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TERREMOTO E COSTITUZIONE. LA LUNGA E BRILLANTE CAMPAGNA DI GUERRA DEL CAVALIERE DI "FORZA ITALIA" CONTRO L’ITALIA ...

A FURIA DI "FORZA ITALIA", L’ITALIA INTERA E’ FINITA NELLE MANI DELL’UOMO DELLE TENDE AZZURRE. Intervista a Edoardo Sanguineti di Pietro Spataro - a cura di Federico La Sala

Rileggere Marx, questo dobbiamo fare se vogliamo riorientarci. Dico Marx, ma anche Gramsci e Benjamin : credo possano ancora aiutarci
mardi 14 avril 2009 par Federico La Sala
[...] « Una volta mi chiesero quale fosse la mia migliore qualità e quale il mio peggior difetto. Risposi : l’ostinazione. Mi ostino, come Berlinguer, a dire che non si vive per accumulare ricchezza e penso che la nostra Repubblica è fondata sul lavoro e non sul consumo. Qui invece ti dicono grazie solo perché consumi. E allora io ripeto : no grazie. E mantengo la mia ostinazione ».
Ha descritto un quadro fosco : quindi è pessimista per il futuro ?
« Userei questa espressione : ottimismo (...)

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> A FURIA DI "FORZA ITALIA", L’ITALIA INTERA E’ FINITA NELLE MANI DELL’UOMO DELLE TENDE AZZURRE. - Sanguineti, la vita dell’ultimo marxista tra politica e poesia (di Furio Colombo)

lundi 19 mars 2018

Sanguineti, la vita dell’ultimo marxista tra politica e poesia

Il piccolo volume è una conversazione da lontano che colma un vuoto

di Furio Colombo (Il Fatto, 19.03.2018)

      • Lanfranco Palazzolo, Edoardo Sanguineti, il poeta dell’avanguardia (postfazione di Pino Pisicchio, Historica Editore)

Edoardo Sanguineti era mio compagno di banco al liceo D’Azeglio di Torino. Era appena finito il grande disastro del fascismo ed eravamo sicuri che toccava a noi riempire il vuoto. I nostri insegnanti di quel liceo (il più importante della città ) e di quella nostra classe (sezione B) erano tutti personaggi della Resistenza partigiana. È la Resistenza (la Resistenza, non l’Italia, che in tutta la nostra vita era stata fascista, persecutrice, priva di valori che non fossero uccidere o morire) il territorio in cui eravamo radicati. Anzi, nella Resistenza eravamo nati, giovanissimi adulti, legati per sempre a quello straordinario soprassalto di libertà, legati per sempre a quelle radici, come tutti coloro a cui ci siamo legati a mano a mano, nel corso degli anni. Eppure fra il 1946 e il 1949 (il periodo del nostro liceo) non siamo mai diventati i discepoli di chi già ci parlava del passato.

Puntavamo avanti, in politica (volevamo parlare di delitti non pagati, di diritti non ricevuti, di scioperi già malvisti, dei partiti già inclini a scansare le ingiustizie), nella ricerca di ciò che stava per venire e nel non accettare che il fatto di essere liberi fosse un punto di arrivo. È stato seguendo questa spinta che, nel secondo anno, Sanguineti e io, abbiamo organizzato un nostro luogo di incontro e di discussione. Lui o io abbiamo iniziato a portare testi da leggere e da discutere, e il punto d’incontro era a casa mia, dove mia madre aveva sgombrato una stanza. Sanguineti lo racconta nella sua autobiografia per dire che eravamo più adatti a scoprire il dopo che a celebrare il prima.

Quando ho avuto fra le mani il piccolo, utilissimo libro di Lanfranco Palazzolo, Edoardo Sanguineti, il poeta dell’avanguardia (postfazione di Pino Pisicchio, Historica Editore), mi sono reso conto che questo nuovo testo colmava un vuoto.

Mancava tra le tante opere e i tanti scritti di e su Sanguineti, una conversazione da lontano : Palazzolo raggiunge Sanguineti nel 2010, molti anni dopo l’esperienza tedesca (1971) e 100 poesie dalla DDR, e lo induce a raccontare di un periodo cruciale, per un mondo spaccato della guerra fredda, per la enigmatica politica italiana, per Sanguineti, stesso, mai così poeta, mai così politico (“Torno in Italia e mi iscrivo a Pc”, ha detto a Palazzolo ).

Il fatto è che il giornalista riesce, con domande informate e abili, a far fronte al poeta e a tener testa al politico. E il documento che gli dobbiamo merita di entrare sia nelle biblioteche della politica italiana di quegli anni, sia nella biografia di un grande poeta italiano.


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