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"DE PRINCIPATIBUS" (N. Machiavelli). COME SPEZZARE LE RENI A UN POPOLO ADDORMENTATO, STRACCIARE LA COSTITUZIONE, E RIFARE UNO STATO ?! BASTA UN NOTAIO, UN FUNZIONIARIO DEL MINISTERO DELL’INTERNO E LA REGISTRAZIONE DI UN SIMBOLO DI PARTITO ...

L’ITALIA AD PERSONAM E IL PROF. CORDERO CHE SI LAMENTA. MA E’ ELEMENTARE (1994-2010) !!! "L’ITALIA SONO IO" E IL DIRITTO E’ "UN DIRITTO AD PERSONAM" : "FORZA ITALIA" !!! - a cura di Federico La Sala

Nelle classifiche dei paesi evoluti l’Italia naviga male e detiene un primato poco invidiabile, lo stile criminofilo. "Stilus" significa anche procedura (...)
mercredi 27 janvier 2010 par Federico La Sala
"PUBBLICITA’ PROGRESSO" : L’ITALIA E LA FORZA DI UN MARCHIO REGISTRATO !!!
ABUSO ISTITUZIONALE DEL NOME "ITALIA" DA PARTE DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO : DIMISSIONI SUBITO.
"APRITE, APRITE" : IL GOLPISMO DEL LUPO, LA PAROLA "ITALIA" CONSEGNATA A UN PARTITO (1994-2009), E I SETTE CAPRETTI.
LA CRISI ITALIANA, LA STELLA POLARE, E GIORGIO NAPOLITANO. L’IMPARZIALITA’ DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA E’ BEN AL DI SOPRA DELLA PRESENZA MINACCIOSA DEL PARTITO CHE LO HA ESPROPRIATO DELLA STESSA (...)

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> L’ITALIA AD PERSONAM E ... --- Quell’idea dominante (di Franco Cordero)

mercredi 18 mars 2015


Quell’idea dominante

di Franco Cordero (la Repubblica, 18.03.2015)

CORRE voce che l’Italia, soggetto politico, goda d’una stella fortunosamente buona. Adolf Hitler la nomina domenica 7 dicembre 1941 nella Tana del Lupo : fallita l’offensiva su Mosca, l’aggressore rischia un’irrimediabile disfatta ; l’umore è cupo tra i commensali ma a mezzanotte irrompe l’addetto stampa Heinz Lorenz ; una radio americana ha annunciato l’attacco giapponese a Pearl Harbour. « The turning point », la svolta, esclama il Führer (in tedesco, è monoglotta), e uscendo dal Bunker nel gelo della foresta, porta la notizia ai tirapiedi Keitel e Jodl (morranno impiccati a Norimberga). Ormai è impossibile perdere questa guerra. Il Reich ha due alleati : in tremila anni il Sol Levante non ha mai subito sconfitte ; e l’Italia le incassa sistematicamente ma alla fine siede tra i vincitori (David Irving, Hitler’s War 1939-4-2, Macmillan, London 1977, 352).

Tale massima trovava conferme nella storia otto-novecentesca. Le Parche diranno fin dove viga ancora. Non è motivo d’orgoglio che gli ultimi ventun anni abbiano la figura egemone in un titano d’arti fraudolente : solo lui e pochi intimi sanno l’origine dei primi miliardi ; poi favori venali gli portano un impero mediatico ; monopolista delle televisioni commerciali, plagia le platee corrompendo pensiero, sentimenti, gusto (un’epidemia italiana, cinque secoli dopo i morbi ispanico e gallico).

Caduti i protettori, raccoglie l’eredità fingendosi uomo nuovo. La sua fortuna sta negli avversari dalle ginocchia molli : avendo vinto (aprile 1996), gli garantiscono sotto banco le aziende, arnesi d’un colossale conflitto d’interessi, e lo riqualificano come partner d’una commissione chiamata a rifondare lo Stato nelle norme fondamentali ; muore ignobilmente sabotato ab intra un secondo governo del centrosinistra, 1996-98. Ha dalla sua il Quirinale : Giorgio Napolitano predica « larghe intese », ossia apporti subalterni alla politica governativa ; e gli presta manforte nella ricerca d’una impensabile immunità giudiziaria.

