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IL MESSAGGIO EVANGELICO, IL NATURALISMO DI RATZINGER E HABERMAS, E IL NICHILISMO. Gesù non è venuto nel mondo per insegnarci l'ordine «naturale», ma per stravolgerlo in nome della carità. Amare il nemico è tutt'altro da ciò che la natura comanda, e soprattutto non è affatto conforme a ciò che accade «naturalmente». Un intervento di Gianni Vattimo - a cura di pfls
Al di là della Trinità "edipica" - e "della terra e del sangue"!!!

IL MESSAGGIO EVANGELICO, IL NATURALISMO DI RATZINGER E HABERMAS, E IL NICHILISMO. Gesù non è venuto nel mondo per insegnarci l’ordine «naturale», ma per stravolgerlo in nome della carità. Amare il nemico è tutt’altro da ciò che la natura comanda, e soprattutto non è affatto conforme a ciò che accade «naturalmente». Un intervento di Gianni Vattimo - a cura di pfls

giovedì 3 maggio 2007.
 
[...] Il «naturalismo» della Chiesa ha però altri propositi: difendere la «natura» dalle pretese conoscitive e manipolative dell’uomo - più o meno come nel Medioevo ci si opponeva al sacrilego uso dell’autopsia e in genere agli sforzi delle scienze per impadronirsi dei segreti del mondo materiale. Queste osservazioni su sessualità, natura, volontà divina hanno un nesso evidente con il tema del nichilismo e del cristianesimo nella postmodernità. Il cristianesimo è nichilismo [...]

Come Dio crea Gesù stravolge

Sessualità e volontà divina

di GIANNI VATTIMO *

Un piccolo paradosso: l’importanza centrale della sessualità nella vita umana è qualcosa in cui ormai credono soltanto preti e psicoanalisti (e tra questi forse non tutti). Sono due categorie che rappresentano, in modi diversi, l’autorità sociale, la «norma» edipica che fino a oggi è servita alla conservazione e riproduzione della società. La forza di questa norma riposa sul fatto che non abbiamo finora un modello alternativo di famiglia. Per i conservatori e la Chiesa, questo significa che essa riflette la natura stessa. E ad esempio l’attuale campagna della Chiesa italiana contro il riconoscimento delle cosiddette unioni di fatto (etero e omosessuali) si spiega soprattutto con l’idea che, per la gerarchia cattolica, la difesa della famiglia e della sessualità riproduttiva si identifica con il rispetto per l’ordine naturale stabilito da Dio creatore, un ordine bensì turbato dal peccato originale, che però può essere ricuperato mediante i Sacramenti e l’adesione all’insegnamento della Chiesa cattolica.

Recentemente, su questa via la gerarchia cattolica ha trovato un alleato inatteso, Jürgen Habermas, che ha preso a parlare di natura umana preoccupato della possibilità che aspetti essenziali della vita cadano in preda del mercato - uteri in affitto, brevetto sul Dna, vendita di organi. Il «naturalismo» della Chiesa ha però altri propositi: difendere la «natura» dalle pretese conoscitive e manipolative dell’uomo - più o meno come nel Medioevo ci si opponeva al sacrilego uso dell’autopsia e in genere agli sforzi delle scienze per impadronirsi dei segreti del mondo materiale. Queste osservazioni su sessualità, natura, volontà divina hanno un nesso evidente con il tema del nichilismo e del cristianesimo nella postmodernità. Il cristianesimo è nichilismo (morte di Dio nel senso di Nietzsche, fine delle verità assolute) se si prende atto che Gesù non è venuto nel mondo per insegnarci l’ordine «naturale», ma per stravolgerlo in nome della carità. Amare il nemico è tutt’altro da ciò che la natura comanda, e soprattutto non è affatto conforme a ciò che accade «naturalmente».

Ora, quando la Chiesa difende la famiglia monogamica, eterosessuale, riproduttiva come ciò che è naturale in quanto è sempre stato così, essa mostra di richiamarsi al Dio creatore dell’ordine del mondo piuttosto che all’insegnamento di Gesù. Una Chiesa orientata in questo senso è anche una Chiesa «naturalmente» reazionaria, sempre dalla parte del (dis)ordine esistente. Ma oggi che anche sul sesso - il proprio, o quello del nascituro - si può liberamente decidere, non ha più senso pensare (come fa la Cei) che la sessualità è un dato naturale (perché) sottratto alla nostra scelta. Non è più tale, come molte altre cose che sembravano riservate a Dio perché noi non potevamo influenzarle. C’è qualcosa di vero nell’idea positivistica per cui via via che le scienze progrediscono si riduce il terreno della religione e della teologia. Da tempo anche la Chiesa, ritrattando su Galileo, ha riconosciuto che la Bibbia non è un manuale di astronomia.

Perché dovrebbe rimanere una descrizione «vera» di come è stato formato il mondo materiale, quando verosimili ipotesi scientifiche arrivano a (tentare di) descrivere i primi 23 secondi dell’universo, a ridosso del Big Bang? Immaginiamo per un momento che cosa potrebbe essere la fede cristiana se non dovesse impegnarsi a difendere una specifica pretesa «descrizione» di come si è formato l’universo materiale. Si eliminerebbe finalmente l’inevitabile impatto ateistico della cosmologia moderna, quella impossibilità di conciliare la rivelazione biblica con l’infinita possibile molteplicità degli universi, in fondo la disperazione di Leopardi. La scienza può farci perdere la fede solo se identifichiamo l’insegnamento di Gesù (la carità) con un manuale di scienze naturali. E per tornare al tema della sessualità: come la famiglia, anche la sessualità ha conosciuto profondi mutamenti nel corso della storia, in termini di pratiche culturali e di libertà individuale. Perché mai oggi un cristiano dovrebbe opporsi alla decisione di un individuo di cambiare sesso? E poi: anche gli abusi che Habermas teme tanto si possono ragionevolmente evitare con apposite leggi. Riferirsi alla «natura» come intoccabilità di ciò che accade «da sé» dovrebbe impedire ai genitori, per esempio, di intervenire sul nascituro per evitargli un cancro o una malattia genetica che potrebbe «naturalmente» contrarre; per non parlare dell’ovvio divieto alle madri di fumare e ai padri, nonni, bisnonni, di darsi all’alcol.

Esempi come questo - e se ne possono citare a centinaia - mostrano che non si può ragionare «umanamente» in bioetica prendendo come norma la «natura». L’interpretazione del cristianesimo come nichilismo - la liberazione di Dio e dei cristiani dalla pretesa di possedere la «verità oggettiva» e dal dovere di «conformarvisi» - è appena all’inizio, ma se ne intravedono già - e non solo in termini politici - le possibili implicazioni positive.

* La Stampa, 29/4/2007 (9:15)


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