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giovedì 13 febbraio 2020
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> COSTANTINO, SANT’ELENA, E NAPOLEONE. --- LA SACRA FAMIGLIA? Decodificare i codici della famiglia (di Angie O’Gorman)

lunedì 30 dicembre 2013

Decodificare i codici della famiglia

di Angie O’Gorman *

in “ncronline.org” del 28 dicembre 2013 (traduzione: www.finesettimana.org)

Le letture del Lezionario scelte in questo ciclo per celebrare la festa della Santa Famiglia ci lasciano con domande a cui non è facile dare una risposta. In base a quali standard valutiamo le relazioni familiari, e perché? Chi includiamo o escludiamo come membri della famiglia? E come gestiamo la patologia, il conflitto e l’abuso all’interno della famiglia?

Il Siracide ci mostra la saggezza del leggere i segni del proprio tempo e del proprio luogo attraverso il prisma della fede. È ciò che ha fatto il Siracide allo scopo di discernere il codice della famiglia ebraica. Paolo ha fatto lo stesso per la famiglia del cristianesimo primitivo. Nella sua lettera alla comunità cristiana dei Colossesi, tenta, tra le altre cose, di integrare la nuova vita comunitaria in Cristo nel codice della famiglia di quel momento. Purtroppo, qui ha usato uno standard diverso rispetto alla lettera agli Efesini, e ha lasciato generazioni di fedeli a discutere se ciò che meglio caratterizzava la famiglia cristiana fosse la subordinazione o la reciprocità. Per complicare ulteriormente il quadro, la chiesa ci chiede di riflettere su un brano della scena della natività di Matteo che non è affatto sulla famiglia. È un tentativo di presentare Gesù come il nuovo Mosè. Matteo ci spinge verso temi di liberazione. Che cosa ci può dire la liberazione nello stile mosaico sul modo di essere una santa famiglia oggi?

Domande davvero difficili in un tempo di continui mutamenti e conflitti su sessismo, violenza sessuale, orientamento sessuale, ruoli e relazioni di genere, e di significati e forme di vita familiare che stanno emergendo.

Così, potrebbe esserci di aiuto nell’affrontare i nostri specifici problemi, il cominciare a guardare che cosa c’è dietro il concetto di famiglia per gli ebrei quando il Siracide scriveva attorno al 180 a.C. Come sarebbe stata una festa della Santa Famiglia nel periodo in cui il codice ebraico della famiglia si stava sviluppando? Che cosa avrebbe celebrato? La festa avrebbe onorato famiglie estese di molteplici nuclei familiari con a capo un maschio, nei quali ognuno, compresi i bambini più piccoli, era impegnato nell’agricoltura di sussistenza. La festa avrebbe celebrato la proprietà e la progenie, non perché fossero preziose, ma perché entrambe potessero essere produttive. Infatti, sarebbe stata una celebrazione della sopravvivenza del gruppo familiare per un altro anno, una sopravvivenza dipendente dalla struttura familiare che si era sviluppata in risposta alle necessità di un’agricoltura di sussistenza. In altre parole, ciò che era necessario per la sopravvivenza contribuiva a creare quello che stava diventando il codice ebraico della famiglia.

Tale contesto ci aiuta a vedere la struttura del mondo secolare e della famiglia in cui si è formata la letteratura sapienziale biblica, il genere del libro del Siracide. Nel Siracide vediamo il risultante codice della famiglia, osservato come adatto ai bisogni del popolo e, conseguentemente, inteso come ordinato da Dio.

In Colossesi 3,18, Paolo inserisce un altro codice familiare secolare: “Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come conviene nel Signore”. Ma questo non corrisponde alle azioni della più vasta chiesa in quel tempo. Tra l’altro, alle donne ci si rivolgeva direttamente come membri della comunità ecclesiale, non come appendici dei loro mariti, e venivano ammesse al battesimo indipendentemente dall’opinione o dal permesso dei loro mariti. “Per essere chiari”, scrive lo studioso di Scrittura Cesar Alejandro Mora Paz, l’inclusione di questo codice “era un tentativo di rendere accettabile il cristianesimo primitivo e di eliminare una delle prime accuse contro di esso, cioè che fosse anarchico e che tentasse di sovvertire l’ordine sociale”.

Come altri hanno notato, i codici dei gruppi familiari di Efesini e Colossesi differiscono. Nella lettera agli Efesini, scritta attorno allo stesso periodo, Paolo esorta i coniugi ad “essere sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo” (Ef 5,21). Che cosa intendeva, sottomissione o reciprocità? Quale comportamento riflette maggiormente il modo in cui Gesù trattava le persone del suo tempo, le donne in particolare?

Nel brano di vangelo di Matteo, Gesù riprende la liberazione di Israele da parte di Mosè. Gesù, nato da poco, sopravvive ad un tentativo di assassinio, proprio come Mosè. Gesù fugge in Egitto, come aveva fatto un tempo il suo popolo, e ne viene via di nuovo, come anche il suo popolo aveva fatto. Viene ricercato da Erode, come Mosè veniva ricercato dal Faraone. Proprio come Mosè, Gesù non avrebbe dovuto sopravvivere. Ma sopravvisse. Il Dio di Mosè e di Gesù Cristo libera.

Così come Matteo ha cercato, in un certo senso, di mostrare che Gesù era un Mosè “aggiornato”, ogni generazione, in ogni luogo, cultura e tempo deve fare il duro lavoro di “aggiornare” il suo modo di intendere Gesù e il suo Dio. Per fare questo dobbiamo sapere quali erano i codici culturali ed economici presentati in quel brano biblico, e quali erano le verità fondamentali che trascendevano le vicissitudini del tempo e del cambiamento. Un compito che non è facile. Né può esserlo. Perché proprio le ricerche del Siracide o di Paolo o di Matteo, o di chiunque di noi, sono quelle che mantengono la fede viva, dinamica, rilevante.

In quali modi i codici attuali della famiglia liberano o dominano, creano sottomissione o reciprocità? Che cosa porta pienezza, e che cosa mantiene nell’impotenza? Negli attuali codici della famiglia, da che cosa abbiamo bisogno di essere liberati o che cosa dobbiamo mantenere come fondamento di fede?

*Angie O’Gorman è una scrittrice freelance, impegnata a favore dei diritti umani. Abita a St. Louis, dove lavora nei Legal Services del Missuri orientale.


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