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LA "LETTERA" E LO "SPIRITO". SINODO DEI VESCOVI 2008 : ANNO DELLA PAROLA DI DIO. MA QUALE DIO : AMORE ("CHARITAS") O MAMMONA ("CARITAS") ?! Fatto sta che la prima enciclica di Papa Benedetto XVI è dedicata al dio Mammona ("Deus caritas est", 2006).

BIBBIA, INTERPRETAZIONE, E "LATINORUM" CATTOLICO-ROMANO. Contro lo Spirito evangelico ("charitas"), la Federazione biblica cattolica avalla il tradizionalissimo e menzognero magistero della "Deus caritas est" e della "Caritas in veritate" di Papa Ratzinger. Interventi di Vincenzo Paglia e Altri, ripresi dall’Osservatore Romano - a cura di Federico La Sala

"CHARISSIMI, NOLITE OMNI SPIRITUI CREDERE... DEUS CHARITAS EST"(1 Gv., 4.1-16)
mardi 25 août 2009 par Federico La Sala
[...] Benedetto XVI nell’omelia di chiusura del sinodo affermava : "Il luogo privilegiato in cui risuona la Parola di Dio, che edifica la Chiesa(...) è senza dubbio la liturgia. In essa appare che la Bibbia è il libro di un popolo e per un popolo ; un’eredità, un testamento consegnato a lettori, perché attualizzino nella loro vita la storia di salvezza testimoniata nello scritto(...) la Bibbia rimane un Libro vivo con il popolo, suo soggetto, che lo legge ; il popolo non sussiste senza il (...)

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> BIBBIA, INTERPRETAZIONE, E "LATINORUM" CATTOLICO-ROMANO. --- Settanta radici ebraiche del cristianesimo : "Septuaginta. La Bibbia di ebrei e cristiani" di Natalio Fernàndez Marcos (rec. di Massimo Giuliani). ,

samedi 9 octobre 2010

Settanta radici ebraiche del cristianesimo

Gli interrogativi aperti sulla composizione e la trasmissione della versione greca del testo biblico, che divenne l’Antico Testamento

di MASSIMO GIULIANI (Avvenire, 09.10.2010)

S i pensa e si dice spesso che e­brei e cristiani hanno in comu­ne il testo biblico (inteso come Antico Testamento), e che a divider­li sia l’interpretazione della figura di Gesù. Queste affermazioni sono so­lo parzialmente vere. All’inizio della loro storia i cristiani adottarono sì la Bibbia degli ebrei, ma già in una versione tradotta in greco. Adotta­rono quella che si suol chiamare la Settanta, in latino Septuaginta (LXX), una traduzione in greco della Torà, dei libri profetici e di altri testi sapienziali, ma aumentata di altri ’libri’ che non facevano parte del Tanakh o Bibbia ebraica e che non entrarono mai a far parte del cano­ne rabbinico, il quale si chiuse, per così dire, solo alla fine del I secolo d.C.

In sintesi, le due religioni, l’e­braica e la cristiana, fin dall’inizio si riferirono a due corpi scritturali non identici, diversi nella lingua e parzialmente nella composizione dei testi. La Septuaginta era certa­mente una Bibbia tradotta da ebrei per gli ebrei di Alessandria che non parlavano più ebraico bensì greco (tradotta precisamente da chi, è an­cora tema di discussione tra gli stu­diosi), ma con il declinare di quella comunità venne abbandonata pro­prio mentre, a poco a poco, diven­tava la Bibbia adottata dalla nuova religione, quella cristiana, e mentre il giudaismo rabbinico fissava il suo canone e la sua versione in ebraico tradizionale, ossia masoretico.

La storia di questo testo greco, di fatto la Bibbia più antica che si ’cono­sca’, e gli infiniti problemi della sua composizione, ricezione, trasmis­sione, nonché delle molteplici cor­rezioni che subì nei primi secoli dell’era cristiana, sono presentati o­ra in un volume di alta divulgazione scientifica, Septuaginta. La Bibbia di ebrei e cristiani, scritto da Natalio Fernàndez Marcos, uno dei massi­mi esperti della Settanta e delle ori­gini ebraiche del cristianesimo.

La pubblicazione riflette il crescente interesse che da una ventina d’anni si registra verso questa fonte auto­revolissima della cultura occidenta­le, senza la quale risultano incom­prensibili sia il Nuovo Testamento sia i Padri della Chiesa. Due esempi : dal 1995 il Dipartimento di Scienze Religiose dell’Università Cattolica promuove a scadenza biennale una giornata di studi dedicata alla Set­tanta (e ne pubblica gli atti nei suoi Annali, ora editi da Brepols), men­tre la prossima assemblea dell’Aisg (Associazione italiana per lo studio del giudaismo) ospiterà una sessio­ne di lavoro su tale testo e sull’im­patto che la scoperta dei rotoli del Mar Morto ha avuto sugli studi del­la Settanta.

L’introduzione di Fernàndez Marcos è sintetica ma ri­gorosa, e offre molti punti fermi in un ambito in cui a prevalere sono, tra mitologia e apologetica, i punti interrogativi. All’epoca di Gesù e di Paolo, ad essere plurale non era so­lo il cosiddetto ’medio giudaismo’ ma plurali erano anzitutto le sue Scritture, non ancora ben codificate né canonizzate, almeno fuori dalla terra di Israele. E il cristianesimo nascente, in tale pluralismo di giu­daismi e di testi sacri ebraici, seguì la strada tracciata dal giudaismo el­lenistico.

La conclusione dello stu­dioso spagnolo è condivisibile : nell’impossibilità di risalire al testo ebraico originario, che sta cioè alla base della traduzione detta dei Set­tanta, « si devono rispettare ambe­due le tradizioni, quella ebraica e quella greca, senza tentare di ridur­re o di adattare l’una all’altra ».

*

Natalio Fernàndez Marcos

SEPTUAGINTA. LA BIBBIA DI EBREI E CRISTIANI

Morcelliana. Pagine 108. Euro 12 ,00


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