Vita

Renato Pierri interviene sugli "atti impuri", banditi dalla Chiesa, e suggerisce un approccio etico non distante da quello proposto, per altre vie, da Federico Stella

lundi 30 avril 2007.
 

Gentile direttore,

nell’interessante intervista sul fenomeno della pedofilia : « Riscopriamo i tabù : sono i nostri confini » (L’Unità del 29 aprile), di Roberto Cotroneo a Umberto Galimberti, leggo : "Non dimentichiamo che nei dieci comandamenti quello più importante è « non commettere atti impuri ». La religione ha controllato la società attraverso il controllo dei "ventri". Se questo non c’è più le pulsioni vengono fuori in modo scatenato".

Innanzi tutto vorrei rilevare che il comandamento, espresso in tali termini, non esiste nella Bibbia. Nell’Esodo 20,14 c’è scritto : « Non commettere adulterio », e così è ripetuto in Deuteronomio 5,18. La Chiesa cambiò a suo piacimento il comandamento biblico. La formula, infatti, a tutti nota, compare nel Catechismo romano del Concilio tridentino del 1556. Nel Catechismo redatto dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II, il sesto comandamento è tornato alla forma primitiva.

Inoltre : il discorso fa quasi sembrare che era meglio prima, quando la sessualità era tabù. In realtà il tabù deve concernere ciò che è male, non ciò che non reca danno a nessuno. Non si può generalizzare : non possono essere tabù, confini, la masturbazione, i rapporti al di fuori del matrimonio (eccetto l’adulterio ovviamente), oppure l’omosessualità. Credo sia noto a tutti quante conseguenze negative abbiano portato questi tabù - confini nel passato, e per molte persone ancora oggi.

Infine : più importante il comandamento per chi ? Per la Chiesa ? Per la società ? In realtà il comandamento più importante, a parte i primi riguardanti Dio, è « non uccidere », che riguarda il rispetto della vita umana, e quindi della persona. Comandamento che, a riflettere bene, vieterebbe anche di compiere atti sessuali che rechino danni al prossimo. E quindi comprenderebbe, in qualche modo, anche il sesto.

Renato Pierri

Lettera pubblicata anche sul quotidiano "Il Tempo", del primo maggio 2007, col titolo : "Rileggere la Bibbia. Utili comandamenti".


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