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LA CHIESA DEL SILENZIO E DEL "LATINORUM". Il teologo Ratzinger scrive da papa l’enciclica "Deus caritas est" (2006) e, ancora oggi, nessuno - nemmeno papa Francesco - ne sollecita la correzione del titolo. Che lapsus!!! O, meglio, che progetto!!!

sabato 17 agosto 2019
Caro BENEDETTO XVI ...
Corra, corra ai ripari (... invece di pensare ai soldi)! Faccia come insegna CONFUCIO: provveda a RETTIFICARE I NOMI. L’Eu-angélo dell’AMORE (“charitas”) è diventato il Van-gélo del ’caro (prezzo)’ e della preziosi-tà (“caritas”), e la Parola (“Logos”) è diventato il (...)

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> LA CHIESA DEL SILENZIO E DEL "LATINORUM". --- Visita alla Sinagoga: Camus, Pio XII e il linguaggio “chiaro” (di Franck Nouchi).

mercoledì 20 gennaio 2010

Camus, Pio XII e il linguaggio “chiaro”

di Franck Nouchi (Le Monde, 20 gennaio 2010) (traduzione: www.finesettimana.org)

Sono state alcune immagini intraviste nei telegiornali del fine settimana, appena il tempo di vedere papa Benedetto XVI varcare la soglia della sinagoga di Roma. Atmosfera in apparenza cordiale, niente lasciava trasparire il turbamento suscitato nella comunità ebraica italiana dall’annuncio della prossima beatificazione di Pio XII. Segno che questa visita rivestiva un carattere eccezionale, si notavano tra i presenti personalità come l’arcivescovo di Parigi - il cardinale André Vingt-Trois -, il patriarca di Gerusalemme, il grande rabbino di Haifa e Andrea Riccardi, presidente della comunità di Sant’Egidio.

Evocando l’atteggiamento del Vaticano durante la Shoah, il papa ha detto che la Sede apostolica aveva “condotto un’azione di aiuto, spesso sconosciuta e discreta”. Alla fine della cerimonia, dei discendenti di deportati hanno consegnato a Benedetto XVI una lettere firmata da diversi sopravvissuti: “A quell’epoca, noi siamo stati abbandonati da tutti. Che questo silenzio di tutti non sia un silenzio nel futuro.”

Per il momento, non potendo avere accesso agli archivi del Vaticano sul pontificato di Pio XII, dobbiamo accontentarci del lavoro degli storici e di qualche testimonianza.

In una lettera inviata a Le Monde, il grande rabbino di Strasburgo, René Gutman, ci invita a rileggere il testo di Albert Camus. In “L’incroyant et les chrétiens” (Actuelles, 1948), l’autore di Lo straniero scriveva: “Ho a lungo atteso in quegli anni spaventosi che una grande voce si levasse a Roma (...). Mi hanno spiegato dopo che la condanna era stata davvero emessa. Ma che era stata espressa nel linguaggio delle encicliche che non è affatto chiaro. La condanna era stata emessa, ma non era stata compresa! (...) Quello che il mondo si aspetta dai cristiani è che i cristiani parlino, a voce alta e chiara, e che esprimano la loro condanna in maniera tale che mai il dubbio, mai un solo dubbio, possa sorgere nel cuore dell’uomo più semplice.”

Quattro anni prima, in Combat (datato 29 dicembre 1944), Camus esprimeva già lo stesso sentimento: “Da anni aspettavamo che la più grande autorità spirituale di questo tempo si decidesse a condannare in termini chiari le imprese delle dittature. (...) Il nostro segreto desiderio era che ciò fosse detto nel momento stesso in cui il male trionfava e in cui le forze del bene erano imbavagliate. (...) Diciamolo chiaramente, avremmo voluto che il papa prendesse posizione, proprio in quegli anni vergognosi, e denunciasse quelle che bisognava denunciare.”

In fondo, è questa la grande lezione. Di fronte a degli avvenimenti gravi, dire i fatti, alto e forte, non foss’altro che per semplice spirito di solidarietà. Mai rifugiarsi nell’astruso. Sempre fare in modo di essere compresi da tutti. Un silenzio glaciale accompagnava tutti coloro che era portati via verso i campi di morte.


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