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Giustizia

Borsellino, il giudice Michele Barillaro scrive a "la Voce di Fiore", che risponde e chiede

venerdì 31 luglio 2009 di Emiliano Morrone
Gentilissimo Sig. Morrone,
prendo atto di una nuova circostanza nella quale Lei cita il mio nome ed il mio punto di vista sulla strage di via d’Amelio. Mi sento dunque investito, dato il protrarsi di interpretazioni altrui del mio pensiero, di inviarle un piccolo chiarimento del tutto - mi creda - privo di polemiche nonostante la sua lettera a Salvatore Borsellino del marzo scorso ed il commento di quest’ultimo siano invece ricche di gratuite accuse infamanti nei miei confronti.
Non ci (...)

In risposta a:

> Borsellino, il giudice Michele Barillaro scrive a "la Voce di Fiore", che risponde e chiede

martedì 28 luglio 2009
Gentilissimo sig. Morrone, le rispondo immediatamente anche se, purtroppo, non posso farlo in maniera articolata come legittimamente lei stesso mi chiede. Le indagini in corso mi impongono infatti di non turbarne l’andamento su molti spunti di approfondimento da lei esattamente individuati riguardo al 19 luglio 1992. Sono un Magistrato. Vesto con Onore ed Orgoglio questa toga da 15 anni e sono il primo a vivere con l’ansia quotidiana di una Giustizia troppo spesso denegata, calpestata, irrisa da molti. ma continuo a svegliarmi ogni mattina con la gioia di correre in ufficio a svolgere il miol compito. Con quell’entusiasmo e quella libertÓ di cui Paolo Borsellino era il primo portatore e di cui oggi noi, non so quanto degnamente, ripercorriamo le tracce. La veritÓ e la giustizia riposano per˛ solo sulle prove, non sui sospetti. Dio voglia che i suoi (ed in parte anche miei) sospetti diventino un giorno prove e si trasformino in un processo. Vada a rileggersi il capitolo della mia sentenza sul papello (se vuole glielo mando io) e sulla trattativa: in fondo forse, quelle conclusioni sono ancora attuali e magari da lei stesso condivise. Non abbiamo trovato alcuna prova, alcun indizio di quanto tutti noi abbiamo sospettato ma chi non desiderava la morte di Borsellino in quel torrido luglio del ’92? A chi non faceva comunque comodo la sua scomparsa? PerchŔ non ’fregarsi’ le mani per la cancellazione dalla faccia della terra di un magistrato che aveva raccolto ben 52 voti all’elezione nientemeno che del Presidente della Repubblica? Queste domande non troveranno risposta egregio direttore - se non nel nostro cuore e nella nostra coscienza - come non troveranno risposta centinaia di altri interrogativi su infiniti disastri, stragi ed accadimento criminali che hanno trovato teatro nel nostro Paese. Accontentiamoci dunque, si fa per dire, della veritÓ processuale e del sacrificio di tanti magistrati che hanno profuso energie vitali per raggiungere un obiettivo che, oggi sarebbe ingiusto buttare al vento dopo tanto "onesto sudore" di tanti e, non ultimo, anche di chi le scrive. Con la massima cordialitÓ, MB

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