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KANT : L’INTERPRETAZIONE DEI "SOGNI" (1766) E L’USCITA DALLO STATO DI MINORITA’ (1784) DEL FARAONE-DIO

ESSERE GIUSTI CON KANT. La lezione di Michel Foucault e la sorpresa di Habermas. Alcune note di Federico La Sala

(...) In questa lezione incontriamo un altro Kant (...) Foucault scopre in Kant il contemporaneo che trasforma la filosofia esoterica in una critica del presente che replica alla provocazione del momento storico (...)
lundi 14 juin 2010
[...] Con Nietzsche (e contro Nietzsche), bisogna decidersi ad ammetterlo : il “cinese di Konigsberg” (con il suo “Io penso” e il suo “cielo stellato sopra di me” e il suo “Tu devi” e la sua “legge morale dentro di me”) abita il cuore del presente e che la sua strada (ben illuminata) porta a una“montagna” (“berg”), che è “la montagna del Re” (“Konigs-berg”) - della sovranità di (...)

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> ESSERE GIUSTI CON KANT. --- "La porta stretta. Diventare maggiorenni" di Umberto Curi (rec. di Francesca Rigotti)

dimanche 14 juin 2015

Diventare adulti

Obbedire o ribellarsi ?

di Francesca Rigotti (Il Sole-24 Ore - Domenica, 14.06.2015)

      • Umberto Curi, La porta stretta. Diventare maggiorenni , Bollati Boringhieri, Torino, pagg. 223, € 16,00.

Nel 1784 Immanuel Kant pubblicò un opuscolo dal titolo Was ist Aufklärung ? destinato a diventare il manifesto della ragione illuminata. È un’esortazione all’uso della propria intelligenza, un elogio del rischiaramento dei nuovi tempi, un inno al coraggio e all’azione. Tale « rischiaramento » coincide con l’uscita dalla autocolpevole minorità, che viene premiata col passaggio alla condizione di adulto caratterizzata da libertà, autonomia e indipendenza soprattutto economica.

Da questa particolare uscita prende le mosse Curi, nella sua personale e originale ricognizione del transito alla maggiorità quale processo mai concluso ma che si rinnova, si potrebbe dire, ogni giorno. Per assumere la nuova postura priva di sostegni e abbandonare il girello per bambini di cui parla Kant occorre « osare sapere », ovvero rapportarsi al padre. (Ben consapevole del carattere sessista del linguaggio, Curi lo demolisce subito chiarendo fin dalle primissime pagine che non terrà conto della distinzione di sesso).

Si esce dalla minorità disobbedendo al padre o uccidendolo, commettendo dunque parricidio, come farà Edipo, colui che risolve l’enigma dei piedi perché ha il piede nel nome. La nostra tradizione è ricca di eroi giovani che instaurano il nuovo ordine distruggendo il vecchio, e ricavano da questo atto la legittimità del pensare con la propria testa e agire di propria iniziativa. La faccenda sembra lineare, la soluzione univoca. Si uccide il padre e si eredita il regno, vedi, con le varianti del caso, Amleto, o il Prigaioniero de I Fratelli Karamazov.

Ma con Curi le cose non sono mai semplici e lineari e soprattutto non univoche, perché è proprio Curi che da tempo ci ripete che la condizione dell’essere umano è di essere uno e molti, di avere i tanti piedi di cui parla l’indovinello della Sfinge. E infatti, ecco che il passaggio alla maggiorità segue un altro modello, antitetico al primo : non la ribellione ma l’obbedienza al padre. L’obbedienza di Abramo, Gesù, Francesco d’Assisi, Giovanni della Croce. Obbedienze attive condotte in piedi guardando in faccia il padre con amore. Eppure nemmeno questa è la soluzione, dal momento che la porta di Curi rimane, per quanto stretta, sempre aperta. Anche davanti a chi a uscire dalla minorità non ci pensa nemmeno ; è il caso di Bartleby, lo scrivano del racconto di Melville, che alla proposta di modificare la sua banale mansione, risponde pacatamente : « Preferirei di no », affermando la sua libertà di non obbedire né uccidere.


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