Gravissima intimidazione a Don Luigi Merola, sacerdote anticamorra.

mercredi 10 septembre 2008.
 

« Buonasera. Lo sai chi sono. Sono un soldato del clan Mazzarella. Sto lavorando per te. Ricordati che devi morire e il tuo corpo deve essere fatto a pezzi e sarà messo davanti la chiesa di Forcella ». Destinatario del messaggio minatorio, inviato con un sms, don Luigi Merola.

A riportare la notizia è ’Il Mattino’, che sottolinea come l’ex parroco di Forcella, in prima linea contro la camorra, ha reso noto il testo del messaggio nel corso della giornata dedicata alla legalità, che si è tenuta a Teggiano.

« Voglio rendere noto questo testo che mi è giunto perchè abbiate la giusta percezione della mia persona - ha detto don Merola - io sono un uomo, come tutti voi, che vive sotto scorta da molti anni, e a questi messaggi ormai ho fatto l’abitudine. Certo che ho paura : ogni giorno che passa ringrazio Dio perchè mi fa vivere ancora. Però sono anche determinato a non abbassare la testa : come dicevano Falcone e Borsellino, chi ha paura muore ogni giorno ».

« Ed io - ha proseguito - grazie alla fede che ho nella Chiesa, continuerò senza tentennamenti a denunciare. Ed è un consiglio che mi permetto di dare a tutti. Se vogliamo che la nostra società sia migliore dobbiamo aiutare lo sforzo delle forze dell’ordine di ritrovare quella legalità che ci sfugge quotidianamente di mano. Dobbiamo imparare ad ascoltare di più il prossimo e imparare ad osservare maggiormente la dottrina cristiana. Deve vincere l’amore se vogliamo una società più a misura d’uomo e non la criminalità, l’illegalità, la delinquenza ».

A difesa del sacerdote campano si schiera il Movimento ’Ammazzateci Tutti’. « Ormai nell’era della telematica - scrive il movimento, in una nota - le minacce arrivano direttamente sui cellulari dei malcapitati : quello verso don Luigi Merola è un atto ignobile e vigliacco e non dobbiamo assolutamente abbassare la guardia ».

« Siamo con don Luigi - concludono i ragazzi di Ammazzateci tutti - come lui è stato con noi a Reggio Calabria il mese scorso. Per questo, se torceranno un solo capello a lui, dovranno davvero ammazzarci tutti ».

Aldo Pecora


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