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FILOLOGIA E CRITICA. "Gianni Rodari (le cui proposte sono certo suggestive) promuoveva, ma prevalentemente per il primo ciclo scolastico, la trasformazione dell’ insegnamento in gioco, la vittoria della fiaba sulla razionalità e sulla storia" (Cesare Segre, La didattica « facile » che ha cancellato la capacità di studiare, Corsera 25 febbraio 2011).

DANTE VINCE ! CESARE SEGRE RICONOSCE LA VITTORIA DELLA « FIABA » SULLA STORIA : UNA « COMMEDIA » TANTI COMMENTI. Una sua nota - a cura di Federico La Sala

Quella dei commenti alla Commedia di Dante è una delle più importanti imprese culturali dei primi secoli della nostra letteratura.
mardi 22 mars 2011 par Federico La Sala
[...] Nessun testo s’impose mai con tanta autorità, e nessuno ha mai avuto un corredo d’interpretazioni così ampio. I commentatori moderni di Dante sono ben consapevoli che il tesoro di annotazioni e interpretazioni costituito dall’insieme dei commenti antichi è la base fondamentale per qualunque ulteriore ricerca. E chiunque prenda in mano un commento moderno, trova ad ogni momento un richiamo a Graziolo de’ Bambaglioli o a Benvenuto da Imola, a Iacomo della Lana o all’Ottimo [...] (...)

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> DANTE VINCE ! --- La sua nuova fortuna legata alle letture pubbliche. Così lontano così vicino Un enigma chiamato Dante (di Giulio Ferroni)

mercredi 27 avril 2011

La sua nuova fortuna legata alle letture pubbliche. Di Benigni, ma non solamente Innovatore e reazionario È il suo mix, per noi oggi misterioso. Ora arrivano i Meridiani

-  Così lontano così vicino Un enigma chiamato Dante

-  A scuola è una presenza sempre più remota. In piazza trionfa con le letture di Benigni (e non solo).
-  Ed ecco arrivare a compimento il poderoso lavoro dei Meridiani, l’opera omnia col massimo dei commentarii

di Giulio Ferroni (l’Unità, 27.04.2011)

Davvero singolare è il modo in cui si è andata definendo negli ultimi anni la presenza di Dante nel nostro paese, nell’universo linguistico che egli con potenza eccezionale ha contribuito a fondare : per certi versi la sua opera si è sempre più allontanata, con una riduzione ed emarginazione nella scuola e nella diffusa coscienza culturale, per altri versi essa si è riproposta in vivissima attualità attraverso letture pubbliche e performance appassionate (e non solo da parte di Benigni). E con tanta tempestiva attualità si può ripetere oggi l’attacco dell’invettiva del VI canto del Purgatorio, che proprio Benigni ha recitato qualche giorno fa a Torino all’inaugurazione di Biennale Democrazia (« Ahi, serva Italia, di dolore ostello », con quel che segue).

Lontanissimo o attualissimo, Dante dà luogo comunque a una vastissima serie di studi in tutto il mondo, che toccano non soltanto la Commedia, ma anche le opere cosiddette « minori », di cui sempre più si riconosce il legame inscindibile col capolavoro : in un percorso umano e letterario segnato da un moto ascensionale, vigorosamente proteso verso un esito assoluto.

Formidabile punto d’arrivo di tanti studi e ricerche degli ultimi decenni è ora il Meridiano con l’edizione delle Opere diretta da Marco Santagata, di cui è appena apparso il primo volume (pp. CCXLVIII+1690), che contiene tre opere più esplicitamente « letterarie », cioè Rime, Vita nova e De vulgari eloquentia, curate con ampie introduzioni e fittissima annotazione (le cui dimensioni possono anche sgomentare il lettore non predisposto) rispettivamente da Claudio Giunta, da Gugliemo Gorni (grande critico e filologo recentemente scomparso) e da Mirko Tavoni.

L’introduzione di Santagata sul perno delle opere « minori » ruota verso un’interpretazione generale dell’opera dantesca, che segue proprio la coerenza e la fulminea densità del percorso che conduce dalla prima apparizione di Beatrice nella Vita nova (è la grafia definita da Gorni nell’edizione Einaudi del 1996, i cui materiali vengono qui in gran parte riproposti, con un testo molto diverso da quelli della « classica » edizione critica di Michele Barbi, che recava la grafia Vita nuova) alla visione di Dio alla fine della Commedia.

