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"PER LA CRITICA DELL’ECONOMIA POLITICA" DELLA RAGIONE ATEA E DEVOTA ...

VICO E MARX CONTRO LA PRASSI (ATEA E DEVOTA) DELLA CARITÀ POMPOSA. Alcune note su un testo del Muratori - di Federico La Sala

IMPERATIVO ASSOLUTO, CATEGORICO (di Kant, non di Eichmann !) : "rovesciare tutti i rapporti nei quali l’essere umano è un essere degradato, assoggettato, abbandonato, spregevole" (K. Marx)
mercredi 15 mai 2013
STORIA E STORIOGRAFIA. Nel 1723, a Napoli, Giambattista Vico già lavora alacremente alla "Scienza Nuova" ; per lui, è più che chiaro : "charus" e "charitas" derivano etimologicamente dai termini greci "charìeis" e "charis", e il significato inequivocabile dell’uno è di "grazioso", "amabile", e dell’altro "grazia", "amore di Dio". Nel 1723, a Modena, Ludovico Antonio Muratori , pubblica il "Trattato della carità cristiana,in quanto essa è l’amore del prossimo" : un’opera volta sostenere sul (...)

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> VICO E MARX CONTRO LA PRASSI (ATEA E DEVOTA) DELLA CARITÀ POMPOSA. -- In memoria di "Lorenzo Valla e Baruch Spinoza, Ernest Renan e Ulrich Wilamowitz-Möllendorff, Gaston Paris e Paul Meyer, Eduard Koschwitz e Joseph Bédier, Ernst Robert Curtius e Erich Auerbach, Cesare Segre e Edward Said".

jeudi 25 octobre 2018

La filologia al servizio delle nazioni. Storia, crisi e prospettive della filologia romanza

di Stefano Rapisarda *

« Se un giorno la filologia morisse, la critica morirebbe con lei, la barbarie rinascerebbe, la credulità sarebbe di nuovo padrona del mondo ». Così Ernest Renan ne "L’avenir de la science" (1890) tesseva un altissimo elogio della filologia, una delle scienze regine del XIX secolo.

Oggi, al tempo delle fake news e della post-verità, quelle parole ci ricordano che la filologia può essere ancora argine alla barbarie. E ci ricordano che la filologia, quella con aggettivi e quella senza, è intrinsecamente politica. Non è utile o interessante in sé : lo è quando è schierata, militante, "calda", quando tocca interessi, quando serve interessi. Quando è "al servizio" di un Principe o di un partito o di uno Stato o di una visione del mondo.

Ci ricordano insomma che la filologia è anche politica, come sapevano Lorenzo Valla e Baruch Spinoza, Ernest Renan e Ulrich Wilamowitz-Möllendorff, Gaston Paris e Paul Meyer, Eduard Koschwitz e Joseph Bédier, Ernst Robert Curtius e Erich Auerbach, Cesare Segre e Edward Said.

Eppure la filologia, con o senza aggettivi, oggi sa di polvere e di noia. Ciò sollecita varie domande : perché questa antica "scienza del testo" si è ridotta al margine della cultura di oggi ? Può tornare al centro dei bisogni intellettuali dell’uomo contemporaneo ? Quale tipo di filologia può ancora servire il mondo e servire al mondo ?

*

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