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Lettera aperta al Presidente della Repubblica dei “ragazzi di Barbiana” (Francesco Gesualdi, Adele Corradi, Nevio Santini, Fabio Fabbiani, Guido Carotti, Mileno Fabbiani, Nello Baglioni, Franco Buti, Silvano Salimbeni, Enrico Zagli, Edoardo Martinelli, Aldo Bozzolini)

DON MILANI E GRAMSCI : UN APPELLO CONTRO LA TRASFORMAZIONE "MOLECOLARE" DELLA REPUBBLICA. Lettera dei "ragazzi di Barbiana" al Presidente della Repubblica e una riflessione dalle "Lettere dal carcere" di Antonio Gramsci - a cura di Federico La Sala

(...) ci rivolgiamo a lei, che è il custode supremo della Costituzione e della dignità del nostro paese, per chiederle di dire in un suo messaggio, come la Costituzione le consente, chiare parole di condanna per lo stato di fatto che si è venuto a creare (....)
jeudi 21 avril 2011 par Federico La Sala
[...] Quando l’istituzione principe della rappresentanza popolare si trasforma in ufficio a difesa del Presidente del Consiglio siamo già molto avanti nel processo di decomposizione della democrazia e tutti abbiamo l’obbligo di fare qualcosa per arrestarne l’avanzata. Come cittadini che possono esercitare solo il potere del voto, sentiamo di non poter fare molto di più che gridare il nostro sdegno ogni volta che assistiamo a uno strappo. Per questo ci rivolgiamo a lei, che è il custode (...)

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> DON MILANI E GRAMSCI : UN APPELLO CONTRO LA TRASFORMAZIONE "MOLECOLARE" DELLA REPUBBLICA. -- Quella buona educazione (anche fisica) che ci serve (di Mauro Berruto).

mercredi 8 août 2018

Quella buona educazione (anche fisica) che ci serve

di Mauro Berruto (Avvenire, mercoledì 8 agosto 2018)

Agosto del 1918, esattamente cento anni fa. Mancano pochi mesi alla fine della Prima Guerra mondiale e l’Italia sta uscendo dalla spirale di un conflitto feroce. Le cicatrici, la rabbia, il dolore, il risentimento dominano il Paese. Antonio Gramsci, che tre anni più tardi sarebbe stato fra i fondatori del Partito comunista italiano, pubblica sul giornale torinese L’ordine nuovo un articolo, poi inserito in un volume intitolato Scritti sotto la Mole.

È una riflessione sullo sport e sul modo di intendere, da parte degli italiani, quel fenomeno. Il pezzo, che ha un vero e proprio senso didascalico, si intitola Il calcio e lo scopone”. È un’analisi sociologica molto seria che, riletta cento anni dopo, fa ancora pensare.

Gramsci descrive la partita di calcio come l’emblema della democrazia, perché si disputa a cielo aperto e sotto gli occhi del pubblico. « Ci sono movimento, gara, lotta, ma regolate da una legge non scritta che si chiama lealtà che viene continuamente ricordata dalla presenza dell’arbitro ». Insomma, l’agone è definito da regole certe che permettono di distinguere e apprezzare i calciatori grazie alle loro capacità.

Di tutt’altro spirito, sostiene Gramsci, è impregnata la cultura dello scopone : « Una partita allo scopone : clausura, fumo, luce artificiale. Urla, pugni sul tavolo e spesso sulla faccia dell’avversario o del complice. Lavorio perverso del cervello. Diffidenza reciproca. Diplomazia segreta. Carte segnate. Strategia delle gambe e della punta dei piedi. Una legge ? Dov’è la legge che bisogna rispettare ? Essa varia di luogo in luogo, ha diverse tradizioni, è occasione continua di contestazione e litigi“. Per Gramsci « lo sport suscita anche in politica il concetto di “gioco leale” », mentre la cultura dello scopone è l’espressione più retrograda e anti-progressista della società : « Lo scopone è la forma di sport della società economicamente arretrata, politicamente e spiritualmente, dove la forma di convivenza civile è caratterizzata dal confidente di polizia, dal questurino in borghese, dalla lettera anonima, dal culto dell’incompetenza, dal carrierismo (con relativi favori e grazie del deputato) ».

Che sia specchio o struttura della nostra società civile, il nostro modo di intendere lo sport è oggi molto vicino al nostro atteggiamento verso le istituzioni, verso tutte le forme di convivenza o tolleranza a cui siamo chiamati.

Sono passati cent’anni dalle suggestioni di Gramsci e, ahimè, lo sport, compreso quel calcio un po’ idealizzato, ha spostato le sue dinamiche verso quelle dello scopone che, peraltro, non si gioca quasi più e ha, a sua volta, lasciato il passo a partite da bar che si giocano con quelle stesse “carte segnate” (oggi si chiamano fake news), diffidenza, contestazioni, urla e pugni sul tavolo. Quelle partite le “giochiamo” sui temi dell’immigrazione, sul diritto di asilo, sull’opportunità dei vaccini, sul diritto al lavoro e diventano territorio di fazioni, di tifo da stadio, di ultrà che parteggiano per una o per l’altra squadra senza nessun tipo di competenza o di riferimento a regole certe, tantomeno ad arbitri riconosciuti e rispettati come tali. Sono passati cent’anni, il calcio non è più quello idealizzato e suggerito come esperienza civile da Gramsci. Le non-regole dello scopone sono diventate la forma del nostro confronto politico e civile. O incivile, forse.

Certo lo sport non è un paradiso di virtù, ma uno sport capace di recuperare il senso di quelle origini sarebbe uno strumento capace di rendere più civili le strutture della nostra vita associata che, tuttavia, è la lente che ci fa leggere anche lo sport secondo i propri parametri. Un cortocircuito da disinnescare, insomma. Come ?

C’è un’unica soluzione che richiede tempo e investimenti : la scuola. Il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, insegnante di educazione fisica ed ex allenatore di basket, lo aveva dichiarato al suo insediamento : avrebbe voluto finalmente portare lo sport in modo strutturale nella Scuola Primaria.
-  Purtroppo il ministro Bussetti e i suoi ottimi programmi sembrano travolti dalle dichiarazioni di alcuni suoi colleghi su porti da chiudere, troppi vaccini o legge Mancino da rivedere, e quella voce che sembrava davvero di “cambiamento” in meglio, non la sentiamo più, neanche in lontananza. Ministro Bussetti, certo sta lavorando, ma ci dia certezze, che qui tira un’aria pesante : ci stiamo imbruttendo come squallidi giocatori di scopone di inizio secolo. Abbiamo bisogno di un po’ di educazione. Anche fisica.


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