Non a caso il primo capitolo dell’introduzione s’intitola Sistematicità e coerenza, mentre gli altri chiamano in causa La componente intellettuale, Varietà e sperimentalismo, Il fuoco del sistema : Santagata collega l’inesauribile « tendere in avanti » di Dante alla costruzione di un’autobiografia disposta sotto il segno dell’eccezionalità, proiettata in una immagine mitica di sé e rivolta verso un orizzonte profetico. Tante marche tracciate dalle opere precedenti, tanti diretti riferimenti di Dante alle proprie vicende personali, tante rivendicazioni di autenticità, inviterebbero « a leggere l’intera Commedia come concepita da un autore che si sente profeta ».

Dante profeta viene ad azzerare « la differenza tra realtà e finzione », ponendosi come arci-personaggio, capace di riassumere e moltiplicare in sé tutte le modalità possibili dell’essere personaggio ; e nel grande poema definisce un nuovo tipo di rapporto con il pubblico, rivolgendosi non più (come in parte accadeva nelle opere precedenti) ad un « pubblico già selezionato in precedenza (i poeti d’amore, gli studiosi, i nobili appassionati di poemi e romanzi cavallereschi, i devoti), ma a tutti ».

Il suo impegno sperimentale, la sua apertura all’« innovazione » (che agisce sia sul piano della lingua che su quello dell’invenzione) appaiono comunque a Santagata in netto contrasto con l’approdo politico-sociale della Commedia, rivolto ad una vera e propria « controrivoluzione », con un progetto di ritorno ad una « nobiltà » originaria, in opposizione al contemporaneo « dinamismo sociale », da lui visto come « degenerazione dei costumi » : la Commedia si troverebbe a « mettere una cultura nuova, una lingua nuova, un nuovo modo di percepire e rappresentare la realtà al servizio della tradizione », consumando una paradossale vendetta contro la « modernità » rappresentata da Firenze, la patria che aveva condannato l’autore all’esilio. È ovvio che questo Dante reazionario socialmente e rivoluzionario letterariamente non permette facili identificazioni per il lettore contemporaneo : e i saggi introduttivi alle tre opere qui raccolte sembrano variamente confermare questo suo arretrare in lontananza.

Così fa l’introduzione alle Rime di Claudio Giunta, con acuta attenzione al vario sviluppo, fino al mondo contemporaneo, della lirica e delle concezioni dell’amore : vi si mostra da una parte l’originalità con cui la lirica dantesca, a differenza dei precedenti antichi e medievali, ha conquistato lo spazio dell’intimità ; ma dall’altra, guardando al presente, vi si suggerisce un distacco dalla sopravvalutazione, da Dante prolungatasi fino a noi, dell’amore come segno supremo dell’umano destino (amore-agape) e spinta verso l’assoluto (che oggi finalmente ci troveremmo a poter sostituire con la semplice gioia dell’eros).

Certo questi e gli altri ricchissimi dati interpretativi che il volume propone meriterebbero di essere a lungo considerati e discussi : essi susciteranno ampia attenzione e discussione nel mondo degli studi danteschi, anche perché questo Meridiano sembra ambire a porsi come un modello « definitivo » di commento ai vari testi.

Si attende un secondo volume, dedicato al Convivio e un terzo, con le altre opere latine e un poemetto dalla controversa identificazione, il Fiore (la cui paternità dantesca è ora negata con ben misurate e convincenti ragioni da un rigoroso saggio di Pasquale Stoppelli, Dante e la paternità del “Fiore”, Salerno editrice, €.14,00).

Resta il fatto che opere capitali come questo Meridiano, nell’atto stesso in cui portano un contributo imprescindibile agli studi e penetrano anche con nuovi elementi dentro le più sfuggenti pieghe dei testi danteschi, vengono a farceli sentire un po’ più lontani, in una sorta di gelida impenetrabilità. Ma questa è forse la condizione attuale della filologia e della storiografia letteraria.


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