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CHIESA E NUOVI MEDIA. Con l’hashtag Pontifex l’omelia diventa un tweet ..

TWITTER : MEGAFONIA E MEGALOMANIA VATICANA. Tweet, dopo tweet, un pontificato alla fine. Note di Teresa Numerico e Alessandro Oppes

La Santa Sede vuole usare Twitter come un megafono per diffondere la fede e divulgare il proprio messaggio, ma non (o almeno non direttamente) come uno strumento di ascolto di quello che altre personalitÓ religiose e politiche, o anche persone comuni hanno da dire.
mercredi 12 décembre 2012 par Federico La Sala
LA TEOLOGIA DEL "LATINORUM" DELLA CHIESA CATTOLICO-ROMANA DI BENEDETTO XVI. CON QUESTO "LOGO" VINCERAI : DIO "LA ROBA" E’ ("Deus caritas est", 2006) !!! Una breve nota sulla catastrofe "unitaria" del Vaticano e dell’Italia

Aspettando @pontifex. Chiesa e nuovi media
di Teresa Numerico (l’UnitÓ, 4 dicembre 2012)
Anche Benedetto XVI cede al fascino dei social network. dal 12 dicembre prossimo, il giorno della festa della Madonna di (...)

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> TWITTER : MEGAFONIA E MEGALOMANIA VATICANA. --- Preti in tilt tra presepi e tesi assurde (di Luca Kocci)

jeudi 27 décembre 2012

Preti in tilt tra presepi e tesi assurde

di Luca Kocci (il manifesto, 27 dicembre 2012)

L’asino, il bue, gli immancabili pastori, e poi Pol Pot, Stalin, Margherita Hack e Vito Mancuso : sono i personaggi del presepio contro il « fanatismo laicista » allestito in chiesa da don Gianfranco Rolfi, parroco di San Felice in Piazza, a Firenze. In alto, quasi una stella cometa, una grande scritta : « Schiacciate l’infame ». « ╚ una frase di Voltaire contro la Chiesa », spiega il prete, e anche noi « dobbiamo prepararci ad essere schiacciati, umiliati e offesi » da quelli « che dominano la cultura, l’economia, la finanza ».

Ma pare che da « schiacciare » siano in realtÓ coloro che appaiono nelle fotografie attorno al cartello : Stalin, Pol Pot e Hitler (nel confuso collage manca Mussolini, ma forse l’omissione non Ŕ casuale). E soprattutto i vivi : il giornalista Corrado Augias, l’astrofisica Margherita Hack, il matematico Piergiorgio Odifreddi - massimi rappresentanti del relativismo e del materialismo ateo, secondo il parroco - ma anche il teologo laico Vito Mancuso, « discepolo » del cardinal Martini, colpevole forse di non essere sufficientemente clericale.

« Sono contenta che non ci sia pi¨ l’Inquisizione, non mi sarebbe piaciuto finire arrostita come Giordano Bruno », commenta Margherita Hack. Il parroco avrÓ realizzato il presepio « sotto gli effetti dell’alcol benedetto », ironizza Odifreddi. Nessuna presa di posizione da parte dell’arcivescovo di Firenze, il cardinal Giuseppe Betori, solo un laconico « mi sento pi¨ vicino ai presepi classici che alle rivisitazioni attualizzanti che rischiano di corrispondere pi¨ alla nostra sensibilitÓ che all’evento in sÚ ».

Di tutt’altro segno il presepio allestito da un altro parroco toscano, don Armando Zappolini, nella chiesa di Perignano, nel pisano. Protagonista Ŕ l’Ilva di Taranto, « bene privato, male comune ». Pezzi di ferro compaiono nel tradizionale paesaggio della scena della nativitÓ, quasi fosse il piazzale della fabbrica di acciaio ; e poi una maschera antigas risalente alla seconda guerra mondiale. « A Cristo Ŕ toccata la croce, a noi l’Ilva », si legge su un cartello. « Non Ŕ contro Dio solo chi bestemmia o si dichiara ateo, ma soprattutto chi si professa cristiano e poi inquina l’aria che respiriamo », spiega don Zappolini, che Ŕ anche presidente del Coordinamento nazionale delle comunitÓ di accoglienza e da anni usa il presepio per denunciare le emergenze sociali, dagli sbarchi dei clandestini alla tratta delle donne.

Lo scorso Natale il Ges¨ del presepio di don Zappolini - che raccoglieva le firme per la legge di iniziativa popolare per la cittadinanza ai neonati stranieri nati in Italia - era un « bambino nato in Italia nella notte fra il 24 e il 25 dicembre da genitori palestinesi senza documenti di soggiorno che non potrÓ diventare cittadino italiano ». Si infuriarono i neofascisti di Forza nuova, che invocarono l’intervento del vescovo. Quest’anno pare che nessuno abbia protestato.

Non ha realizzato un presepio ma evidentemente Ŕ stato solleticato dal protagonismo e dalla maggiore partecipazione che ci sarebbe stata in parrocchia per le feste natalizie don Piero Corsi, parroco di San Terenzo, a Lerici, che ha affisso in bacheca un manifesto in cui addossa alle donne le responsabilitÓ delle violenze che loro stesse subiscono.

« Quante volte vediamo ragazze e signore mature circolare per la strada in vestiti provocanti e succinti ? », era scritto nel volantino che riproduceva un commento apparso su PontifexRoma (piccolo blog dell’integralismo cattolico radicale) a proposito del « femminicidio », che in realtÓ sarebbe « un’assurda leggenda nera messa in giro da femministe senza scrupoli ». Alcune donne « provocano gli istinti peggiori - continua il volantino - e se poi si arriva anche alla violenza o all’abuso sessuale (lo ribadiamo : roba da mascalzoni), facciano un sano esame di coscienza : forse questo ce lo siamo cercate anche noi ? ». E per chiarire meglio il concetto, ad un cronista del Gr1 che lo intervistava, don Corsi chiede : « Quando lei vede una donna nuda, quali reazioni prova ? O forse Ŕ un frocio anche lei ? ».

Durissime le reazioni da parte delle associazioni delle donne e di Telefono Rosa, e manifesto rimosso ieri, per ordine del vescovo, che del resto dovrebbe ben conoscere le iniziative del suo parroco : ad ottobre, nella stessa bacheca, aveva affisso delle vignette anti-islamiche.


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