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USA. ORRIBILE TRAGEDIA NELLA MAGGIORE BASE MILITARE AMERICANA ...

IN TEXAS, UNA STRAGE NELLA BASE MILITARE DI FORT HOOD. UN MAGGIORE MEDICO HA UCCISO 12 MILITARI E NE HA FERITO MOLTI ALTRI. Il presidente Barack Obama ha definito "sconvolgente" quanto avvenuto

Il maggiore Nidal Malik Hasan, un medico specializzato in malattie mentali, ha agito da solo usando un’arma semi-automatica ed alcune pistole (...)
vendredi 6 novembre 2009 par Federico La Sala
[...] Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha definito "sconvolgente" quanto avvenuto oggi a Fort Hood. "Non si conoscono ancora i dettagli - ha detto Obama - sappiamo solo che c’é stata una sparatoria e che molti uomini in uniforme sono stati uccisi, e altri sono rimasti feriti. I miei pensieri vanno alle famiglie. E’ sconvolgente sapere che uomini e donne in uniforme muoiono in territori di guerra, ma è ancora più sconvolgente quando questo avviene in territorio americano" [...] (...)

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> IN TEXAS, UNA STRAGE NELLA BASE MILITARE DI FORT HOOD. --- Una nuova apocalisse in casa per l’America sempre più fragile. Lo psichiatra che ha ucciso preparava i soldati a morire (di Vittorio Zucconi).

vendredi 6 novembre 2009

L’apocalisse in casa

Lo psichiatra che ha ucciso preparava i soldati a morire

Li avrebbe dovuti curare, e programmare come diligenti soldatini di piombo da fondere nel crogiolo delle guerre fantasma del terzo millennio, l’ufficiale medico psichiatra, ma nessuno aveva pensato a curare lui, il medico, che ha ucciso i suoi pazienti futuri.

Una nuova apocalisse in casa per l’America sempre più fragile

di Vittorio Zucconi (la Repubblica, 6.11.2009)

Quei soldati che a migliaia tornano dalle guerre per « esportare la democrazia » avendo perduto per sempre, come lui, l’anima e la mente. Erano pronti e preparati a morire in Iraq o in Afghanistan, i suoi soldati, come quei cinquemila e 281 loro fratelli nelle uniformi delle forze armate americane che già sono tornati indietro nelle bare d’acciaio verniciato, non a essere abbattuti nella loro casa, nel forte più forte del Texas, Fort Hood, dove si sentivano invulnerabili e invincibili dentro i loro mezzi corazzati e sotto le insegne della Cavalleria, la più nobile delle armi. E da chi avrebbe dovuto convincerli e « strizzargli il cervello », come si dice nello slang americano di psichiatri e psicologi clinici.

E se non sappiamo davvero nulla dell’autore di questa Apocalisse « now and here », ora e qui, oltre il grado e la specializzazione medica, dell’ufficiale che ha aperto il fuoco sui propri soldati nel momento della loro promozione, alla vigilia della partenza per il fronte, oltre quel nome arabo che subito suscita pensieri sinistri, il maggiore Malik Nadai Hasan, nè dei suoi due complici arrestati, la domanda che da otto anni i comandi americani si pongono torna prepotente : fino a quando si può tendere l’elastico di un esercito formidabile, addestratissimo, armatissimo, motivatissimo, ma pur sempre fatto di essere umani ? Bastano lo psichiatra, il cappellano militare, i discorsi, le marcette, le parole di circostanza dette da ogni presidente e anche ieri sera da Barack Obama, per illudersi che l’elastico di una mente non si strappi mai ?

Sono ormai nove anni che in Afghanistan e sei in Iraq, più tempo di ogni altra guerra americana e vicinissimo all’orribile record del Vietnam, uomini e donne sono spremuti in combattimenti che non hanno altro che tunnel alla fine del tunnel, nonostante le solite promesse di tutti i generali e di tutti i governanti di tornare a casa per Natale, ma senza mai specificare « quale Natale ». Il maggiore psichiatra che ha guidato questo ammutinamento, che a chi conosce la storia della guerra ricorda gli ammutinamenti dei soldati francesi sulla Marna nelle ore più truci della Grande Guerra, sarebbe dovuto partire per l’Iraq nelle prossime ore e in lui l’elastico troppo teso è saltato. Che lo abbia spezzato il suo essere evidentemente di sangue arabo, sembra nato in Giordania, di fronte alla continua strage di arabi e di mussulmani nel nome della loro liberazione, che sia stata la umana paura di andare a saltare su una mina, a essere catturato e torturato e sgozzata da terroristi mussulmani decisi a punire nell’orrore il suo tradimento della « umma », della comunità islamica, ancora non sappiamo.

Si indaga sul suo passato, sulle possibile affinità ideologiche con i combattenti e i terrorirsti anti cristiani, sull’ipotesi di cellule maligne infiltrate nel corpo della US Army, che a Fort Hood ha una delle proprie fortezze più gigantesche. Quasi 50 mila soldati, panzer M1A1, trasporti corazzati e le insegne della divisione di cavalleria più gloriosa nella storia militare americana, la Prima Divisione. Quella che da sola, nel 1950, rallentò l’invasione dei nord coreani e salvò almeno la metà di quella penisola. E che i registi dei film di guerra, come Coppola in Apocalipse Now, amano raccontare come i più coraggiosi, i più matti, i più temerari, nel segno della testa di cavallo nero sul fondo giallo.

Ma questa volta, la cavalleria non è arrivata in tempo a salvare la cavalleria. Nessun generale, nessun colonnello, nessun camerata o collega si era accorto che qualcosa era saltato nell’anima di quel Giordano divenuto medico, psichiatra, americano, ufficiale e gentiluomo sotto il segno della nazione che lo aveva adottato, gli Stati Uniti e che la sua fosse semplice e comprensibile pazzia, o tentacolo di un complotto arrivato dentro il santuario dell’americanità e delle sue forze corazzate, il Texas e già questo è, in ogni caso, « orribile » come ha detto Obama. Addirittura, nella confusione della notte, qualcuno aveva dubitato che la facoltà di medicina e psichiatria dove lui si era laureato, a Bethesda, nei sobborghi di Washington, esistesse, come invece esiste, parte dell’ospedale della Marina. Questa è la materia per indagini, ispezioni e polemiche.

Quello che rimane di questa Apocalisse ora, e qui, non a diecimila chilometri, è il fatto di essere il settimo incidente, dall’invasione dell’Iraq, di soldati americani che sparano ad altri soldati americani, con ormai più di 40 caduti. Il settimo.

Situazione normale, dunque. All’Ovest, generale, niente di nuovo.


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