EVANGELO, COSTITUZIONE, E TRADIMENTO STRUTTURALE DELLA FIDUCIA. Il DIO dei nostri Padri e delle nostre Madri Costituenti E’ AMORE (Charitas) non "MAMMONA" (Benedetto XVI, "Deus caritas est")!!!

VENI, CREATOR SPIRITUS: LO SPIRITO DELLA VERITA’. Lo Spirito "costituzionale" di Benedetto Croce, lo spirito cattolico-romano di Giacomo Biffi, e la testimonianza di venti cristiani danesi (ricerca scientifica) - a cura di Federico La Sala

"CHARISSIMI, NOLITE OMNI SPIRITUI CREDERE ... DEUS CHARITAS EST"(1 Gv., 4.1-16)
mercoledì 8 aprile 2009.
 



-  CERVELLO

-  Studio rivela: rivolgersi a Dio
-  è come parlare a un amico

La ricerca su venti fedeli cristiani condotta da Uffe Schjodt, dell’università di Aarhus in Danimarca pubblicato su "New Scientist" *

NON c’è nulla di mistico in una preghiera. Per il nostro cervello rivolgersi a dio è come parlare a un amico in carne e ossa. Un gruppo di scienziati ha infatti esaminato le reazioni cerebrali di un gruppo di fedeli impegnati nella ricerca di un conforto spirituale attraverso un dialogo con dio, scoprendo che si attivano le stesse aree di una normalissima conversazione. Cosa che non capita quando ci si rivolge a Babbo Natale. Mentre quando si recita una preghiera a memoria si attivano esclusivamente le zone adibite alla ripetizione.

Lo studio si è concentrato esclusivamente sulla religione cristiana ed è stato condotto da Uffe Schjodt, dell’università di Aarhus in Danimarca pubblicato sulla rivista Social Cognitive and Affective Neuroscience e riportato sul magazine britannico New Scientist. Gli esperti hanno chiesto ai venti devoti volontari in prima battuta di recitare il Padrenostro o una filastrocca per bambini: in entrambi casi la risonanza magnetica mostra che nel loro cervello si accendono aree associate alla ripetizione.

Poi hanno chiesto loro di parlare con Dio, con preghiere personali, o di parlare con Babbo Natale per esprimere i propri desideri sotto l’albero. In questo caso la risonanza mostra che si accendono le aree della conversazione e che, in particolare, quando ci si rivolge a Dio sono attive anche aree della corteccia prefrontale che servono a capire intenzioni ed emozioni altrui, cosa che succede sempre di fronte a un interlocutore in carne ed ossa. Ciò però non avviene quando si parla con Babbo Natale.

In base a questi risultati, secondo Schjodt rivolgersi a Dio è come parlare con una persona, mentre Babbo Natale non sprigiona gli stessi effetti perché si è consapevoli dell’aspetto simbolico e lo si considera più un "oggetto", il protagonista di una leggenda.

* la Repubblica, 7 aprile 2009


IDEE.

Quando il filosofo esortò l’Assemblea Costituente a cantare il «Veni creator». Una riflessione dell’arcivescovo emerito di Bologna

E Croce invocò lo Spirito

di GIACOMO BIFFI (Avvenire, 08.04.2009) *

L’11 marzo 1947 Benedetto Croce esortò l’Assemblea Costituente della nuova Italia a elevare un’implorazione allo Spirito Santo con le parole (così disse) dell’«inno sublime» Veni creator Spiritus.

Era una proposta inattesa, tanto più che proveniva da un «laico». Ed era una proposta illuminata: richiamava a tutti la solennità e la rilevanza del momento, suggerendo addirittura di cogliere una certa «sacralità» immanente nell’impresa che si stava affrontando; «sacralità» se non altro nel senso di una prospettiva doverosamente più alta dei pensieri e degli interessi politici, sociali, economici, che parevano occupare in quel contesto l’animo della generalità dei presenti.

Era anche, nei termini in cui veniva formulata, una scelta felice: l’attenzione dell’illustre filosofo si fissava su un canto risonato in tutte le chiese della penisola fin dai primordi di quella coscienza nazionale che era già viva nella nostra storia, secoli e secoli prima dell’unificazione statuale raggiunta sotto dalla monarchia sabauda.

Il Veni creator è una composizione del secolo nono, di un autore che non ci è dato identificare con certezza. Di lui si può dire solo che dimostra di stimare e venerare sant’Ambrogio, tanto da ispirarsi a lui e da volerne proseguire il magistero ecclesiale e poetico.

Sant’Ambrogio è stato nel quarto secolo uno degli ultimi e tra i più ammirevoli testimoni della grande civiltà di Roma; dalla cattedra episcopale di Milano ha giovato come pochi altri al bene del nostro Paese. Tanto che un uomo come il conte Silicone (primo collaboratore e apprezzato ministro dell’imperatore Teodosio), quando apprese la probabile imminenza della morte del vescovo, ritenne di poter pubblicamente affermare che «con la dipartita dal corpo di un uomo del suo valore, la rovina avrebbe sovrastato l’Italia» (Paolino, Vita Ambrosii 45, 1: «Tanto viro recedente de corpore, interitus immineret Italiae»).

Ambrogio si è davvero distinto come pastore geniale per la straordinaria efficacia nel governo ecclesiale e per il prestigio del suo magistero. Ma è stato anche il «cantautore dei misteri cristiani», l’inventore degli inni liturgici della Chiesa latina. L’ignoto artefice del Veni creator ha mutuato da lui, oltre che la forma metrica del testo (strofe di quattro dimetri giambici acatalettici), anche la melodia (la stessa che il vescovo di Milano aveva composto per il suo inno In die Paschae). E, quasi a notificare esplicitamente questa sua dipendenza, ha riprodotto alla lettera nel Veni creator due versi di un altro inno ambrosiano (quello natalizio): Infirma nostri corporis - virtute firmans perpeti. Benedetto Croce, come si vede, non avrebbe potuto offrire evocazione più nobile e pertinente di questa.

