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ISTAT 2008. POVERA ITALIA, POVERO SUD. 8 milioni 78mila le persone povere, il 13,6% dell’intera popolazione!!!

giovedì 30 luglio 2009
OLTRE 8 MLN POVERI IN ITALIA, SOPRATTUTTO AL SUD
ROMA - Sono 8 milioni 78mila le persone povere in Italia, il 13,6% dell’intera popolazione. Le famiglie che si trovano in condizioni di povertÓ relativa sono stimate nel 2008 in 2 milioni e 737mila (11,3%). Il fenomeno Ŕ maggiormente diffuso (...)

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> ISTAT 2008. --- Meno poveri per uscire dalla crisi (di GIUSEPPE BERTA)

venerdì 31 luglio 2009

Meno poveri per uscire dalla crisi

di GIUSEPPE BERTA (La Stampa, 31/7/2009)

I dati diffusi dall’Istat sulla povertÓ in Italia sono destinati a rinfocolare la controversia che si Ŕ aperta sul divario crescente fra il Centro-Nord e il Sud. Gli indici che sono stati elaborati per il 2008 non si discostano nella sostanza dei valori degli ultimi anni. Ma mettono impietosamente in rilievo come il fenomeno della povertÓ - che riguarda 8 milioni di persone nel nostro Paese - si concentri e si acutizzi nella parte meridionale del Paese. Osserva l’Istat che l’incidenza della povertÓ nel Mezzogiorno Ŕ quasi cinque volte superiore a quella che si registra nel resto d’Italia. Si parla in questo caso di povertÓ relativa, ma quando si passa a quella assoluta e si considerano i parametri elaborati dall’Istat diventa ancora pi¨ visibile la distanza fra le varie aree territoriali. ╚ da considerarsi povero a tutti gli effetti l’adulto in etÓ compresa fra i 18 e i 59 anni che vive da solo spendendo meno di 750 euro mensili in un’area metropolitana settentrionale. Questa cifra viene rivista in basso, a 674 euro, se si tratta di una persona domiciliata in un piccolo comune del Nord. Per un abitante di un piccolo centro del Sud il valore scende a 502 euro al mese. Sono numeri che rispecchiano le realtÓ di maggior disagio e rivelano come siano profonde le disparitÓ di condizioni e di reddito che segmentano la penisola. Ma sono le rilevazioni statistiche relative agli indici della povertÓ relativa a far riflettere di pi¨. Per l’Istat nel 2008 si Ŕ collocato sotto la soglia di povertÓ un nucleo familiare composto da due persone la cui spesa mensile sia risultata inferiore al valore medio per individuo di 1.000 euro. Se la percentuale di coloro che si collocano al di sotto di questo discrimine sul totale della popolazione Ŕ contenuta nel Nord (4,9%) e nel Centro (6,7%), essa si impenna al 23,8% quando si prende in esame il Sud.

La fotografia dell’Istat ritrae l’Italia dell’anno scorso, in una fase in cui il Paese non era ancora stato investito dall’onda d’urto della crisi. Dovremo aspettare l’elaborazione dei dati del 2009 per conoscere il grado con cui la recessione globale si Ŕ ripercossa sulla condizione dei poveri. Certo, c’Ŕ da attendersi che queste cifre non renderanno pi¨ facile il percorso della Finanziaria nel prossimo autunno, dopo che il voto sul Dpef ha mostrato la disaffezione di settori della maggioranza verso i tentativi di controllo della spesa pubblica operati dal ministro Tremonti. Non Ŕ questo tuttavia il nodo pi¨ importante che pongono in evidenza le rilevazioni dell’Istat. Esse mettono a fuoco due elementi di criticitÓ importanti, che non possono essere sottovalutati. Il primo Ŕ costituito dalla staticitÓ dell’area sociale della povertÓ. Si conferma ancora una volta il blocco dei processi di mobilitÓ che caratterizza la nostra societÓ. Dalla condizione di povertÓ Ŕ difficilissimo uscire, e non soltanto perchÚ essere poveri dipende sempre pi¨ da fattori quali un livello carente di istruzione. Ci sono delle radici territoriali della povertÓ che non possono essere scalfite all’interno di assetti sociali congelati, dove le vie di fuga individuali possono configurarsi soltanto con l’abbandono del luogo in cui si Ŕ nati. Ma, di nuovo, la carta della mobilitÓ territoriale Ŕ oggi accessibile ai giovani in possesso di un titolo di studio spendibile in altre parti del Paese.

Il secondo fattore critico Ŕ rappresentato dal fatto che la mappa della povertÓ disegna una domanda interna statica o in declino, dunque un handicap consistente per le nostre possibilitÓ di rilancio economico. La contrazione dei consumi sta giÓ facendo sentire i suoi effetti sul prolungamento della crisi, su alcune sue manifestazioni specifiche che appaiono connesse alla particolaritÓ del modello Italia. Per questo, sarebbe tempo di pensare a logiche di intervento nella politica sociale e fiscale che non siano solo contingenti, ma si aprano alla prospettiva di rendere meno permanente e stringente la morsa della povertÓ.


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