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> COSTANTINO, SANT’ELENA --- ALLE RADICI DEL RAPPORTO CHIESA E POTERE : UN CONVEGNO SULL’EDITTO DI COSTANTINO

lundi 25 novembre 2013

ALLE RADICI DEL RAPPORTO CHIESA E POTERE : UN CONVEGNO SULL’EDITTO DI COSTANTINO *

37404. MILANO-ADISTA. L’Anno costantiniano, per celebrare i 1.700 anni dall’Editto di Milano del 313, è ormai finito. I convegni si sono moltiplicati - uno in Vaticano, due a Milano - e così gli incontri ecumenici (a Nis in Serbia, ancora a Milano, ecc.), poi un’enciclopedia e tanto altro. Era stato inaugurato a Milano, in occasione della festa di Sant’Ambrogio del 2012, dal discorso alla città del card. Angelo Scola, contestato perché partiva dall’editto per esprimere posizioni assai opinabili sulla libertà religiosa oggi, in Italia e in Europa (v. Adista Notizie n. 46/12).

Per tracciare un bilancio dell’Anno, al di là di enfasi e luoghi comuni, il circuito di associazioni cattoliche che a Milano da 12 anni organizza incontri di riflessione controcorrente su tematiche ecclesiali (Coordinamento 9 marzo, Il Graal, Gruppo Promozione Donna, Comunità ecclesiale di S. Angelo, Noi Siamo Chiesa, Preti operai della Lombardia, Centro Hélder Câmara, Rosa Bianca, Il Guado-credenti omosessuali) ha promosso un incontro, il 16 novembre presso i frati serviti di San Carlo, sul tema “L’editto di Milano : libertà per i cristiani o anche inizio del connubio tra la Chiesa e il potere ?”, con Remo Cacitti e Giovanni Filoramo, docenti di Storia del cristianesimo a Milano e Torino (l’audio integrale dell’incontro può essere ascoltato su Radio radicale, cercando l’espressione “Editto di Milano”).

« C’è tra di noi la volontà di capire e sapere come sono andate veramente le cose, con l’intuitiva percezione della complessità del periodo storico del IV secolo, che comprende anche le trasformazioni che si ebbero nella vita della Chiesa », ha detto, introducendo l’incontro, Vittorio Bellavite, coordinatore nazionale di “Noi Siamo Chiesa”. C’è infatti il sospetto di una « manipolazione della storia », a partire dalla « falsa donazione di Costantino » o da « quella specie di culto che molte o quasi tutte le Chiese ortodosse hanno per l’imperatore romano, tanto che il patriarca ecumenico Bartolomeo parla di “San Costantino” ».

Cacitti ha descritto la religio civilis dell’impero romano quale intreccio tra potere imperiale, culto degli dèi e dell’imperatore, cui non era riducibile la nuova religione cristiana. Tutti erano costretti a sacrificare agli dèi e all’imperatore : una diversa fede religiosa diventava per sé stessa un crimine politico. L’imperatore Galerio però, in punto di morte, nel 311, emise l’editto di libertà, più importante ancora di quello successivo di Milano, quando Costantino, avendo osservato il sostanziale fallimento della persecuzione, decise di assorbire il cristianesimo nella politica religiosa dell’impero, che aveva assoluto bisogno di nuovo consenso. L’editto del 313 significava libertà ma anche la restituzione ai cristiani dei loro beni materiali requisiti in precedenza. E così, cancellate le norme restrittive, iniziò, per così dire, il potere temporale.

E da questo punto è partito Filoramo, dalla constatazione di una religione che, in pochissimi anni, passò dalla persecuzione ad un ruolo di potere. La figura di Costantino ha sempre avuto molte interpretazioni. Si può dire con certezza che egli abbia scelto quasi a tavolino la religione di cui aveva bisogno, perché più utile all’impero. Roma diventò periferica, perché il potere sta dove c’è l’imperatore. Si arriva infine all’editto di Tessalonica di Teodosio, del febbraio del 380, che ha un valore generale contro i cristiani non ortodossi e che impone il credo niceno a una maggioranza ariana. Teodosio organizza un sistema giuridico coerente con un impero cristiano, gli eretici sono visti come potenziali criminali. Contestualmente però nella Chiesa nascono le voci di quanti si pongono il problema della separazione delle due sfere, quella religiosa e quella civile.

Nel dibattito, fra le tante questioni, Bellavite ha posto un problema di attualità, riguardante direttamente la diocesi e l’anniversario dell’editto. Il Forum di tutte le religioni di Milano negli ultimi anni - erano i tempi del card. Martini e del card. Tettamanzi - ha lungamente preparato una “Carta di Milano” in previsione ed in occasione dell’anniversario. Si tratta di un documento, con il quale ci si proponeva di « dialogare con le istituzioni civili » sui grandi temi della presenza delle religioni nello spazio pubblico, senza incorrere in laicismi emarginanti (vedi il recente pamphlet di Paolo Flores D’Arcais La democrazia ha bisogno di Dio. Falso !, Laterza ) e senza ammettere privilegi clericali. Il testo, solennemente presentato e consegnato al sindaco Giuliano Pisapia lo scorso 18 marzo, dà indicazioni equilibrate su problemi concreti, quelli che gli amministratori devono affrontare in una società ormai multireligiosa e multiculturale (luoghi di culto, simboli religiosi, scuole, ospedali e carceri, esequie...). « Questa Carta - ha sottolineato Bellavite - è anche un buon contributo per la redazione e l’approvazione di una legge nazionale sulla libertà religiosa, visto che siamo ancora fermi alla legislazione sui “culti ammessi” del 1929-1930 ».

Ma dopo solo cinque giorni dalla sua divulgazione, la Carta è stata affossata, con un linguaggio non solo curiale ma anche sostanzialmente ipocrita, da un’intervista rilasciata ad Avvenire da mons. Luigi Bressan, responsabile diocesano dell’ecumenismo e dei rapporti con le altre religioni. Da allora della “Carta di Milano” non si è più parlato : una sconfessione, da parte del card. Scola, del lavoro dell’ufficio per l’ecumenismo, prima di allora guidato da don Gianfranco Bottoni, ma anche un grande sgarbo nei confronti sia all’amministrazione comunale che delle altre confessioni religiose.

* Adista Notizie n. 42 del 30/11/2013


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