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LA QUESTIONE MORALE, QUELLA VERA - EPOCALE. AL GOVERNO DELLA CHIESA UN PAPA CHE PREDICA CHE GESU’ E’ IL FIGLIO DEL DIO "MAMMONA" ("Deus caritas est") E AL GOVERNO DELL’ **ITALIA** UN PRESIDENTE DI UN PARTITO (che si camuffa da "Presidente della Repubblica") e canta "Forza Italia", con il suo "Popolo della libertà" (1994-2010)

"ERODE" E LE GERARCHIE CATTOLICO-ROMANE CONTRO CRISTO E "CONTRO CESARE. Cristianesimo e totalitarismo nell’epoca dei fascismi". Il lavoro di Emilio Gentile, recensito da Riccardo Chiaberge - a c. di Federico La Sala

(...) la lunga Storia di sottomissione del clero al regime fascista e le inquietanti analogie con l’Italia di oggi
sabato 25 dicembre 2010 di Federico La Sala
[...] Mi limito a osservare che a quei tempi, almeno, papi e vescovi avevano qualche fondato motivo per essere prudenti. Adesso che non rischiano di finire in un lager o di essere manganellati, recitano un Te Deum al giorno per il Cesare di Arcore, senza nemmeno aspettare il Tartaglia di turno che gli tiri il duomo in faccia. Viene da domandarsi cosa ci voglia ancora, perché i monsignori aprano finalmente gli occhi e la bocca. Magari che Cesare rottami la Costituzione e trasformi il (...)

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> "ERODE" E LE GERARCHIE CATTOLICO-ROMANE CONTRO CRISTO E "CONTRO CESARE. ---- La "Santa Alleanza" tra Putin e il Patriarca (di Nicola Lombardozzi).

lunedì 20 dicembre 2010

La "Santa Alleanza" tra Putin e il Patriarca

di Nicola Lombardozzi (la Repubblica, 20 dicembre 2010

Pare che la più entusiasta sia stata la signora Svetlana Medvedeva, first lady di Russia, che aveva presenziato a una messa propiziatoria del Patriarca Kirill in una chiesa di San Pietroburgo usata per anni come circolo degli ufficiali di Marina sovietici. E certamente il premier Vladimir Putin avrà baciato, come dice di fare ogni mattina, l’inseparabile crocefisso d’oro, dono della mamma, che indossa sempre sotto la camicia.

La grande promessa del premier e del tandem al potere è stata mantenuta: una legge, approvata dalla Duma con il solo no dei comunisti ha riconsegnato alla Chiesa Ortodossa l’immenso patrimonio sequestrato con violenza e senza scrupoli dal regime sovietico. Una speciale commissione sta già cominciando a occuparsi della restituzione dei beni. Si tratta di 1600 chiese ed edifici vari sparsi per il Paese e un tesoro ancora tutto da inventariare di oggetti sacri e icone custoditi nei più prestigiosi musei di Mosca e San Pietroburgo. Una vittoria storica per la Chiesa russa uscita dalla clandestinità appena vent’anni fa quando la decisione di Gorbaciov di restituire ai cittadini libertà di pensiero e di culto fece il giro del mondo e diede un ulteriore segnale della fine imminente dell’Urss.

Ma i giorni della festa e della commozione sincera di milioni di fedeli, delle lacrime versate durante la prima funzione nella cattedrale di San Basilio, sono lontani. La restituzione in un solo colpo di beni di enorme valore depredati nel corso degli anni ai fedeli di tutte le religioni crea inevitabilmente difficoltà tecniche, rivendicazioni e gelosie. E soprattutto, in un paese dominato per più di settant’anni dal laicismo di Stato, la brusca conversione del governo e dei suoi uomini più rappresentativi solleva polemiche e sospetti su una facile ricerca di consenso. O addirittura su una vera e propria santa alleanza con la Chiesa Ortodossa desiderosa di mantenere la supremazia ideologica e patrimoniale sulle altre Chiese.

Il caso più clamoroso è avvenuto nel territorio ex clave di Kaliningrad, l’ex Konigsberg patria di Kant, dove una donazione anticipata della locale amministrazione ha "restituito" agli ortodossi anche una chiesa cattolica tuttora sede della Filarmonica della città. Insieme alla protesta dei musicisti sfrattati si è levata ovviamente anche quella della minoranza cattolica guidata dai più anziani che ancora ricordano la brutalità dell ’esproprio e le messe clandestine celebrate di nascosto da coraggiosi sacerdoti braccati dagli agenti del kgb.

Più articolate, e non sempre limpide, le obiezioni tecniche. Quando nel 1922 nel pieno della carestia e della rivolta dei kulaki, Lenin ordinò di «espropriare i beni della Chiesa con la più brutale e selvaggia energia», monasteri, pii istituti e varie proprietà ecclesiastiche furono distrutti o riconvertiti. Molti divennero musei, altre ospedali, scuole, sale da concerto. "Riportarle alla loro destinazione originaria priverebbe lo Stato di strutture fondamentali e non immediatamente sostituibili", recita ad esempio un documento della Camera civile russa che si opponeva alla legge.

Ancora più forte la protesta dei direttori dei musei guidati dal responsabile dell’Ermitage di San Pietroburgo che si appellati a Medvedev nel vano tentativo di fermare il provvedimento. «Le collezioni dell’arte ecclesiastica russa raccolte nei musei rappresentano uno strato della cultura ortodossa che inevitabilmente perderà impatto frazionandosi nelle tante chiese di Russia», hanno scritto in una lettera aperta al Cremlino. E insinuano anche un altro dubbio: «Le chiese di Russia non sono in grado di preservare fragilissimi tesori d’arte che verrebbero destinati alla distruzione per inadeguatezza dei sistemi di conservazione e di restauro».

Niente da fare, la legge è già in vigore nonostante polemiche e mugugni. La svolta, voluta con forza da Vladimir Putin sembra ormai giunta al punto di non ritorno. E’ una svolta fatta di cose ma anche di simboli. Da tempo l’ex agente del Kgb che guida la Russia, ostenta sempre più una fede che per anni deve aver evidentemente tenuta segreta, facendosi sorprendere da troupe televisive ben informate, mentre prega in solitudine in qualche chiesetta di campagna. La sintonia di pensiero con il patriarca Kirill ha fatto il resto.

L’intervento di Putin ha fatto bocciare l’anno scorso l’abolizione della parola Dio nelle versione post sovietica dell’Inno nazionale. Sempre il premier si è battuto per il ritorno dell’ora di religione nelle scuole elementari, le modifiche alla costituzione per limitare i diritti delle comunità evangeliche tanto indigeste agli ortodossi. E adesso guarda con benevola condiscendenza alla proposta del Patriarca di chiedere che le leggi in discussione alla Duma vengano prima lette e commentate dalla Chiesa Ortodossa. Parere solo consultivo, ovviamente, ma che rappresenterebbe il passo decisivo verso il sogno nemmeno troppo nascosto del Patriarca: trasformare la sua Chiesa in una Chiesa di Stato.


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