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UOMO, NATURA, E FESTIVAL FILOSOFIA. Come la filosofia (e la teologia) senza grazia (gr.: "charis") e senza grazie (gr.: "charites") perde la testa e ricade nel sacco o, che è lo stesso, è incapace di salvare non solo capra cavolo lupo ma anche se stessa

NATURA E INTELLIGENZA ASTUTA: UN’UMANITA’ SENZA GRAZIA. Una sollecitazione a pensare (non dal Festival di Filosofia ma) dal mondo di Esopo e di Fedro - a c. di Federico La Sala

Il contadino oramai disperava di dissuadere il lupo dal mangiarlo e quindi di salvarsi quando, d’improvviso, vide arrivare una volpe e, confidando nella sua astuzia, le fece un cenno (...)
giovedì 15 settembre 2011 di Federico La Sala
FIABA, COSTITUZIONE, E SOCIETA’.
L’ASTUZIA DEL LUPO E I SETTE CAPRETTI. "APRITE, APRITE": SONO IL VOSTRO "PAPI"!!!

Il lupo e il contadino [che con l’aiuto della volpe ridiventa un animale cacciatore, come il lupo e peggio del lupo]*
Un lupo supplicò un contadino di nasconderlo ma, quando il pericolo fu passato, saltò fuori e volle mangiarsi il suo salvatore. «Non è giusto che tu mangi chi ti ha aiutato!» esclamò il contadino, ma (...)

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> NATURA E INTELLIGENZA ASTUTA: UN’UMANITA’ SENZA GRAZIA. - Il mito di Procuste, quando ‘chi fa meglio di me deve essere eliminato’ (di Alba Subrizio).

martedì 19 febbraio 2019

Antichi Ritorni

Il mito di Procuste, quando ‘chi fa meglio di me deve essere eliminato’

Dalla leggenda del brigante greco alla Sindrome che ne porta il nome

di Alba Subrizio (Il Mattino di Foggia, 17/02/2019)

Quando chi è inferiore non solo è invidioso ma si adopera per ‘bloccare’ chi vorrebbe far meglio

Viviamo in un mondo fortemente (forse eccessivamente) competitivo e questo è un dato di fatto. Talvolta la competizione e le delusioni che ne derivano ci aiutano a superare noi stessi e i nostri limiti per fare meglio, per capire cosa aveva l’altro per essere riuscito a superarci: da un fallimento può scaturire una crescita; dagli altri si impara. In alcune persone, tuttavia, la ‘crescita’ è bloccata da un’invidia insana, da una competizione ‘negativa’ che non si limita a covare rancore verso chi fa meglio ma addirittura vuole a tutti i costi boicottarlo.
-  L’imperativo categorico sembra essere: “dato che io non ci arrivo/non lo so fare, non lo devi fare neanche tu, altrimenti si evince la mia incompetenza”.

Insomma dobbiamo essere tutti uguali, cosicché nessuno possa emergere sull’altro. In psicologia questo atteggiamento mentale, che può sfociare nella patologia vera e propria, è detto Sindrome di Procuste. Perché? Chi era Procuste? Ancora una volta i miti antichi avevano provato a dare una risposta ad alcuni atteggiamenti ‘anormali’ dell’uomo secoli prima della nascita della psicanalisi; ecco che allora si narra del mito di Procuste, o meglio Procruste, che in greco vuol dire “lo stiratore”. Questi era un abile brigante che viveva sulla strada tra Eleusi e Atene, qui catturava chiunque fosse di passaggio; i malcapitati venivano torturati per poi essere uccisi sul cosiddetto “letto di Procruste”.

Si narra, infatti, che il bandito ponesse gli uomini su un particolare letto da lui ideato, se risultavano più alti, gli amputava gli arti, se erano più ‘corti’ del letto, li batteva con un’incudine fino a rompergli le ossa e ‘stirarli’ (da qui il macabro soprannome). Tra le vittime che catturò ci fu anche Teseo (proprio quello che uccise il Minotauro) che però riuscì a fuggire ponendo fine alla vita di Procruste. Già gli antichi utilizzavano questa narrazione per spiegare l’atteggiamento di chi vede nel prossimo (chiunque!) un ostacolo/minaccia alla propria felicità, un ‘nemico’ da abbattere sempre e comunque, poiché chiunque è diverso da lui potrebbe essere migliore e, dunque, arrecargli danno.

Procuste è divenuto nella moderna concezione l’emblema della persona inferiore che non vuole cercare di migliorare, bensì desidera unicamente che siano gli altri a non essere superiori a lui; in virtù di ciò si adopera affinché questo non succeda sia attraverso una violenza psicologica (mobbing sul posto di lavoro, diffusione di dicerie e racconti per metterlo in cattiva luce agli occhi degli altri, ingiurie di vario tipo) sia, nei casi peggiori, attraverso una violenza fisica, volta a reprimere la persona che lo fa ‘stare male’. Inutile dire che tutto ciò non serve, dal momento che il malessere è interiore (dovuto a un sentimento di scarsa o eccessiva autostima, egocentrismo e/o frustrazione), quindi anche se ci si libera della persona giudicata ‘scomoda’ (magari facendola licenziare/allontanare) ci sarà sempre qualcuno che farà star male il ’Procuste’ di turno, che pertanto sentirà nuovamente il bisogno di calpestare e denigrare il prossimo. E voi, siete mai stati vittima di qualche Procuste?

      • Alba Subrizio

Biografia: «E quel giorno che ha potere solo sul mio corpo e su null’altro, ponga pure fine, quando vorrà, alla mia vita. Con la miglior parte di me volerò eterno al di sopra degli astri e il mio nome non si potrà cancellare, fin dove arriva il potere di Roma sui popoli soggiogati, là gli uomini mi leggeranno, e per tutti i secoli vivrò della mia fama...». -Così Publio Ovidio Nasone conclude il suo capolavoro “Le Metamorfosi”; sulla scia del grande Sulmonese. E, allora, eccomi qui a raccontarvi di miti, eziologie e pratiche del mondo antico... che fanno bene anche oggi.


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