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Molise, inquinamento: il silenzio interrotto dalle mamme
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Molise, inquinamento: il silenzio interrotto dalle mamme

venerdì 18 gennaio 2013.
 

L’inquinamento è un problema serio. Non se ne parla, non si affronta, specie a Sud. In Molise preoccupano la Turbogas e le piattaforme petrolifere a 40 Km dalla costa molisana. C’è inoltre silenzio sulla situazione nella Piana di Venafro (Is), dove gli abitanti hanno rilevato preoccupanti livelli di inquinamento, denunciando l’assenza delle istituzioni.

di Giuseppe IULIANI

Venafro, dal latino Venafrum , fu luogo di villeggiatura delle colonie romane. All’antica Roma è legato il mito dei suoi patroni, tra cui San Nicandro martire; secolari gli ulivi della zona, da cui si ricava un rinomato olio extravergine.

La storia e la bellezza si scontrano con una modernità aggressiva, in questo territorio quasi dimenticato dell’Italia.

Di inquinamento ci si ammala e si muore, ma spesso sfugge l’ovvietà. Nei pressi di Venafro esiste un cementificio (Colacem spa) e un inceneritore (Energonut spa). Sono vicini, nel raggio di pochi chilometri. I residenti si chiedono quanto inquinino e quanto incidano nella salute. C’è, poi, un traffico elevato: automobili e mezzi pesanti attraversano il centro di Venafro, intasando le due arterie principali, via Colonia Giulia e via Campania. Il centro abitato, infatti, è di passaggio, al confine di Abruzzo, Campania e Lazio. Da qui i timori diffusi per la salute di adulti e bambini.

Le voci ufficiose, prive di riscontro, parlano di un aumento dei tumori in tutte le fasce d’età. Il Molise è una delle regioni, insieme ad Abruzzo, Puglia, Basilicata e Campania, che non ha un Registro dei tumori attivo. Manca, dunque, un dato sui casi di malattia riconducibili all’inquinamento.

Il Registro dei tumori si ottiene monitorando il territorio per circa 10 anni. Tuttavia, basterebbe un’indagine epidemiologica, che ha costi inferiori, per avere in pochi settimane un quadro indicativo. La Regione Molise ha accertato con diligenza lo stato delle cose? Solo grazie all’ostinazione di alcuni del posto, come il giornalista Antonio Sorbo e delle associazioni del territorio, si è acceso un faro sulla questione.

I dati “ottenuti” dalla Regione Molise parlano chiaro, ma alcuni cittadini hanno interpellato degli esperti per esaminare e ripetere le analisi sull’inquinamento finora effettuate.

Mamme per la Salute e l’Ambiente Onlus-Venafro” è il nome dell’associazione più attiva in questo senso. Senza propaganda, opera dal 2005 e da poco è in rete con un sito web aggiornato e una sua pagina Facebook.

L’associazione pubblica su Internet i dati alternativi a quelli ufficiali (che provengono dall’Arpa Molise e dagli autocontrolli negli stabilimenti Colacem ed Energonut). In generale vi sono discordanze sui rilevamenti circa le emissioni nell’atmosfera.

I dati sommari non fanno ben sperare. Lo stesso sito web dell’Arpa Molise classifica l’aria di Venafro come “poco salubre”, in prossimità dello snodo delle due arterie principali. In prossimità degli stabilimenti menzionati non si conosce il livello di inquinamento; vedremo più avanti le ragioni.

A destare maggiore apprensione sono le pm10, dette anche polveri sottili, vale a dire tutte le sostanze sospese in aria come il polline, le spore, il sale marino o la terra alzata dal vento, a cui vanno ad aggiungersi elementi inquinanti frutto di combustioni chimiche.

La nocività delle polveri sottili dipende dalle loro dimensioni e dalla loro capacità di raggiungere le diverse parti dell’apparato respiratorio. Più alto è il numero della sigla «pm» e minore è la dimensione delle particelle, con un danno maggiore perché esse raggiungono le cellule dell’organismo fino a modificarne la natura e provocare tumori.

Ciò accade partendo da pm6 a salire. La facilità con cui inaliamo queste sostanze è “stupefacente”. Esse sono responsabili di patologie acute e croniche dell’apparato respiratorio: asma, enfisemi, tumori, e patologie cardio-circolatorie.

In un anno, le particelle possono superare i valori limiti previsti dalla legge per 35 volte. Non di più. Venafro, a quattro mesi dalla fine del 2011, è stata vicina al limite massimo.