Qui l’astrologo vede influssi celesti : saremmo una monarchia caraibica se l’Olonese, stravinte le elezioni (aprile 2008), non portasse l’Italia a due dita dalla bancarotta, costretto quindi a dimettersi (novembre 2011) ; e sarebbe sparito se fossero sciolte le Camere, come la congiuntura richiede, senonché Neapolitanus Rex lo salva ibernandole ; aperte finalmente le urne (febbraio 2013), il redivivo sfiora una quarta vittoria. Moltiplicano l’effetto intrighi notturni nei Ds : l’assemblea unanime acclama Romano Prodi, candidato al Quirinale ; Deo gratias ma 101 elettori ipocriti gli negano il voto ; e risale al Colle il patrono delle « larghe intese », nel segno d’una parentela (Enrico Letta, premier transigente Ds, è nipote dell’omonimo Gianni, plenipotenziario nei supremi affari berlusconiani).

Le stelle decidono diversamente : arriva in Cassazione uno dei processi dai quali usciva indenne perdendo tempo, affinché il delitto s’estinguesse (s’era abbreviato i termini) : frode fiscale, quattro anni inflitti dalla corte d’Appello milanese ; e passando in giudicato la condanna, decade dal Senato. Berlusco furiosus pretende la grazia su due piedi e comanda ai suoi d’uscire dal governo : stavolta qualcuno disubbidisce invocando interessi superiori ; rinsavito, espia la pena nei servizi sociali.

Intanto sopravviene una mutazione in casa Ds. Malato cronico, perdeva voti ogni volta, sottomesso al pirata, e dopo avvilenti esperienze era prevedibile che alle primarie (essendo in palio la direzione politica) il giovane sindaco fiorentino sbaragliasse vecchi oligarchi nonché juniores professionisti d’una squallida politica (non basta chiamarsi « giovani turchi »).

Era parola d’ordine disfarsi dei rottami. Dalla segreteria l’occupante critica il governo in pose tra Savonarola e Robespierre : viene dai boy-scouts, campione d’oratorio e politicante precoce ; inter alia vanta un ragguardevole successo alla Ruota della Fortuna, ordalia televisiva su Canale 5. Punta alla premiership e la via giusta sarebbe sciogliere le Camere, in cerca d’uno schieramento elettorale meno diviso, ma è dogma quirinalesco che restino quali sono, imponendo accordi a destra. Matteo Renzi presidente del Consiglio sceglie a colpo sicuro il partner d’un programma governativo : confabula con Berlusco Magnus nel Nazareno, santuario Ds ; e spira « profonda sintonia ».

Non ha ripulsioni ideologiche né etiche : da allora il Sire d’Arcore fornisce voti al governo ; ed è presumibile che il legame empatico includa interessi Mediaset. S’è formata una quasi diarchia. Saltano agli occhi profonde differenze ma non è pura fantasia che l’ex boy-scout capti l’elettorato sul quale sinora regnava divus Berlusco, ormai fallito nel sogno del partito unico.

Emergono due punti : primo, il disinganno tra quanti investivano fiducia nel sindaco fiorentino contro le mummie transigenti ; secondo, che almeno altrettanti lo guardino dall’area moderata, ma conversioni simili implicano il patronato d’interessi incompatibili con un partito vagamente orientato a sinistra. Sinora il funambolo evitava scelte traumatiche (appariva dubbio il senso dell’avere virtuosamente sostenuto la candidatura Mattarella : contro, complottavano esponenti della minoranza Ds ; ed era certamente malvista dai berluscones).

La conclusione suona ovvia : l’Italia sarebbe affossata da un partito dominante che lasci le cose quali sono ; modificarle significa colpire corruttori, corrotti, parassiti, evasori fiscali, una criminalità infiltrata nello Stato. Partita ardua. L’analista patologo avrà molto da dire perché le equazioni economiche eclissano l’astro italico, refrattarie a illusionismi, inni, pantomime, dove eccelle l’omonimo dello sventurato notaio romano (1313-54 : era anche ingegnoso scenografo, con un Ego vorace).


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