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EVANGELO, COSTITUZIONE, E TRADIMENTO STRUTTURALE DELLA FIDUCIA. Il DIO dei nostri Padri e delle nostre Madri Costituenti E’ AMORE (Charitas) non "MAMMONA" (Benedetto XVI, "Deus caritas est") !!!

VENI, CREATOR SPIRITUS : LO SPIRITO DELLA VERITA’. Lo Spirito "costituzionale" di Benedetto Croce, lo spirito cattolico-romano di Giacomo Biffi, e la testimonianza di venti cristiani danesi (ricerca scientifica) - a cura di Federico La Sala

"CHARISSIMI, NOLITE OMNI SPIRITUI CREDERE ... DEUS CHARITAS EST"(1 Gv., 4.1-16)
mercredi 8 avril 2009
[...] L’11 marzo 1947 Benedetto Croce esortò l’Assemblea Costituente della nuova Italia a elevare un’implorazione allo Spirito Santo con le parole (così disse) dell’« inno sublime »
Veni creator Spiritus.
Era una proposta inattesa, tanto più che proveniva da un « laico ». Ed era una proposta illuminata : richiamava a tutti la solennità e la rilevanza del momento, suggerendo addirittura di cogliere una certa « sacralità » immanente nell’impresa che si stava affrontando ; « sacralità » se non (...)

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> VENI, CREATOR SPIRITUS : LO SPIRITO DELLA VERITA’. --- Evangelo e Resistenza : Giustizia e Gratuità ("Charitas"). La memoria e la lezione di don Luisito Bianchi (di Paolo Viana).

mardi 28 avril 2009


-  il fatto

-   Nel racconto di chi visse la lotta contro i nazi-fascisti una rilettura delle manifestazioni attuali « Dopo il 25 aprile c’è stata soltanto politica Allora festeggiarono anche coloro che non avevano partecipato, adesso servirebbe un diverso stile di accoglienza dell’altro »

LA LIBERAZIONE 64 ANNI DOPO

-  « La Resistenza scelta di vita Implica vera conversione »
-  Don Luisito Bianchi : giustizia e gratuità, questo va celebrato oggi

-   Parla il sacerdote che fu spettatore delle vicende della lotta partigiana nel Nord Italia e ne ha lasciato una vivida e accorata narrazione nei suoi libri « L’esempio di quei giovani che rischiavano la propria vita per la libertà degli altri mi fece fare il passo decisivo verso la mia vocazione religiosa »

DI PAOLO VIANA (Avvenire, 25.04.2009).

Se lo ricorda bene Stalino, che era salito in montagna con i partigiani per poter guarda­re ancora negli occhi suo figlio : « Alla fine della guerra è tornato a fare lo stradino » . Il Rondine, inve­ce, nei boschi di Bobbio ci è rima­sto : « Ha difeso il Piero, che era il dottore e suo amico : la pallottola ha colpito lui ». Rileggiamo con don Luisito Bianchi La messa del­l’uomo disarmato, il racconto de­gli anni più caldi della lotta parti­giana, narrati da un prete che ha fatto della gratuità il suo stile di vi­ta e che oggi, a 82 anni, vive nel monastero di Viboldone, alle por­te di Milano, immerso nei ricordi. A dire il vero. lui li chiama « me­moria » , perché quelli sbiadisco­no, mentre la memoria si può at­tualizzare, con un pizzico di fede.

Don Luisito, prete operaio e par­tigiano nel cuore di fede ne ha tan­ta e infatti continua a credere « in un mondo diverso » , ben sapendo in quale stia vivendo. Anzi, pro­prio per questo, ci dice, lui conti­nua ad aspettarlo.

Il sottotitolo del suo libro è « Un romanzo sulla Resistenza ». Am­metterà che è un genere strano per un prete.

