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EVANGELO, COSTITUZIONE .... E ABUSO DELLA PAROLA "CRISTIANI" E DELLA PAROLA "ITALIA".

L’ATTACCO A TETTAMANZI. LA CHIESA DI RATZINGER, "SPOSATASI" COL CAVALIERE, ORA SUBISCE LE "AVANCES" DELLA LEGA. Una nota di Massimo Franco - a cura di Federico La Sala.

La novità nell’attacco al cardinale Dionigi Tettamanzi, è che stavolta la Lega giustifica le accuse all’arcivescovo di Milano tentando di farsi scudo con il Papa.
jeudi 10 décembre 2009 par Federico La Sala
[...] Per il modo in cui avviene, fa sospettare che sia una
delle conseguenze non volute degli incontri del settembre scorso fra i vertici leghisti ed il presidente
della Cei, Angelo Bagnasco, e il segretario di Stato, Tarcisio Bertone. La Padania sta martellando
da settimane sull’identità cristiana del partito. Difende i temi cari alla Santa Sede a livello
parlamentare, come il testamento biologico. Si schiera con la Svizzera che ha votato contro i
minareti [...]
DON PAOLO FARINELLA, (...)

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> L’ATTACCO A TETTAMANZI. ---- « Perché ci sono ingiusti che non vogliono farsi giudicare ? ». È la domanda risuonata ieri, Domenica delle Palme, all’interno del Duomo di Milano. È l’arcivescovo della città, il cardinale Dionigi Tettamanzi che non si fa scrupolo di chiamare le cose con il loro nome (di Roberto Monteforte)..

lundi 18 avril 2011

« Solo gli ingiusti non vogliono essere giudicati »

di Roberto Monteforte (l’Unità, 18 aprile 2011)

« Perché ci sono ingiusti che non vogliono farsi giudicare ? ». È la domanda risuonata ieri, Domenica delle Palme, all’interno del Duomo di Milano. È l’arcivescovo della città, il cardinale Dionigi Tettamanzi che non si fa scrupolo di chiamare le cose con il loro nome. Chiede il coraggio della verità nei giorni che precedono e preparano alla Pasqua. Che le cose siano chiamate con il loro vero nome. Che non si sfuggano le responsabilità. Che non si cerchi « in modo subdolo, superbo e violento » di manipolare la verità.

Non fa nomi e neanche allusioni indirette, ma non serve. Le sue parole sono parse un richiamo a chi, come il premier Silvio Berlusconi, si ritiene al di sopra di ogni legge e di ogni codice morale e fa di tutto proprio per sfuggire al giudizio dei magistrati. Il porporato, che a breve lascerà la guida della diocesi più grande d’Europa, con mitezza ma determinazione mette a nudo egoismi e ipocrisia.

Partendo dal Vangelo di Giovanni che presenta Gesù come re « umile e mite, e insieme come il re che dona tutto se stesso per amore e che, proprio così, annuncia la pace » invita tutti a chiedersi come quel messaggio vada situato « nella nostra situazione storica ». Indica tre drammatiche emergenze : giustizia, guerra e immigrazione.

Ma le sue parole hanno di certo incontrato la sensibilità dei tanti milanesi che turbati dalla perdurante guerra aperta del premier ai magistrati, non hanno scordato i giudici che proprio a Milano hanno pagato con la vita la loro coerenza e integrità morale al servizio della giustizia.

Sono domande semplici e dirette quelle poste da Tettamanzi. « Perché ci sono uomini che fanno la guerra, ma non vogliono si definiscano come “guerra” le loro decisioni, le scelte e le azioni violente ? Perché molti agiscono con ingiustizia, ma non vogliono che la giustizia giudichi le loro azioni ? E ancora : perché tanti vivono arricchendosi sulle spalle dei paesi poveri, ma poi si rifiutano di accogliere coloro che fuggono dalla miseria e vengono da noi chiedendo di condividere un benessere costruito proprio sulla loro povertà ? ».

È con questa realtà, che rende « paradossali » i giorni che viviamo, che invita a fare i conti. Sollecita un coraggioso esame di coscienza su cosa « nel vissuto quotidiano » ispira « i nostri pensieri, i sentimenti, i gesti » : una domanda « di dominio superbo, subdolo, violento », oppure è « l’attenzione, disponibilità e servizio agli altri e al loro bene ? ». Occorre avere coraggio per ammetterlo e cambiare. « La vera potenza sta nell’umiltà, nel dono di sè, nello spirito di servizio » osserva.

Chissà se il premier Berlusconi, impegnatissimo a riproporre i valori cristiani nelle scuole pubbliche, è pronto ad ascoltare le parole del suo vescovo. O il « crociato » Bossi.


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