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LEGGE DI STABILITA’. AL GOVERNO DELLA CHIESA UN PAPA CHE PREDICA CHE GESU’ E’ IL FIGLIO DEL DIO "MAMMONA" ("Deus caritas est") E AL GOVERNO DELL’ **ITALIA** UN PRESIDENTE DI UN PARTITO (che si camuffa da "Presidente della Repubblica") e canta "Forza Italia", con il suo "Popolo della libertà" (1994-2010).

LE SCUOLE CATTOLICHE E "LA DIZIONE CORRETTA", SECONDO IL MAGISTERO DEL "LATINORUM" VATICANO. Una nota di Gianmaria Pica - a cura di Federico La Sala

Il vero tesoro delle scuole cattoliche. Oltre 250 milioni trovati in finanziaria c’è un fiume di denaro che arriva da Comuni e Regioni
dimanche 14 novembre 2010 par Federico La Sala
[...] La legge 62 del 10 marzo 2000 recita che le scuole paritarie “svolgono servizio pubblico”, cioè quello che dovrebbero fare le scuole statali. E dov’è la differenza tra statali e paritarie ? Nei soldi. La scuola paritaria, rispetto a quella statale, è a pagamento, cioè può decidere di aumentare quanto vuole la retta d’iscrizione. A questa facoltà si aggiunge anche il contributo pubblico. Ma non è tutto [...]
IL SOGNO "INFANTILE", DEVASTANTE E GOLPISTA, DI "FORZA ITALIA" E (...)

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> LE SCUOLE CATTOLICHE E "LA DIZIONE CORRETTA", SECONDO IL MAGISTERO DEL "LATINORUM" VATICANO. --- Corte dei Conti Soldi alla Chiesa sotto accusa. “Chiesa e 8 per mille, troppi lati oscuri”. I vescovi accusati di scarsa trasparenza.

dimanche 30 novembre 2014

-  Corte dei Conti
-  Soldi alla Chiesa sotto accusa
-  “Chiesa e 8 per mille, troppi lati oscuri”
-  I vescovi accusati di scarsa trasparenza

-  Per la prima volta i giudici contabili contestano la ripartizione dei fondi ricavati dalle scelte dei contribuenti e criticano l’inerzia del governo

-  di Marco Lillo (il Fatto, 29.11.2014)

      • DA 30 ANNI L’8xMille è una quota d’imposta ricavata dall’Irpef, introdotta per legge nel 1985, in attuazione del Concordato del 1984

La Corte dei conti per la prima volta mette in stato di accusa il sistema dell’8 per mille. Le 109 pagine della relazione depositata il 19 novembre dovrebbero essere pubblicate sul sito del governo e diffuse in tv quando si fa la dichiarazione dei redditi. Probabilmente se fossero conosciute, cambierebbero le scelte di molti italiani. La delibera è scritta da Antonio Mezzera, un magistrato che già nel 2009 si era segnalato per una relazione coraggiosa, non a caso bloccata per mesi dai suoi capi, sul Mose di Venezia, ed è firmata dal dirigente del settore, Luciana Troccoli, e dal presidente aggiunto Giorgio Clemente.

Cosa scrivono i giudici contabili

I soldi concessi, mediante il meccanismo dell’8 per mille alla Chiesa cattolica e alle altre religioni sono troppi. “L’onere finanziario”, spara in apertura la Corte, “si comprende dalla comparazione con quanto assegnato al ministero dei Beni culturali e del Turismo, che, per il 2013 non ha raggiunto il miliardo e 700 milioni. Ciò significa che, negli ultimi anni la contribuzione alle confessioni religiose ha superato i due terzi delle risorse destinate per la conservazione del patrimonio artistico del Paese”.