Lo «storico» invito, che quel giorno ha senza dubbio colpito i rappresentanti del popolo italiano, non ci appare così sorprendente, se pensiamo al fascino che il tema dello «spirito» e lo stesso vocabolo (traduzione del greco pnèuma) - così fortemente presenti nella tradizione ecclesiale fin dalle origini - hanno esercitato su diversi pensatori che, cresciuti e maturati entro la civiltà europea, hanno naturalmente assorbito (anche quando non erano credenti) una cultura profondamente segnata dalle prospettive del cristianesimo.

Sicché dell’idea dello «spirito» essi si sono spesso serviti per dare forma organica ai loro sistemi. Proprio Benedetto Croce aveva qualificato «filosofia dello spirito» la sua costruzione concettuale. Simmetricamente, l’altro eminente protagonista della nostra vita intellettuale nel secolo ventesimo, Giovanni Gentile, assegnava il titolo di Teoria generale dello spirito come atto puro a una delle sue opere più rilevanti e significative.

Ambedue si mantenevano entro il solco tracciato da Georg Friederich Hegel, elaboratore di una «filosofia dello spirito», intesa da lui come «la scienza dell’idea che dal suo essere ’altro’ ritorna in sé».

E già questa locuzione ci dice come si indicasse con la medesima parola qualcosa di ben diverso da ciò che era inteso dalla Rivelazione di Dio culminata in Gesù di Nazaret. Per il cristianesimo lo Spirito non è una «idea» o una suggestiva etichetta speculativa: è una Persona divina; è l’attore efficace della totale trasnaturazione dell’uomo concreto quando è raggiunto dalla misericordia del Creatore; è il principio ontologico di una storia nuova e più vera dell’universo.

Il fascino di cui si parlava è dunque innegabile, ma è, come si vede, un fascino esclusivamente «culturale»: consente a chi vi cede di utilizzare qualcosa della nomenclatura cristiana, evitando però con ogni cura la «fattualità» del messaggio salvifico.

Ci si avvicina in astratto allo «Spirito», ma si resta ben remoti dalla realtà centrale dell’universo, risolutiva per la vicenda umana e per il nostro destino: ben remoti, cioè, dall’evento redentivo della morte e risurrezione dell’Unigenito del Padre, Gesù di Nazaret; «evento» clamorosamente proclamato nella teofanìa della Pentecoste e attualizzato in ogni luogo e in ogni momento nell’esistenza, nella vita, nella storia della Chiesa Cattolica. Per la salvezza dell’uomo non serve la «filosofia dello Spirito»; occorre lasciarsi raggiungere dallo Spirito della verità.

*

-  IL LIBRO

-  La rivoluzione cristiana

Pubblichiamo un estratto dalla prefazione del libro «Lo Spirito della verità. Riflessioni sull’evento pentecostale» (Edizioni Studio Domenicano, pagine 234, euro 12) del cardinale Giacomo Biffi (nella foto), da oggi in libreria, sulla «sola vera rivoluzione, sempre urgente e sempre in atto, capace di rigenerare ogni giorno la vicenda umana: la rivoluzione cristiana, il cammino di santità di ogni donna e di ogni uomo».


-  Veni Creator Spiritus

-  Il Veni Creator Spiritus, in italiano Vieni Spirito Creatore è un inno liturgico dedicato allo Spirito Santo ed attribuito a Rabano Mauro, arcivescovo di Magonza, del IX secolo.

-  La versione più conosciuta è quella gregoriana, ma è stato musicato anche da numerosi autori di musica polifonica e classica.

-  Viene regolarmente cantato nell’ufficio delle Lodi e dei Vespri della festa di pentecoste e viene spesso accostato alla sequenza Veni Sancte Spiritus.

-  Oltre che a pentecoste, viene anche cantato in particolari avvenimenti solenni per invocare lo Spirito Santo, quali in occasione del conferimento del sacramento della confermazione, durante l’elezione del nuovo Papa dai cardinali nella Cappella Sistina, per la consacrazione dei vescovi, per l’ordinazione dei sacerdoti, per i concili ed i sinodi e per l’incoronazione di un sovrano. (Wikipedia. Per leggere tutta la scheda, con il testo dell’Inno, clicca sul rosso)


Sul tema, nel sito e in rete, si cfr.:

COSA SIGNIFICA ESSERE ITALIANI ED ITALIANE. LA LEZIONE DEI NOSTRI PADRI E DELLE NOSTRE MADRI - di Piero Calamandrei.

POPULISMO: IL ’GIOCO’ DEL "MENTITORE" ISTITUZIONALIZZATO.

COSTANTINO, SANT’ELENA, E NAPOLEONE. L’immaginario del cattolicesimo romano.

-  LA SFIDA EDUCATIVA: IL CORAGGIO DI EDUCARE. DOPO ANNI DI DELIRIO MAMMONICO ("CARITAS") E BERLUSCONICO ("Forza Italia"), ARRIVA (come se Dio non esistesse) il «Rapporto-proposta sull’educazione» della Cei, di Bagnasco e di Ruini.

VIVA L’ITALIA. LA QUESTIONE "CATTOLICA" E LO SPIRITO DEI NOSTRI PADRI E E DELLE NOSTRE MADRI COSTITUENTI. Per un ri-orientamento antropologico e teologico-politico.

-  IL "GRANDE RACCONTO" EDIPICO DELLA CHIESA CATTOLICO-ROMANA E’ FINITO.


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