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PLATONE: ILLUMINISTA O TOTALITARIO?! Al di là dell’illuminismo e del platonismo per il popolo

PLATONE E NOI, OGGI. Una nota di Federico La Sala, seguita da un’intervista a Mario Vegetti di Antonio Gnoli e la risposta di Dario Antiseri.

mercoledì 6 maggio 2009
[...] il discendente di Codro e di Solone afferra
l’anima dell’Agorà, le regole (le categorie) dello scambio
e del dialogo, della discussione delle opinioni e
dell’esame delle merci, le forme-valori dei pensieri (idee)
e delle merci (valori di scambio) e la loro Misura,
la Forma-Valore del Bene-Denaro (l’equivalente generale),
e li riporta in cielo, sull’Acropoli, nelle mani del
Dio degli dei e delle dee: la bilancia è nelle mani del retto
filosofo, re e papa, che sa indicare con senno (...)

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> PLATONE E NOI, OGGI. --- Platone e la green-economy. Se gli antichi ci insegnano l’ecologia (e la finanza).

lunedì 1 luglio 2013

Platone e la green-economy. Se gli antichi ci insegnano l’ecologia (e la finanza)

di Alberto Magnani (Il Sole-24 Ore, 27 giugno 2013)

L’aneddoto non è notissimo. La Regina Elisabetta, a colloquio con i baroni della British Academy, chiede: come è possibile che la crema dell’accademia anglosassone non sia riuscita ad anticipare la crisi finanziaria? Come è possibile che chi pronosticava l’implosione della bolla dei mutui subprime venisse scaricato come un «visionario», quando i contraccolpi del leverage erano in agguato da anni? Il mea culpa dei professori recita così: «In summary, your majesty, the failure to foresee the crisis was a failure of the collective imagination to understand the riks of the system as whole». In sostanza, vostra altezza, il fallimento nella previsione della crisi era il fallimento della nostra immaginazione. Troppi numeri, poca filosofia. Certo, un passo della Repubblica di Platone non rimpiazzerà le analisi macroeconomiche. Ma pulisce gli occhi dall’ovvio. Con uno sguardo un po’ più in là, che è la prima risposta alle crisi di domani, dai mercati finanziari al cambiamento climatico.

Melissa Lane, politologa e classicista in cattedra alla Princeton University rispolvera l’immaginazione degli antichi per far volare la "scienza triste" nella direzione della sostenibilità. Lane parte dal fondatore dell’Accademia, e lo supera allargando la potenza d’urto dei suoi dialoghi dall’élite degli aristocratici della cultura alla società di massa. In «Eco-Republic - What the Ancients Can Teach Us about Ethics, Virtue, and Sustainable Living» (Princeton University Press, 2012), Lane ragiona sui concetti di inerzia, immaginazione e iniziativa, per la sfida a scatto immediato del cambiamento climatico.

L’inerzia come blocco mentale, pigrizia - ad esempio - degli imprenditori edili che ignorano le tecniche di costruzione a impatto zero perché «non credono sia possibile». Immaginazione come idealità imprenditoriale, coraggio metafisico (nel vero senso del termine: oltre la fisica, oltre quello che c’è) contro i tecnicismi dei modelli di rischio che per anni hanno escluso dai propri calcoli le urgenze dell’economia reale. Iniziativa come slancio nella realizzazione, riannonando le file tra i risparmiatori, i cittadini e un sistema che sta esaurendo le pile. Con la crisi delle risorse, dal petrolio all’acqua, che incalza e chiederà spiegazioni più tempestive di quelle della British Academy.

La "Repubblica verde" è la Repubblica del dialogo di Platone, con il filtro di più di 2000 mila anni di cambiamenti. E un realismo di base che azzera i rischi di "castelli in aria", alla peggior maniera della filosofia politica che istituisce modelli senza considerare i fatti. Sono i provvedimenti normativi a dover fare il primo passo: briglie alla finanza sregolata (la Tobin tax?), tasse sul carbonio per limitare e quantificare le emissioni, sgravi sulle tecnologie go-green.

Ma l’immaginazione psico-sociale resta il migliore e il primo dei complementi. Come nel caso dell’emergenza rifiuti a Nuova Delhi, quella che l’Economist ha ribattezzato la «pestilenza dei sacchetti di plastica»: un’epidemia di «plastic bag» che intasano le fognature e avvelenano il bestiame.

Basterebbe una rivoluzione minima per invertire la rotta. Ma l’inerzia mentale è così rigida che solo i salassi delle multe hanno sortito un - parziale - miglioramento: tra il pagare una multa e cambiare le proprie abitudini, in tanti preferiscono salvaguardare le proprie abitudini. La sostenibilità, dice la Lane, sta a metà tra scienza ed etica: non insegue il "bene" universale, ma impronta il comportamento in base a quello che è bene nelle necessità reali. Costruendo castelli reali, e impatto zero, sulla scia di Platone.


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