La Corte mette sul banco degli imputati il sistema perché avvantaggia le confessioni religiose attribuendo loro anche la percentuale di gettito di chi non opta per nessuno (né Stato, né Chiesa né altre confessioni) in dichiarazione. “Grazie al meccanismo di attribuzione (previsto da una legge del 1985, ai tempi di Bettino Craxi, ndr) delle risorse dell’8 per mille” scrive la Corte, “i beneficiari ricevono più dalla quota non espressa che da quella optata godendo di un notevole fattore moltiplicativo”.

Per esempio, nel 2011 la Chiesa cattolica ha beneficiato dell’82,28 per cento nonostante solo il 37,93 dei contribuenti abbiano optato in suo favore. La somma totale a disposizione per il 2014 è davvero impressionante : un miliardo 278 milioni dei quali l’82,45 per cento va alla Chiesa cattolica : un miliardo e 54 milioni. Solo 170 milioni allo Stato, per le finalità speciali previste ma in gran parte disattese e le altre confessioni si devono accontentare (si fa per dire) di poco più di 52 milioni dei quali la fetta più grande (40,8 milioni) va alla Chiesa evangelica valdese.

L’impegno dello Stato a ridurre le erogazioni

Lo Stato si era impegnato a ridurre questo enorme fiume di denaro 18 anni fa. “Già nel 1996, la Parte governativa della Commissione paritetica Italia-Conferenza Episcopale Italiana incaricata delle verifiche triennali dichiarava che (...) ‘la quota dell’8 per mille si sta avvicinando a valori, superati i quali, potrebbe rendersi opportuna una proposta di revisione (...) dell’aliquota”. Nel 1996 la Chiesa percepiva ‘solo’ 491 milioni di euro. Meno della metà di oggi. “Tuttavia - scrive la Corte dei conti - negli anni seguenti, il tema non è stato più riproposto dalla parte governativa”.

L’Italia ha semplicemente rinunciato. Non a caso, nota la Corte dei conti, tutto viene fatto in gran segreto : “Manca trasparenza sulle erogazioni : sul sito web della Presidenza del Consiglio dei ministri, infatti, nella sezione dedicata, non vengono riportate le attribuzioni annuali alle confessioni, né la destinazione (...) Al contrario, la rilevanza degli importi e il diretto coinvolgimento dei cittadini imporrebbero un’ampia pubblicità e la messa a disposizione dell’archivio completo”. Renzi è avvertito : oggi stesso dovrebbe pubblicare il link al documento pdf (come faremo su ilfattoquotidia  no.it ) sulla home page del sito di Palazzo Chigi.

Soprattutto visto il momento di crisi : “In un contesto di generalizzata riduzione delle spese sociali a causa della congiuntura economica - scrivono i giudici - le contribuzioni a favore delle confessioni continuano, in controtendenza, a incrementarsi avendo, da tempo, ampiamente superato il miliardo di euro”.

Il modello spagnolo spiegato dai magistrati

La Corte spiega cosa accadrebbe se fosse eliminato il meccanismo della suddivisione della parte non optata dell’8 per mille, come in Spagna : “L’applicazione della normativa spagnola all’Italia comporterebbe per la fiscalità generale un risparmio annuo di 600 milioni di euro”. Ovviamente non bisogna dimenticare il ruolo sociale svolto nei fatti - anche grazie ai soldi dell’8 per mille - dalla Chiesa cattolica e dalle altre confessioni. Per esempio le Assemblee di Dio dichiarano di destinare più del 99 per cento a interventi caritativi. La Corte ricorda che solo il 23,22 per cento dei fondi dell’otto per mille della Chiesa cattolica sono andati nel 2012 verso interventi caritativi ; il 33,15 per cento al sostentamento dei ministri del culto, scopo iniziale della legge, mentre il 43,62 per cento delle somme sono destinate alle misteriose ‘esigenze di culto e pastorale’. La Corte riporta un passo della relazione del 2005 della Commissione paritetica Cei-Italia che, da parte italiana, ribadisce che la crescita della quota degli interventi caritativi “non appare ancora proporzionata all’aumento del flusso finanziario”.

