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La Sala. Eroico Federico La Sala, stoico, unico, insostituibile, infungibile, la colonna della Voce. Ci propone sempre delle perle di sostanza.

LA LEZIONE DI CIAMPI : LA COSTITUZIONE, LA NOSTRA “BIBBIA CIVILE” - di Federico La Sala

jeudi 27 avril 2006 par Emiliano Morrone
Per l’Italia : la lezione ‘teologico-politica’ di Carlo A. Ciampi
LA COSTITUZIONE, LA NOSTRA “BIBBIA CIVILE”
di Federico La Sala
Allo scadere “ormai prossimo [...] del mandato presidenziale”, nella ricorrenza del 61° anniversario della liberazione, il 25 aprile 2006, il nostro Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, in un passaggio del suo discorso*, forte e chiaro, ha richiamato ancora una volta l’idea-guida, “la Stella Polare”, che ha guidato (...)

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> LA LEZIONE DI CIAMPI : LA COSTITUZIONE, LA NOSTRA “BIBBIA CIVILE” - LA LUNGA NOTTE DI ITACA. I nuovi proci e l’Italia (di Massimo Recalcati).

mercredi 30 mai 2018

LA LEZIONE DI DANTE, OGGI. Nonostante le lezioni di Benigni, non abbiamo ancora capito le ragioni dantesche di Ulisse all’inferno. E la cultura italiana continua a navigare in uno "stato" sonnambolico.... *


M5S, Lega e l’assalto alle istituzioni

I nuovi Proci e l’Italia

di Massimo Recalcati (la Repubblica, 30.05.2018)

Anagraficamente Salvini e Di Maio appartengono alla generazione che avevo battezzato Telemaco : figli che hanno avuto il coraggio di farsi avanti, di impugnare le sorti del loro destino, di impegnarsi in prima persona per cambiare l’avvenire del loro Paese. Ma politicamente essi - anche alla luce di questo ultimo tristissimo quanto drammatico episodio della loro lunga marcia verso il potere - sembrano assomigliare di più ai Proci. Sono i cosiddetti “pretendenti”, i giovani principi che nell’Odissea di Omero esigono di possedere la regina Penelope e di insignorirsi del trono decretando Ulisse morto, disperso in chissà quale mare. Nel poema essi rivendicano il loro pieno diritto di governare Itaca nonostante non abbiano mostrato alcun rispetto per le sue istituzioni democratiche. Qui il lettore può spaziare ampiamente nella sua memoria tra le infinite ingiurie leghiste e grilline alle nostre istituzioni : ma non è forse questo il cemento armato della loro più profonda convergenza ?

L’atteggiamento dei Proci non è però solo antiparlamentare - interrompono con le armi lo svolgimento di un’assemblea convocata da Telemaco, saccheggiano e deturpano la reggia che li ospita - ma è offensivo verso la Legge stessa della città. Il vuoto di Legge che si è determinato con l’assenza di Ulisse li rende padroni assoluti. Evocare la morte di Ulisse significa infatti evocare la morte della politica che deve lasciare il posto all’arroganza di chi rivendica il proprio diritto inscalfibile alla successione.

L’anti-parlamentarismo si ribalta così in una spinta furiosa ad occupare le istituzioni parlamentari. Una differenza sostanziale differenzia però i nuovi Proci dai vecchi. I nuovi hanno ottenuto democraticamente il consenso del popolo per governare la polis. Hanno un mandato, il popolo è con loro, li sostiene. Tuttavia, la Legge della città ha il compito di ricordare loro che il diritto a governare non implica lo sconvolgimento delle regole democratiche della convivenza, non significa introdurre l’anti- parlamentarismo nelle istituzioni nel nome del popolo. Lo squadrismo fascista violava la vita democratica in nome del popolo. Ed è sempre, come è tristemente noto, in nome del popolo che si sono commesse le più grandi atrocità nella storia. I padri costituenti hanno affidato al presidente della Repubblica un ruolo di garanzia. Bisogna che qualcuno ricordi ai nuovi Proci le regole complesse di una democrazia. Il diritto a governare non può mai coincidere con il diritto a fare quello che si vuole, con il puro arbitrio. Leghismo e grillismo empatizzano facilmente tra loro perché sono le espressioni più radicali del populismo : oppongono la volontà del popolo alla vita della politica.

Di fronte al collasso senza precedenti della sinistra e del Pd, di fronte al vuoto della Legge della città che sembra prolungare all’infinito la lunga notte di Itaca, c’è voluto ancora una volta il volto di un padre simbolico a testimoniare che le istituzioni non sono proprietà di nessuno, che il diritto al governare non coincide con il diritto a cancellare i principi elementari di una democrazia rappresentativa. È stato necessario il gesto coraggioso di un padre per salvare le speranze di Telemaco, per ricordare ai nuovi Proci che Ulisse è ancora vivo.


*

Sul tema, nel sito, si cfr. :

Nonostante le lezioni di Benigni, non abbiamo ancora capito le ragioni dantesche di Ulisse all’inferno. E la cultura italiana continua a navigare in uno "stato" sonnambolico....
-  GLI ESEMPI TAROCCATI DI BARICCO E DI SCALFARI E L’ITALIA STRETTA NELL’ABBRACCIO MORTALE DEL "CAVALEONTICO" ULISSE DI ARCORE.

GENITORI, FIGLI, E FORMAZIONE : AL DI LÀ DEL FALLIMENTO, COSA RESTA DEL PADRE ? PER MASSIMO RECALCATI, OBBEDIENTE A LACAN, RESTA ANCORA (E SEMPRE) LA LUNGA MANO DELLA MADRE.

Federico La Sala


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