e gli uomini si divorerebbero fra loro come pesci voraci.

DOLL
-  Dio mi sia testimone, questo è vero come il vangelo.

GEORGE BETTS LINCOLN
-  Sì, questo è uno pieno di buon senso, parola mia. Stiamo attenti a quello che dice.

MORO
-  Miei cari amici, lasciate che sottoponga un’ipotesi alla vostra riflessione. Se ci pensate bene, vi accorgerete quale forma orribile hanno in sé le vostre novità rivoluzionarie. Anzitutto, è un peccato verso il quale l’Apostolo ci ha ammonito spesso di stare in guardia, raccomandandoci di obbedire alle autorità [xiv: Si riferisce al noto passo di S. Paolo, Romani 13.1-2]; e non sbaglierei se vi dicessi che voi siete insorti contro Dio.

TUTTI I CITTADINI
-  Santa Vergine, che Dio non voglia!

MORO
-  Eppure è così, perché al re Dio prestò il proprio ufficio di terrore, giustizia, potere e comando. A lui ingiunse di governare e volle che voi obbediste. E per aggiungere a questo una più ampia maestà, prestò al re non soltanto la sua figura, il trono e la spada, ma gli diede il suo stesso nome, chiamandolo dio in terra. Che cosa fate dunque voi, ribellandovi contro un uomo insediato da Dio in persona, se non ribellarvi contro Dio? Facendo così, che cosa fate alle vostre anime? Oh sconsiderati, lavate di lacrime le vostre menti corrotte; e le stesse mani che da ribelli levate contro la pace, a favore della pace alzatele, e le vostre ginocchia sacrileghe trasformatele in piedi. Inginocchiarsi per il perdono è la guerra [xv] più sicura che potete fare voi, la cui tattica[xvi] è la ribellione. Su, su, tornate a obbedire! Perfino questa sommossa può proseguire solo con l’obbedienza. Ditemi soltanto: quando una rivolta sta per scoppiare, quale capopopolo è in grado di sedare la turba nel proprio nome? Chi vuole obbedire a un traditore? O quanto bene suonerà l’elezione di qualcuno che come titolo abbia solo quello di ‘ribelle’ per definire un ribelle?
-  Voi volete schiacciare gli stranieri, ucciderli, tagliargli la gola, impadronirvi delle loro case e condurre al guinzaglio[xvii] la maestà della legge, per aizzarla come un segugio. Ahimè, ahimè! Supponiamo adesso che il re, nella sua clemenza verso i trasgressori pentiti, giudicasse il vostro grave reato limitandosi a punirvi con l’esilio: dove andreste, allora? Quale paese vi accoglierebbe vedendo la natura del vostro errore? Che andiate in Francia o nelle Fiandre, in qualsiasi provincia della Germania, in Spagna o in Portogallo, anzi no, un luogo qualunque diverso dall’Inghilterra, vi ritroverete inevitabilmente stranieri.
-  Vi farebbe piacere trovare una nazione dal carattere così barbaro che, in un’esplosione di odiosa violenza, non vi offrisse dimora sulla terra, affilasse i suoi detestabili coltelli sulle vostre gole, vi cacciasse via come cani, quasi che Dio non vi avesse creati né vi riconoscesse come suoi figli, o che gli elementi naturali non fossero stati fatti per il vostro benessere ma riservati per legge esclusivamente a loro? Che cosa pensereste se vi trattassero così? Questa è la condizione degli stranieri, e questa la vostra barbara disumanità.

TUTTI I CITTADINI
-  In fede, dice la verità. Facciamo agli altri ciò che vorremmo fosse fatto a noi stessi.

TUTTI I CITTADINI LlNCOLN
-  Ci faremo governare da voi, mastro Moro, se ci sarete amico e ci procurerete il perdono.

MORO
-  Sottomettetevi a questi nobili signori[xviii], implorate la loro mediazione presso il Re, assumete un comportamento ortodosso, obbedite al magistrato, e senza dubbio troverete misericordia, se la cercate in questo modo.

* Fonte: Nuovi Argomenti, Dic 18, 2017 (ripresa parziale, senza le note).


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