Poi la Corte bacchetta lo Stato

Le somme attribuite dai contribuenti che decidono di devolvere all’Italia la loro quota di 8 per mille dovrebbero essere destinate a finalità come la lotta alla fame nel mondo, l’assistenza ai rifugiati, le calamità naturali e la conservazione dei beni culturali. Per la Corte però : “la quota destinata allo Stato è stata drasticamente ridotta e dirottata su finalità antitetiche rispetto alla volontà dei contribuenti, violando l’affidamento derivante dalla sottoscrizione sull’utilizzo della stessa”. Secondo la Corte “le distrazioni rappresentano oltre i due terzi delle somme assegnate”, In pratica lo Stato ha dirottato finora 1,8 miliardi in 24 anni.

Nel 2011 e nel 2012 la quota di intervento dello Stato è stata addirittura azzerata e nel 2013 portata alla ridicola somma di 404 mila euro destinati a 4 progetti per la lotta alla fame in Africa che non si sa se facciano più sorridere o piangere. I contribuenti che optano per lo Stato (invece che per la Chiesa) non sanno che spesso i loro soldi sono usati per risanare le chiese. “Non appare coerente con la ratio dell’istituto - scrive la Corte dei conti - l’accentuata propensione al finanziamento di opere di restauro di edifici di culto o di proprietà di confessioni”. Nel 2010, per esempio, il 48,8 per cento dei fondi dello Stato paria a ben 53 milioni sono andati al risanamento di beni culturali della Chiesa cattolica. Gli edifici dello Stato invece hanno attinto a questo capitolo di spesa solo per 51,8 milioni.

La Corte dei conti denuncia poi, anche per la parte dello Stato, “la ancora non soddisfacente quantità di risorse destinate agli interventi caritativi”. Più in generale “lo Stato - secondo la Corte dei conti - mostra disinteresse per la quota di propria competenza, cosa che ha determinato, nel corso del tempo, la drastica riduzione dei contribuenti a suo favore”.

Come correggere il sistema

Secondo i giudici “a ciò ha contribuito la totale assenza (negli oltre 20 anni di vigenza dell’istituto) di promozione delle iniziative, risultando lo Stato l’unico competitore che non sensibilizza l’opinione pubblica sulle proprie attività con campagne pubblicitarie”. Alla fine la Corte dei conti non si limita a presentare l’elenco delle doglianze ma propone anzi dispone i correttivi : “al fine di garantire la piena esecuzione della volontà di tutti, la decurtazione della quota dell’8 per mille di competenza statale va eliminata : è, infatti, contrario ai principi di lealtà e di buona fede che il patto con i contribuenti venga violato. Peraltro, sono penalizzati solo coloro che scelgono lo Stato e non gli optanti per le confessioni, le cui determinazioni, al contrario, non sono toccate, cosa incompatibile con il principio di uguaglianza”.


8x1000, opere di bene ma soprattutto televisione e spot

A chi finiscono i quattrini

Gli scontri tra prelati

di Carlo Tecce (il Fatto, 29.11.2014)

QUASI DIECI MILIONI SPESI SOLTANTO PER LA CAMPAGNA SULLE RETI MEDIASET. POI C’È IL CAPITOLO DEI GIORNALI E DALLA SATELLITARE TV2000 : EROGAZIONE IN CRESCITA

Quanto fa 8x1000 per la Chiesa cattolica ? Un miliardo e poco più di 55 milioni di euro. Il calcolo è trasparente, la ripartizione viziata dall’ultimo Concordato tra lo Stato italiano e il governo vaticano. Il resto è buio. Questa somma di denaro, che puntualmente il Tesoro versa ai vescovi italiani, proviene da 41.499.535 milioni dichiarazioni dei redditi. L’8per1000 è una donazione volontaria e obbligatoria : sì, un paradosso. Perché soltanto in 15 milioni hanno barrato la casella Chiesa cattolica quest’anno, ma un complesso meccanismo di moltiplicazione per legge, consente la distribuzione di oltre l’82% del ricavato totale (1,276 miliardi) alla Conferenza episcopale italiana.

