Sanità

L’ospedale civile di San Giovanni in Fiore sta per chiudere e il distretto sanitario non ha mezzi

Storie di una politica che magna, di manovre personali e di un tipico immobilismo meridionale
mardi 7 juin 2005.
 

Siamo alle solite, per l’ospedale civile di San Giovanni in Fiore : non resta che affidarsi alla preghiera e che Iddio ce la mandi buona. « La struttura non funziona ed è colpa della direzione dell’asl 5, che non si decide a intervenire poiché non sa bene che cosa fare e manco le importa di pensare e agire, nel merito », dice un sindacalista influente della Cgil sanità. Chiediamo se ci sono altri problemi, situazioni, faccende e ci viene detto subito : « Il fatto è che la direzione strategica ha pensato soltanto alla necessità di accomodare amici e compari ricavando posizioni organizzative inutili e assegnando piccole missioni da truffa, per incrementare degli stipendi ». La denuncia esplode in un momento delicato per il nosocomio locale : il reparto di pediatria sta spirando e la Cgil, che seguita a riunirsi a Cosenza per stabilire azioni concrete, ne accusa la morte per deperimento. Nessuna spesa significativa, nessuna risposta dalla direzione crotonese riguardo, ad esempio, alle pressioni sulla tac ; non una dimostrazione pratica a smentire dati reali, negativi e pesanti, sull’ospedale e il distretto sanitario, a rilanciare un’azienda della salute che non può chiudere i battenti né mostrarsi come in Iraq. C’è una disfunzione organizzativa evidente, se chiamiamo in distretto per prenotazioni e ci rispondono che « manca personale », che « è tutto sballato », che « la situazione è critica come non lo è stata mai » e che « non s’è manco provveduto a notificare al gestore telefonico il cambio di numero ». Facendo un giro per l’ospedale, con tutte le buone misure del direttore e l’impegno di medici e infermieri, si nota un ridimensionamento progressivo e, soprattutto, un diffuso senso d’impotenza e rassegnazione. L’ecocardiografo in dotazione era una macchina da museo, prima che lo cambiassero con uno più idoneo, dopo attese e insistenze. Dal pronto soccorso, debbono chiamare Crotone o Cosenza, mica per colpa loro, per una cardioversione toracica, che, bisogna dire, non è uno scherzetto. Come chiudere gli occhi rispetto ai numerosissimi casi di cardiopatie, a volte fulminanti ? Come non reagire ? Come ridurre un ospedale in un tendone da campo, con sanitari che s’affannano, che mettono le mani avanti, che non possono perché non hanno ? Qualcuno, fra di loro, rispetta il costume degli anni Settanta e fuma rilassatissimo, davanti alla porta del pronto soccorso, l’ingresso aperto e l’aria che circola bene. Ma siamo in Calabria, nell’interno freddo, dove tutto basta finché non c’è il botto, dove bisogna accontentarsi e tenersi stretto quel che c’è, fino a quando c’è. Nel 2003, si presentò, in consiglio comunale, una riqualificazione della sanità locale attraverso una razionalizzazione delle strutture e dell’organico, sulla base delle esigenze effettive della popolazione, della domanda di prestazioni e servizi. L’allora assessore alla sanità, Giovanni Luzzo, se ne infischiò tranquillamente, saltando un incontro a San Giovanni in Fiore e mostrando scarsa attenzione verso l’area silana in oggetto. Ma, d’altra parte, la forte rappresentanza politica florense a Roma e Cosenza, di polo contrario, continua a scaricare, come che fosse un disegno preciso dimostrare l’incapacità gestionale giù a Crotone o la volontà di non sostenere i bisogni della città. L’Italia è piena di situazioni che esulano dalla competenza. Qui, stranamente, il criterio formale si continua a invocare quando serve a coprire, a salvare le chiappe o, magari, a tenere la sedia. Sulla pediatria, Ida Blaconà, responsabile a San Giovanni in Fiore, ha scritto alla direzione generale una lettera disperata quanto carica di elementi che turbano. Nel testo, s’arriva a parlare pure di trasferimenti con la grazia della politica, dannosi per il reparto. S’avvicinano le ferie e, di fatto, a mandare avanti la carretta sono solo due medici, in pediatria. Per quanto si sbattano non sanno come andrà a finire. Specie se d’estate scoppierà un’insolita epidemia come quella dell’agosto scorso, che mandò tanti al wc, fra ricoveri, Enterogermina, riso e pastine. Si può tenere in queste condizioni ? Per il capo del dipartimento, Francesco Paravati, stringendo la cinghia e facendo le corna, si può ancora procedere, fermo restando che, se, per ragioni strategiche e insindacabili, la direzione generale dovesse levare un altro pediatra e mandare quattro ginecologi, si dovrebbe chinare il capo, aumentare lo sforzo e comprare più sale oppure domandare a San Pio, vigile all’atrio dell’ospedale, che i bambini siano tutti più sani e più belli. Certo, l’asl 5 subisce, oggi, accuse gravose. Come ieri l’altro, coi mancati rimborsi ai farmacisti della provincia di Crotone, cosa accaduta pure ad altre aziende sanitarie. Il punto è se è vero che la dirigenza crotonese fa acqua e manda la nave al fondo come il Titanic e se lor politici possono continuare a trastullarsi e derogare, prorogare, invocare e raccontare le storie di Pinocchio, mentre la pediatria agonizza, il servizio di cardiologia è ridotto all’osso e in distretto non hanno un semplice apparecchio per spirometrie.

Emiliano Morrone


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