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LA QUESTIONE MORALE, QUELLA VERA - EPOCALE. AL GOVERNO DELLA CHIESA UN PAPA CHE PREDICA CHE GESU’ E’ IL FIGLIO DEL DIO "MAMMONA" ("Deus caritas est") E AL GOVERNO DELL’ **ITALIA** UN PRESIDENTE DI UN PARTITO (che si camuffa da "Presidente della Repubblica") e canta "Forza Italia", con il suo "Popolo della libertà" (1994-2010)

"ERODE" E LE GERARCHIE CATTOLICO-ROMANE CONTRO CRISTO E "CONTRO CESARE. Cristianesimo e totalitarismo nell’epoca dei fascismi". Il lavoro di Emilio Gentile, recensito da Riccardo Chiaberge - a c. di Federico La Sala

(...) la lunga Storia di sottomissione del clero al regime fascista e le inquietanti analogie con l’Italia di oggi
sabato 25 dicembre 2010 di Federico La Sala
[...] Mi limito a osservare che a quei tempi, almeno, papi e vescovi avevano qualche fondato motivo per essere prudenti. Adesso che non rischiano di finire in un lager o di essere manganellati, recitano un Te Deum al giorno per il Cesare di Arcore, senza nemmeno aspettare il Tartaglia di turno che gli tiri il duomo in faccia. Viene da domandarsi cosa ci voglia ancora, perché i monsignori aprano finalmente gli occhi e la bocca. Magari che Cesare rottami la Costituzione e trasformi il (...)

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> "ERODE" E LE GERARCHIE CATTOLICO-ROMANE CONTRO CRISTO E "CONTRO CESARE. Cristianesimo e totalitarismo nell’epoca dei fascismi". ---- La Chiesa sotto l’albero di Cesare (di Franco Garelli)

sabato 29 gennaio 2011

La Chiesa sotto l’albero di Cesare

di Franco Garelli (La Stampa, 29 gennaio 2011)

«Con tutto ciò che da penne cattoliche è stato scritto contro il fascismo si riempirebbe a stento uno scaffaletto di libreria; con quanto è stato scritto nello stesso periodo contro il comunismo, una biblioteca». Questa frase di Jemolo, riferita al ventennio italiano dopo la Grande Guerra, ben illustra un paradosso del rapporto tra religione e totalitarismi nell’epoca dei fascismi.

Verso i regimi totalitari che in quel periodo conquistavano il potere in Europa, la posizione dei credenti e delle chiese cristiane è stata assai diversa. Di ferma e unanime condanna per il bolscevismo, per la sua furia di estirpare la religione dalla coscienza del popolo; di rapporti più alterni e ambivalenti verso il fascismo e il nazionalsocialismo. Questi ultimi, infatti, hanno spesso blandito la religione cristiana a fini politici, presentandosi a molti credenti come un baluardo contro quelli che le chiese di allora (la cattolica soprattutto) consideravano i veri nemici: da un lato appunto il comunismo sovietico, dall’altro la modernità liberale e la democrazia laica.

Proprio il problema della compatibilità tra totalitarismo e cristianesimo è l’oggetto dell’approfondita ricerca di Emilio Gentile, storico del fascismo e delle religioni della politica: il suo "Contro Cesare" ripercorre il dramma vissuto dalle coscienze cristiane nel conflitto tra il primato di Cristo e quello di Cesare, prima nella Russia sovietica e poi nell’Italia fascista e nella Germania di Hitler. I tre totalitarismi avevano in comune molti tratti, tra cui l’idea di una radicale trasformazione della società, un’interpretazione «religiosa» e sacra della politica (con tanto di simboli, riti, metafore, culto del capo), una nuova fede mitica nell’uomo e nella storia, l’elaborazione di credenze «per le quali milioni di persone erano pronte a soffrire e a morire»; e inoltre una leadership capace di mobilitare le masse e che sapeva di dover fare i conti con le chiese e le religioni per conquistare il popolo.

Per espandere il suo disegno, anche il bolscevismo fu all’ inizio duttile verso la chiesa ortodossa, consapevole che la religione è come un chiodo: se lo colpisci sulla testa non fa altro che conficcarsi più a fondo. Tuttavia, la politica rivoluzionaria divenne presto anticlericale, confiscando i beni della chiesa, privandola dei diritti giuridici, contrastando la resistenza del clero e del popolo credente con spietate repressioni; rimandando al mittente gli appelli lanciati dal Vaticano a sostegno dei fratelli ortodossi. Per contro, in Italia e in Germania, gran parte del clero e dei credenti non riconobbe la natura anticristiana del fascismo e del nazionalsocialismo, ritenendoli congruenti con gli interessi e gli scopi delle chiese cristiane. Così solo dopo un lungo periodo di appoggi e riconoscimenti, di patti e sostegni reciproci - ma anche di silenzi e conflitti - apparve evidente che i Cesari totalitari intendevano di fatto sopprimere le Chiese e sostituire la mistica del Vangelo con quelle della Razza, del Sangue, della Nazione, della Forza, della Guerra.

In quegli anni non mancarono - da parte del Papa e di prelati vaticani, come di alti esponenti delle chiese protestanti - forti denunce e condanne di principi del fascismo e del nazionalsocialismo che erano in aperto contrasto con la dottrina e l’etica cristiana, soprattutto il totalitarismo e il razzismo; anche se «non si giunse mai alla condanna integrale dei due regimi».

Solo una minoranza di credenti, sia di fede protestante che cattolica, avvertì da subito di essere di fronte alla barbarie, per cui combatté i due regimi senza tentennamenti e ambiguità, pagando di persona (con l’esilio, la persecuzione, la tortura, anche con la morte) la scelta antitotalitaria e l’idea che la libertà religiosa è la premessa e la condizione della libertà politica.

Il saggio di Emilio Gentile è importante anche perché ci ricorda che sovente la storia si ripete, e che molte vicende di oggi - pur assai meno drammatiche di quelle del periodo qui analizzato - hanno antiche radici. La prudenza è per la chiesa cattolica una virtù perenne, praticata anche nel ventennio fascista. Quando nel 1922 l’«uomo formidabile» (Mussolini) assunse il governo dello Stato italiano col consenso del sovrano, la Santa Sede salutò l’evento come «necessario» per il paese o come ilmale minore. A padre Gemelli, fondatore dell’Università Cattolica di Milano, che chiedeva come comportarsi verso il nuovo governo, Pio XI rispondeva: «Lodare no. Fare opposizione aperta non conviene, essendo molti gli interessi da tutelare. Occhi aperti».

In effetti l’albero del duce non fu avaro di doni per la chiesa del tempo, appagando desideri e rivendicazioni frustrati per molti decenni dai governi liberali, anticlericali e massonici: introducendo l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole elementari, parificando le scuole cattoliche alle pubbliche, facendo esporre il crocifisso nelle aule scolastiche, istituendo la figura dei cappellani nei corpi «militari», dando più risorse economiche al clero e alle opere della religione, difendendo la moralità pubblica e la sacralità del matrimonio, sino a risolvere la questione romana e giungere alla Conciliazione tra lo Stato italiano e la Chiesa di Roma.

Scambi come questi ricorrono nel corso della storia, offrendo alla chiesa un ruolo di rilievo nella società a difesa e promozione degli interessi e dei valori religiosi, anche se a lungo andare possono invischiarla in un rapporto ambiguo col potere politico che ne condiziona la missione profetica.


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