Quel che avanza, viene diviso fra lo Stato e cinque organizzazioni religiose, Ebrei, Valdesi, Luterani, Avventisti e Assemblee di Dio. Il bonifico con in calce la firma italiana viene incassato da Cei e il miliardo poi viene gestito sul conto di Deutsche Bank che la Santa Sede ha intestato in Germania. Questioni di vincoli e controlli. A papa Francesco non sono sconosciute le disfunzioni dell’8x1000 e, pare, non siano mancate proteste dettagliate e invocazioni di intervento tramite documenti spediti presso la sua abitazione in Santa Marta.

A chi finiscono i quattrini

Ogni anno, a maggio, i vescovi italiani si riuniscono e approvano il bilancio Cei. Mentre dentro si consumano le consuete battaglie, all’esterno viene diffuso un frontespizio che, in maniera poco esaustiva come certifica la stessa Corte dei Conti, illustra le voci di spesa. Ci sono tre categorie onnicomprensive : 433 milioni di euro per le esigenze di culto e pastorale, 245 milioni gli interventi caritativi e 377 milioni per il sostentamento del clero. Nei rivoli di un abbondante miliardo di euro, però, si possono celare i flussi di denaro per giornali, propaganda, televisioni, seminari, convegni. Soltanto lo stanziamento per il “terzo mondo”, pari a 85 milioni di euro, né aumenta né diminuisce mai. Tutto è variabile. Tutto può significare opere di bene o niente. Tutto può contenere la costruzione di una casa di accoglienza per giovani madri emigrate, un campetto di calcio per l’oratorio oppure un grande parata per adunate di prelati e politici. Quando la somma viene stabilita e i moduli Irpef sono consegnati ai commercialisti, s’interrompono i video in tv che reclamizzano l’8x1000 con il ritornello “Chiedilo a loro”.

La musica suscita emozioni, le immagini attirano l’attenzione, si vedono suore o preti che arrancano in luoghi di dolore, bambini, malattie, disperazione. Come per la vendita di un prodotto tradizionale, la Cei si affida a martellanti campagne pubblicitarie, per un decennio ideate da Saatchi&Saatchi, una azienda che promuove le esplorazioni petrolifere di Eni, le macchine elettriche di Toyata o le cialde da caffé di Illy. Oggi viene coinvolta anche “Another Place”, le gigantografie di volti segnati dalla sofferenza sono a cura di questa brillante società. Perché sono davvero numerosi i “cantieri” aperti con l’8x1000 fra parrocchie, ristrutturazioni, beneficienza.

I canali per la pubblicità e i mezzi di comunicazione

In Italia la raccolta pubblicitaria è crollata negli ultimi anni, le concessionarie rimediano con sconti altissimi, ma la Cei è un investitore importante, perché garantisce almeno 10 milioni di euro. I dati ufficiali Nielsen, relativi al 2013, ci consentono di quantificare in 9,824 milioni la spesa su Mediaset & C. dei vescovi per convincere gli italiani a destinare l’8x1000 alla Chiesa italiana. In quattro anni, la Cei ha investito quasi 45 milioni di euro. Non vanno definiti sprechi, possiamo aggiungere con un po’ di ironia, perché, nota persino la Corte dei Conti, la presenza in tv della Conferenza episcopale ha oscurato lo Stato in questa competizione per l’8x1000.

Nel rendiconto stilato da Cei non c’è traccia dei contributi ai media di proprietà dei vescovi : il quotidiano Avvenire, il canale satellitare Tv2000, l’emittente Radio In Blu e l’agenzia di stampa Sir. Per rispettare le regole italiane, la Cei finanzia i suoi media attraverso due fondazioni : la “Santi Francesco e Caterina”, la prima in ordine di costituzione che porta i nomi dei patroni nazionali si occupa e preoccupa di Avvenire e Sir ; la “Comunicazione e Cultura” è depositaria del pacchetto di maggioranza di “Rete Blu”, la società che edita la radio e il giornale. A “Rete Blu”, la Cei ha conferito 37 milioni di euro per il 2013. Quest’anno l’erogazione potrebbe crescere, perché i vescovi pensano di poter consolidare la posizione di Tv2000, da qualche mese diretta da Paolo Ruffini, ex di Rai3 e di La7, e in fase di sperimentazione. Sarà una rete quasi “generalista”, per dirla con termini ormai desueti.

