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DONNE : IL CORAGGIO DI PRENDERE LA PAROLA - di Susanna Cernotti e Eleonora Cirant

“Né puttane né madonne, siamo donne”. Una storia mai archiviata.
samedi 17 juin 2006 par Federico La Sala
[...] Ma come faremo mai noi donne a prendere parola pubblica se non abbiamo il coraggio di prenderla neppure in camera da letto ? [...]
DEMOCRAZIA : ABBI IL CORAGGIO DI PRENDERE LA PAROLA E DI PARLARE DA CITTADINO SOVRANO - DA CITTADINA SOVRANA.
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DONNE, UOMINI E VIOLENZA : "Parliamo di FEMMINICIDIO". L’importanza della lezione dei "PROMESSI SPOSI"

LE REGOLE PER DIVENTARE BRAVE (E (...)

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> LE REGOLE PER DIVENTARE BRAVE (E INFELICI) RAGAZZE .... Catechismo e testi edificanti per indirizzare la mente delle lettrici « credule e sciocche » (di Nicoletta Bazzano)

mercredi 12 septembre 2012

Catechismo e testi edificanti per indirizzare la mente delle lettrici « credule e sciocche »

di Nicoletta Bazzano (il manifesto, 12 settembre 2012)

L’estate che sta per concludersi non sarà ricordata negli annali dell’effimero per il tradizionale tormentone canoro. Semmai per le centocinquanta Sfumature - di grigio, di nero e di rosso - ripartite in tre voluminosi tomi rigorosamente destinati al pubblico femminile. In verità, sia le opinioniste sia le lettrici « comuni » del romanzo porno-soft di E. L. James dichiarano spesso di trovare la scrittura sciatta e le situazioni inverosimili quando non ridicole. Ma tant’è... Ad attirare in questo polpettone più o meno erotico sembra essere soprattutto la possibilità di leggerlo senza incorrere in qualche tipo di riprovazione sociale e la libertà di intrattenersi ludicamente con un libro. Si tratta di un momento importante nella lunga storia della lettura femminile, anche se può apparire triste che esso si consumi dinanzi a pagine di dubbia qualità.

Ad apprezzarne, comunque, la portata aiuta il bel saggio di Xenia von Tippelskirch Sotto controllo. Letture femminili in Italia nella prima età moderna (Viella, pp. 301, euro 28) : una galleria di vividi ritratti di donne del passato intente alla lettura. Non è però la storia della graduale emancipazione femminile, quella che la studiosa, tramite puntuali ricerche archivistiche, racconta ; semmai quella di un controllo sociale e religioso sempre più stringente man mano che dall’età umanistica e rinascimentale ci si addentra nella stagione della Controriforma.

Impossibile, infatti, in pieno Cinquecento, dopo l’invenzione della stampa a caratteri mobili e il moltiplicarsi nelle città italiane di imprese editoriali, impedire a chicchessia di venire a contatto con testi stampati. Semplicemente passeggiando per le strade ci si può imbattere facilmente in una miriade di occasioni che invitano alla lettura. Sui banchi di librai e stampatori, si trovano in bella mostra i più diversi volumi : « istorie » e poemi, ma anche almanacchi, lunari, ricettari o semplici fogli volanti, « avvisi », pasquinate... Nascosti, poi, spesso, ci sono quei libri che parroci e religiosi, seguendo le indicazioni della Congregazione dell’Indice, condannano perché traviano la mente di quanti li leggono con il loro contenuto eretico o superstizioso.

Agli occhi della Chiesa cattolica, decisa, dopo la frattura con l’Europa protestante, a plasmare una società obbediente ai propri dettami, è un materiale pericoloso : i « semplici », fra cui le donne ritenute per natura « credule e sciocche », possono esserne facilmente sedotti. Non potendo impedire i contatti con i testi scritti, lentamente, e non senza difficoltà, fra Cinque e Seicento, si dispiega una strategia per il controllo dei lettori e soprattutto delle lettrici cui sono destinati libri che ne devono plasmare mente e comportamenti. Si proibisce, si punisce, si indirizza. E in quest’ultima operazione si profondono sforzi poderosi, in grado di dare risultati anche su un periodo più lungo.

Cattolica è l’istruzione che si riceve nell’infanzia, nelle scuole di dottrina cristiana, diffuse in tutto il Nord Italia, o dalle insegnanti private che lavorano in grandi centri urbani come Venezia e Roma : si impara a compitare sul catechismo, alternando magari la lettura con i lavori femminili, non con la scrittura che è spesso interdetta alle donne. Destinatarie dell’insegnamento sono le gentildonne destinate a dar buona prova di sé nella « civil conversazione » di palazzo, ma anche le popolane pronte a una vita di fatiche.

Nell’età adulta le letture edificanti servono a mantenere viva la fede e a confortare lo spirito. I confessori consigliano di riservare loro momenti privilegiati, insieme alle amiche ma anche nel segreto della propria casa, prima dei pasti o del sonno. E così anche negli ambienti cattolici - così come in quelli protestanti dove la lettura è parte integrante della pratica religiosa - il libro diviene fondamentale per l’esercizio della devozione. Per questo le pagine divengono il medium attraverso il quale si prescrive il comportamento della « lettrice ideale ».

Massimo esempio è dato dalla Vergine Maria, che viene descritta nei testi devoti del tempo « lavorando come è da credere, con le sue mani, di sante cose ragionando, orando, salmeggiando, & nella lettion delle sacre lettere occupata (...) leggendo le prophetie » : iconografia dell’Annunziata, tradizionalmente ritratta con un libro in mano al momento dell’apparizione dell’angelo. Accanto a lei, molti testi cinquecenteschi propongono a modello alle lettrici persone realmente vissute, donne nelle quali rispecchiarsi e delle quali emulare i comportamenti virtuosi.

Inutile dire che gli esempi altro non sono che creazioni letterarie cui viene data la parvenza della verosimiglianza perché i precetti giungano con maggiore efficacia a destinazione. Impossibile, poi, dire come le donne cui sono indirizzati reagiscano, magari con una lettura individuale che cerchi di allentare la pressione di divieti e controlli. Non se ne hanno che fragili indizi. Di certo l’idea di una necessaria tutela da esercitare nei confronti delle lettrici non si esaurisce nei secoli successivi. Allo stesso modo lunga vita ha l’idea che il libro, più di ogni altra cosa, debba offrire esempi di comportamento. Si crede, infatti, che la natura stessa della presentazione letteraria a menti poco raffinate come quelle femminili induca all’imitazione. Pertanto, per molto tempo, sulla scorta dell’esempio controriformista, si continuerà a controllare la lettura delle signore, cercando di distoglierne lo sguardo dai libri « pericolosi », in grado di influenzarne negativamente i comportamenti pubblici e privati.

Dovrà giungere il liberatorio Novecento perché società e Chiesa accettino che le donne possano avere senso critico. E che si possano leggere le Sfumature senza che ciò significhi condividerne l’immagine femminile. Le donne pensano - giustamente - di essere più intelligenti di un brutto libro estivo.


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