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L’ITALIA HA PERSO LA TESTA !!! IN ITALIA L’UNICO LEGITTIMO PRESIDENTE DEGNO DI GRIDARE "FORZA ITALIA" E’ IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA. Chi lo ha fatto e continua a farlo "ISTITUZIONALMENTE" è solo un mentitore e un golpista !!!

IN ITALIA, PASSATO OGNI LIMITE ! UN GRIDO DI ALLARME : "QUI E’ A RISCHIO LA NOSTRA LIBERTA’ E IL NOSTRO FUTURO". Un editoriale di Giovanni Sarubbi, direttore di "Il Dialogo" - a c. di Federico La Sala

Invitiamo tutti a mettere alle proprie finestre le bandiere della pace o lenzuoli bianchi, in segno di lutto e di pericolo per la democrazia del nostro paese (...) Che la mobilitazione sia massima. Non è più tempo di scherzare o di buttare la cosa in satira.
mercredi 9 février 2011 par Federico La Sala
[...] PM (pubblico ministero), colui che accusa i delinquenti e li manda sotto processo, è diventato sinonimo di delinquente e nemico pubblico da combattere mentre il Tribunale dei Ministri è diventato un luogo dove i reati non sono più tali. Questo è, in estrema sintesi, il contenuto della campagna mediatica che viene ripetuta ossessivamente da tutti i mass-media [...]
Per di più ci troviamo di fronte ad un partito, quello del PDL che non nasconde affatto la sua vocazione dittatoriale e (...)

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> IN ITALIA, PASSATO OGNI LIMITE ! --- IRRICEVIBILE. L’aggettivo « irricevibile » con cui Napolitano ha respinto al mittente il decreto (di Ida Dominijanni - Strappi e sorrisi).

dimanche 6 février 2011

Strappi e mimose

di Ida Dominijanni (il manifesto, 05.02.2011)

Per quanto tecnica sia la formula, l’aggettivo « irricevibile » con cui Napolitano ha respinto al mittente e rinviato alle camere il decreto sul federalismo ha un suono ben più forte dello strappo procedurale cui si riferisce. Irricevibile è un governo che disprezza il parlamento e prescinde dal Quirinale, irricevibile è una maggioranza di nominati arroccata nel bunker del suo padrone, irricevibile è un capo di governo che usa sistematicamente la scena internazionale per denigrare « la Repubblica giudiziaria commissariata dalle procure », irricevibile è lo stesso capo di governo che su quella stessa scena difende, unico in Occidente, lo zio - anch’esso di sua nomina - della propria favorita, irricevibile è una prassi istituzionale fondata per metodo e sistema sullo scontro fra i poteri dello Stato. Se ne contano almeno nove al calor bianco, in tre anni, fra Palazzo Chigi e il Quirinale, su questioni di procedura e di merito. È un segno, e non l’ultimo, che la situazione è da tempo oltre il livello di guardia.

Perché allora, con le pinze, si tiene ancora ? Perché in campo c’è una sola strategia riconoscibile, nei suoi tratti devastati e devastanti : quella di un raìs in pieno delirio di onnipotenza (« sono l’unico soggetto universale a essere tanto attaccato », ha detto di sé ieri testualmente il premier) e deciso a resistere, resistere, resistere a tutti costi, nessuno escluso. Senza limiti, perché non ne conosce. Senza vergogna, perché non ne ha. Senza tema di smentite, perché la sua capacità di scambiare il vero col falso è segno non più di manipolazione bensì di negazione della realtà. Intorno a questa maschera, solo una corte di figuranti asserviti che finiscono col restituirle lo scettro anche quando potrebbero sfilarglielo, alla Bossi o alla Maroni per capirci. Dall’altra parte, una strategia felpata, una ricerca di alleanze senza selezione e senza seduzione, una promessa di liberazione senza desiderio. Il risultato è una paralisi che si alimenta di una lacerazione al giorno, una rivelazione all’ora, uno scandalo al minuto, senza che la tela si strappi davvero e mentre chiunque non faccia parte dello zoccolo duro del raìs si chiede : com’è possibile ?

È possibile, perché c’è un fantasma lì dietro la scena, che nessuno vuole davvero vedere. Berlusconi lo rimuove, i suoi avversari lo scansano in attesa della foto del peccato o della prova del reato, e tutti quanti pensano di parlare, ancora, di « politica » (federalismo, fisco e quant’altro), come se, per citare Gustavo Zagrebelsky, le notti di Arcore non fossero la notte della Repubblica. Lo sappiamo, i numeri in parlamento sono quelli che sono. Ma la democrazia parlamentare non esclude altre forme dell’azione politica, e non domanda nemmeno che si resti in parlamento a recitare una farsa. Una società stremata da vent’anni di berlusconismo merita qualcosa di più della promessa di una parodia del Cln. O di una raccolta di firme offerta l’8 marzo come un mazzo di mimose dal segretario del Pd « alle nostre donne ». Non siamo di nessuno, non amiamo le mimose né tantomeno, per citare stavolta Luisa Muraro, chi conta di usarci come truppe ausiliarie di una politica inefficacace.


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