Non più di tanto, se si considera che fu proprio la Resistenza a for­giarmi, a farmi prendere la deci­sione di fare il prete. La chiamata era già avvenuta, certamente, ma vivevo anche un profondo trava­glio e l’esempio di chi rischiava la propria vita per la libertà degli al­tri mi fece fare il passo verso la gra­tuità.

Cosa c’entra la gratuità con un pe­riodo di odi, stragi e vendette ?

I ragazzi che sceglievano la lotta partigiana erano poco più vecchi di me, mi parlavano di un mondo di giustizia, molti di loro erano persone semplici, che non face­vano questa scelta, mettendo a re­pentaglio la vita e gli affetti, con un obiettivo personale ma perché rispondevano al desiderio di cam­biare la società italiana. Quel che mi colpiva di più era la freschezza di questa testimonianza, la sua gratuità, scevra da ogni odio, da o­gni rancore.

Ne ho conosciuti tan­ti che sono partiti perché quella e­ra la scelta giusta e che non sono tornati. Me li porto dentro, come porto con me la memoria del 26 luglio del ’ 43, quando le strade di Vescovato, il mio paese, nel Cre­monese, si riempirono di gente in­credula per la caduta del fascismo e si credeva veramente di essere entrati in una nuova civiltà. Durò poco. L’ 8 settembre fu uno choc.

E il 25 aprile ?

La festa chiassosa dei partigiani dell’ultima ora, quelli che la guer­ra sulle montagne non l’avevano fatta perché non sapevano nean­che sparare. Per mesi, migliaia di persone avevano messo in gioco se stessi per realizzare un ideale di giustizia sociale e di pace che quel giorno si spense. Paradossal­mente, nel giorno della Liberazio­ne fu chiaro che le grandi speran­ze della Resistenza non si erano realizzate.

Eppure lei ha continuato a cre­derci, al punto di improntare tut­ta la sua vita sacerdotale a questi ideali, giusto ?

La Resistenza fu l’avvenimento di cui dovevo fare memoria. Aver co­nosciuto quei ragazzi e le loro spe­ranze non poteva passarmi ad­dosso e infatti iniziai a scrivere, ca­pendo che fare memoria con gli scritti e con la testimonianza si­gnificava attualizzare quel sogno che non si sarebbe compiuto. Ec­co perché ho sempre celebrato la Resistenza e il 25 aprile e continuo a farlo.

Cosa significa ’ fare memoria’ della Resistenza ?

Gesù Cristo ci dice ’ fate questo in memoria di me’ e in quel mo­mento il corpo e il sangue di Dio irrompono nella vita. In altro mo­do, fare memoria di un fatto sto­rico, per quanto incompiuto, si­gnifica attualizzare il messaggio di chi ha rischiato la vita per realiz­zarlo, non riuscendoci.

Cosa dice quel messaggio ?

La vera Resistenza è quella al po­tere, ad ogni potere. Non è Resi­stenza quella che abbatte un po­tere per instaurarne un altro.

In altre parole...

In altre parole, la Resistenza fini­sce il 25 aprile, in tutti i sensi. Do­po quella data c’è solo la politica.

Quest’anno tutta la politica ita­liana si ritrova a festeggiare la Re­sistenza. Cosa ne pensa ?

Non so con quali motiva­zioni i diversi leader dei par­titi si accingano a festeggiare il 25 aprile. La Re­sistenza è una scelta di vita, implica una conversione al­la gratuità e de­ve avvenire o­gni giorno, non solo oggi. Il cri­stiano non ha esitazioni a schierarsi dalla parte dei pove­ri e della giusti­zia, contro la violenza, ieri come oggi. Non ha esitazioni a scegliere la gratuità, la Charis, la Grazia evangelica, che gratuita­mente ci è concessa dal Signore. Ne ho visti tanti di cattolici che sceglievano la lotta partigiana con questo spirito. Se i politici che fe­steggiano il 25 aprile si converto­no a un diverso stile di accoglien­za dell’altro e di gratuità nella vi­ta allora hanno adottato vera­mente gli ideali della Resistenza. Altrimenti...


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