Considerando i dati utili dell’Arpa Molise, emerge che la centralina di via Campania ha registrato nel periodo di riferimento ben 31 superamenti; quella di via Colonia Giulia si è fermata a quota 27. Dati, dunque, che si avvicinano molto alla soglia limite consentita e che hanno alimentato nella cittadinanza un clima di grande preoccupazione. Dati che non son più disponibili perché il sito dell’ente li aggiorna cancellando i vecchi e non dispone di un archivio.

È sufficiente ritenere l’aria del Piana di Venafro “poco salubre”?

Questo decisamente non basta. Alcuni cittadini più sensibili, dati alla mano, si sono rivolti da tempo alla Procura della Repubblica di Isernia e alla Comunità Europea, per una soluzione o un cambiamento di rotta.

Cambierà qualcosa? Tutti se lo augurano.

Nella confusione, spunta un fatto: l’aria del Molise non è analizzata da nessuno, lo scandalo si perpetua da 10 anni, quindi dal 2002.

Il Ministro dell’Ambiente Carlo Clini scrisse a Michele Iorio, all’epoca governatore della Regione Molise, rilevando che il Molise, malgrado i solleciti, non aveva mai fatto una zonizzazione del territorio ai fini della classificazione delle sue aree e per la qualità dell’aria.

L’Italia rischia di incorrere nella procedura di infrazione comunitaria per le violazioni del Molise.

Clini avvertì che, in caso di reiterato inadempimento, la Regione stessa sarebbe stata commissariata. Il che non è avvenuto perché le ultime elezioni regionali sono state annullate per irregolarità.

La riservatissima missiva rimase a lungo privata. A intercettarla fu l’allora consigliere regionale Massimo Romano, leader del movimento Costruire Democrazia. La vicenda uscì in una conferenza stampa, alla quale partecipò anche l’ex procuratore capo di Larino (Cb), Nicola Magrone, che avviò fra le inchieste sulla turbogas di Termoli. Il suo nome si ricorda per la vicenda del terremoto che provocò 27 vittime nella scuola di San Giuliano di Puglia (Cb).

Queste notizie sono pubbliche anche grazie al contributo di “Mamme per la Salute e l’Ambiente Onlus-Venafro”. Le donne dell’associazione sono attente e inarrestabili su queste importanti tematiche.

Inizialmente costituita da mamme sensibili ai problemi del territorio, soprattutto ambiente e salute, ora l’associazione è composta anche di padri, giovani e meno giovani. L’attività della onlus ha riguardato soprattutto l’aumento di patologie connesso al tasso d’inquinamento: sollecitati enti e istituzioni, raccolti documenti e dati, con largo sostegno. Meritevoli sono le campagne di informazione e prevenzione che l’associazione promuove sul territorio, aderendo a campagne di sensibilizzazione anche di portata nazionale.

Iniziativa importante di “Mamme per la Salute” è la “Campagna nazionale in difesa del latte materno”. La stessa consiste nel prelevare campioni di latte materno tra la quarta e l’ottava settimana di allattamento. L’appello è rivolto a tutte le mamme della Piana di Venafro, soprattutto a quelle in attesa o che hanno appena partorito.

Nel giugno del 2011 si verificò un caso di presenza di diossina nelle carni destinate al consumo, dunque nella catena alimentare. Dai risultati provenienti dal piano di campionamento effettuato dal servizio veterinario dell’Asrem (Azienda Sanitaria Regione Molise), è emersa la positività alla diossina di un muscolo di vitello. L’animale, allevato in una stalla del venafrano, fu macellato nell’ottobre del 2010. Per mesi la notizia fu taciuta, scatenando ancora di più l’ira e la preoccupazione dei cittadini. Secondo indiscrezioni, dai controlli a tappeto realizzati dal servizio veterinario dell’azienda sanitaria non sarebbero emersi altri capi di bestiame, non solo bovini, o prodotti derivati (latte e uova) positivi alla diossina.

La diossina è una sostanza cancerogena persistente e non biodegradabile, facilmente accumulabile nella catena alimentare. La positività ai test si ottiene se il livello della sostanza supera le soglie massime consentite, ciò non vuol dire che nelle altre carni e negli altri prodotti non vi sia traccia.

Perché si è arrivati a questo punto? Non ci dovrebbe essere una regolamentazione per assicurarsi che vi siano le giuste distanze da probabili fonti di inquinamento?

Per certi versi basterebbe rispettare le leggi comunitarie e nazionali in materia di inquinamento e tutela ambientale.

Confidando nelle istituzioni, ci riserviamo il diritto di monitorare il loro operato con le associazioni e i singoli che si battono per la salute del territorio.


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