A parte questi 37 milioni per “Rete Blu”, ce ne sono di solito 15 per Avvenire e 7 per la Sir. Non è finita. Perché le iniziative dell’ufficio per la Comunicazione sociali, che riempie un calendario sempre denso di appuntamenti, sono molto dispendiose. I fondi per l’8x1000 servono anche a rifocillare l’ambizioso Ente per lo spettacolo. Per confrontare queste cifre qui esposte con i diretti protagonisti, il Fatto Quotidiano ha contattato i responsabili per i rapporti con i media dei Vescovi. Ci hanno cortesemente risposto senza commenti particolari. Gli scontri tra prelati

Il potere Cei è in capo a monsignor Angelo Bagnasco, che presiede la Conferenza episcopale da 7 anni, e fu indicato da Benedetto XVI. La sostituzione del segretario generale Mariano Crociata con Nunzio Galantino è soltanto il preludio all’uscita di Bagnasco. Le ultime assemblee hanno ospitato accese dispute tra i vescovi proprio sull’8x1000. I vescovi di Trento (Luigi Bressan), Como (Diego Coletti) e di Mantova (Roberto Busti) non tollerano l’eccessiva generosità con cui si sovvenziona il sistema di comunicazione. Il gruppo non è sempre coeso e le scelte non vengono prese tra implacabili entusiasmi. Qualunque siano le decisioni della Conferenza Episcopale, un po’ di informazione in più per i cittadini-paganti non guasterebbe. Non ci sono dogmi a rischio.


1929-1984

Dai Patti Lateranensi di Mussolini al Concordato di Bettino Craxi *

IN PRINCIPIO furono i Patti Lateranensi del 1929 voluti da Benito Mussolini, con cui - fra le altre cose - l’Italia s’impegnava a pagare lo “stipendio ai preti” (la cosiddetta “Congrua”). Il meccanismo fu poi aggiornato dal Concordato del 1984, premier Bettino Craxi, che inventò l’attuale meccanismo dell’8 per mille. Come dovrebbe funzionare. Volontariamente- cioè attraverso un atto formale durante la dichiarazione dei redditi - un pezzo del gettito Irpef del singolo contribuente (l’8 per mille appunto) viene devoluto alla Chiesa per il sostegno del clero.

L’accordo prevede pure che se il gettito è superiore agli impegni concordatari, l’aliquota venga rivista al ribasso. Alla bisogna esiste un’apposita commissione mista italo-vaticana, che però a giudicare dai curricula dei partecipanti sembra più vaticano-vaticana : nonostante, infatti, gli “stipendi” siano ormai all’ingrosso solo un terzo dei circa 900 milioni di gettito dell’8 per mille che finisce ai vescovi italiani, il tema di abbassare l’aliquota non è mai stato posto all’ordine del giorno.

L’escamotage. L’8 per mille si basa su un meccanismo discutibile : quel pezzo di Irpef, infatti, viene distribuito tutto, anche quello di chi non firma per alcuna confessione. In sostanza, il fondo da un miliardo totale viene ripartito “proporzionalmente sul totale delle scelte espresse”, che sono poco più del 40% dei contribuenti. Tradotto : negli ultimi anni la Chiesa cattolica col 37% circa delle “preferenze” si accaparra assai più dell’80% del malloppo. In soldi si traduce così : gli italiani avrebbero dato ai vescovi meno di 400 milioni, invece lo Stato gliene dà più del doppio. Se non è carità cristiana questa.

* il Fatto, 29.11.2014


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