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ACQUA, FUOCO ! IL REFERENDUM DEL 12 E 13 GIUGNO 2011 E IL LEGAME TRA CHIESA E SOCIETA’ IN ITALIA, OGGI : RITROVATA E RIPRESA LA MEMORIA DELLA LEGGE, DEL FUOCO, E DELL’ACQUA DELL’ALLEANZA ...

L’ALLEANZA ! UN’ESPLOSIONE D’AMORE - LA PENTECOSTE, "LA DONAZIONE DI PIETRO", E IL CATTOLICESIMO ROMANO. Una riflessione di Jacques Noyer, con una nota di Federico La Sala

(...) Si potrebbe credere che l’esplosione d’Amore che è la Pentecoste sia da moltissimo tempo diventata inoffensiva. Lungo la storia, però, degli uomini e delle donne hanno buttato all’aria le tradizioni e le ovvietà per disegnare con le loro parole e con i loro gesti quel Regno di Dio che continua a rimbombare nelle profondità della nostra umanità.
mercredi 15 juin 2011 par Federico La Sala
[...] Si capirebbe con difficoltà l’estensione rapida del cristianesimo, nel bacino mediterraneo e oltre se si riducesse la Pentecoste alla nascita di una piccola setta religiosa nuova. Non è una nuova religione che nasce quel giorno, è una umanità nuova dove si aboliscono le frontiere, e con esse le gerarchie, i privilegi, le nazioni e le religioni. Non è vecchia del suo passato, ma giovane della sua promessa. Ricomincia con ogni aurora. Ricomincia con ogni bambino. Ricomincia con ogni (...)

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> ACQUA, FUOCO, LEGGE DELL’ALLEANZA ! UN’ESPLOSIONE D’AMORE ---- IL CORAGGIO DI DIRE : PADRE NOSTRO ! (di Jacques Noyer)

mardi 28 février 2012

Gesù è Figlio di Dio ?

di Jacques Noyer, vescovo emerito di Amiens

in “www.temoignagechretien.fr” del 26 febbraio 2012 (traduzione : www.finesettimana.org)

Dopo aver sentito una delle mie prediche, un amico mi diceva, con un sorriso canzonatorio : “Lo ammetta ! Ario aveva ragione !” Voleva dire che il Gesù che io predicavo, profeta di un amore universale, riconciliatore dell’umanità, non aveva bisogno di essere Dio per essere interessante. Dietro la stabilità della posizione cattolica tradizionale, la fede reale dei nostri contemporanei è più fluttuante. Si trovano dei buoni cristiani che dicono che la figura di Cristo per loro è sufficiente e che non provano il bisogno di risalire fino a Dio. Il dibattito che si è aperto tra Frédéric Lenoir e Bernard Sesboué testimonia questa esitazione.

L’osservazione di quell’ascoltatore mi ha fatto male. Rifiuto con tutta la mia fede di ridurre Gesù ad un semplice profeta. E il rimprovero di arianesimo mi ferirebbe nel più profondo della mia fede.

Eppure è vero che anch’io esito ad usare l’espressione “figlio di Dio”. Non perché significherebbe troppo, ma perché non significa abbastanza ! Evoca una relazione non sufficientemente stretta, che lascia spazio ai due termini. Il figlio di Dio non è necessariamente Dio, come neanche il figlio del Re è necessariamente Re. Invece, parlando del Padre, il Figlio si situa in una relazione di comunione che li distingue e li unisce. Il Padre e il Figlio, nella relazione dello Spirito d’amore, sono insieme Dio. Dio è un gioco di relazioni, un Essere condiviso tra più persone. Perché parlare del Figlio di Dio, dato che non si parla del Padre di Dio ? Gesù, che ama parlare di sé come Figlio dell’Uomo, non si presenta mai come Figlio di Dio.

E questo Figlio, è Gesù di Nazareth, un uomo tra gli uomini. La sua saggezza, la sua audacia, la sua bontà, la sua misericordia sono quelle di un uomo. Lo si è potuto seguire e ci si può ancora interessare di lui mettendo sotto silenzio le sue confidenze mistiche. Ma se ho con lui una relazione diversa da quella che ho con tanti filosofi, è che con lui intravedo la possibilità di risolvere una volta per tutte l’angoscia di vivere sotto lo sguardo di un “Altro” sconosciuto. Con Socrate, abbiamo trovato in ognuno di noi quella luce che ci fa uscire dal nostro isolamento e che si chiama Ragione. Con Gesù, siamo riconciliati con il Mistero dell’Esistenza che ci opprime.

Dovremmo forse avere l’audacia di dire che ci siamo liberati di Dio. Quella parola ha da sempre designato, al singolare come al plurale, una presenza sconosciuta che ci limita, che gioca con la nostra esistenza, che ci giudica dall’alto, che ha sempre l’ultima parola e che pretende sottomissione e adorazione. Ma se la nostra sorgente è un amore paterno che ci vuole autonomi, liberi, creatori a sua immagine. Se è un Padre e non un Giudice o un Capo, la nostra vita si trova trasformata nel profondo : non siamo più sottomessi, ma complici, non siamo più servi, ma eredi. Lui non si aspetta da noi null’altro che amore.

Gesù è l’uomo nel quale gli uomini si sentono chiamati ad uscire dal timore di Dio per entrare nell’Amore del Padre, ad uscire dal consenso alla Legge Universale per entrare nell’audacia della Creatività. La piccola Giulia potrebbe forse dirci che un presidente non è più un presidente se è il suo papà ! In ogni caso, mi sembra che un Dio che è nostro Padre, cessi un po’ di essere Dio !

Osiamo dire : Padre Nostro !


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