VENGO DA TAURIANOVA, IN PROVINCIA DI... FANTOZZI

DI INVITI, DI PETIZIONI E DI MURATORI CONCORRENTI
giovedì 23 ottobre 2014.
 

[Prima Parte]

C’è una cinesizzazione strisciante in atto.

Tutto è cinese. Prodotti, metodi, commercializzazione degli stessi. Tutto. E questo tutto è figlio dell’idea in base alla quale abbiamo abbandonato il concetto di qualità. Abbiamo letteralmente abdicato. Non c’è più qualità. Anzi, la qualità non ci interessa nemmeno più. Ci siamo abituati a fare senza.

di Domenico MONTELEONE

Tutto è ormai dozzinale, tutto è sintetico, tutto è lontano dai quei criteri di alta qualità cui - ad esempio - ci aveva abituato la nostra millenaria industria manifatturiera.

E non è tutto.

Cerchiamo latte senza lattosio, te senza teina, caffè senza caffeina, burro senza grasso, carne senza carne, birra senza alcool, pane senza farina. E non è tutto.

Se, infatti, la teoria delle progressioni geometriche ci insegna qualcosa, arriveremo all’uomo senza uomo o - che dir si voglia - all’uomo senz’anima, che è la stessa cosa. Stiamo puntando li.

Insomma, mi sembra abbastanza evidente che stiamo assistendo - essendone protagonisti - ad un processo di cinesizzazione del genere umano. C’è, insisto, una cinesizzazione strisciante e ciò nel preoccupante senso di un macroscopico abbassamento della qualità media degli individui. In questa sede non voglio assegnare colpe o individuare cause scatenanti. In questa sede mi interessa “isolare” il problema che ha effetti continui e quotidiani in tutto ciò che ci circonda.

La crisi ha anche la sua parte in tutto questo ma attenzione a non confondersi perché essa ha solo un effetto propulsivo del fenomeno che vado descrivendo perché la scarsità di risorse favorisce - evidentemente - un aumento parossistico del bisogno di soddisfare i propri istinti in termini quantitativi. E, si sa, dove trionfa la quantità la qualità generalmente latita.

Ecco perché voglio riflettere su tre fatti - anche abbastanza anonimi - che si sono verificati nei giorni scorsi in Calabria.

[Seconda Parte]

Tre fatti.

Il primo.

“Muratori calabresi in finale al concorso Ediltrophy 2014”.

Mi pare di capire che dei valenti manovali abbiano partecipato ad una gara e siano risultati così bravi da arrivare in finale.

In parole povere, nell’epoca in cui manca il lavoro c’è gente che non trova niente di meglio che organizzare un match dove far partecipare dei lavoratori che - in quel momento, evidentemente - erano senza lavoro! E la circostanza per cui erano senza lavoro lo si può dedurre dal fatto che hanno dovuto recarsi a Bologna per qualche giorno per la competizione.

Mi sono domandato che abbia pagato le spese di viaggio, chi ha sostenuto l’organizzazione, chi abbia comprato i materiali per le prove, chi ha pagato l’alloggio, il vitto di tutti ovvero quello degli organizzatori, dei competitors ed anche dei giurati, chi ha pagato tutto.

Ho trovato che l’evento è stato organizzato con il patrocinio dell’INAIL! Soldi pubblici? È possibile. Ma non è questo il punto.

Mi sembra che solo in un’epoca così bislacca si possa pensare di gareggiare su qualcosa che non c’è: il Lavoro!

Per la cronaca, la Prova Finale consisterà nella “realizzazione di una poltrona in mattoni, per arredo urbano completata da una seduta in pietra leccese”.

Capiamoci bene, una gara su qualcosa che non c’è (il Lavoro) per arrivare a costruire una poltrona cioè un posto dove sedersi ad aspettare. Cosa? Il Lavoro.

Una sorta di circolo vizioso, una sorta di idiozia circolare tra ciò che non c’è e ciò si aspetta.

Vado avanti.

Il secondo fatto.

Ho letto di una Petizione indirizzata alla Procura della Repubblica di Reggio Calabria.

A lanciarla è l’associazione “Riferimenti. Coordinamento Nazionale Antimafia” presieduta da tale Dott.ssa Adriana Musella.

Nel testo si chiede “che la Procura di Reggio Calabria tutta, facendo tesoro della Sua esperienza, indirizzi in un comune obiettivo gli sforzi e le azioni necessarie ad individuare la testa del sistema criminale a Reggio Calabria, nonché acceleri l’iter delle indagini preposte all’individuazione e al perseguimento in sede penale di specifici ed eventuali reati, anche se di carattere semplicemente omissivo, da parte di politici e funzionari al Comune di Reggio Calabria al fine di permettere ai cittadini di poter procedere ad interessare la Corte dei Conti per arrivare al risarcimento del danno erariale e di immagine causato al comune di Reggio Calabria”.

A parte i deficit sintattici del testo nonché la confusione ed improbabilità giuridica della richiesta, quel che colpisce è la carenza dei più elementari basamenti logici.

Sono andato a vedere su un dizionario giuridico cos’è una petizione. Una petizione è forma mediante la quale si concretizza - a favore di tutti i Cittadini - il Diritto riconosciuto dalla Costituzione di rivolgersi al Parlamento od alle altre autorità Pubbliche per chiedere provvedimenti legislativi o provvedimenti finalizzati a porre rimedio ad una carenza, ad una lacuna, ad un bisogno rimasto inappagato per inerzia della stessa Autorità che viene sollecitata, appunto, ad attivarsi a predisporre qualcosa che non aveva ancora provveduto a predisporre.

E allora, che senso ha questa Petizione? Cosa si chiede al Procuratore Cafiero De Raho ed agli altri Magistrati? Verso cosa sarebbero inerti? Cosa non avrebbero provveduto a porre in essere? Non si sa!

Quel che emerge è l’esistenza di una sterile domanda il cui effetto più sicuro è quello di far pensare - soprattutto al pubblico meno attento - ad una Procura poco attiva, ad una procura che deve essere sollecitata per fare il proprio Lavoro.

Già, perché perseguire i reati (questa sembra essere la richiesta) è il pane quotidiano di una Procura della Repubblica.

Ed è il pane quotidiano di una Procura che annovera tra i Suoi Magistrati anche Nicola Gratteri.

Boh!

E dire anche che si sono allestiti dei chioschi per la raccolta su strada delle firme.

Boh!

Il terzo fatto.

È inerente alla visita del Maestro Riccardo Muti a Palmi e, segnatamente, al Mausoleo di Francesco Cilea.

Ebbene, a Taurianova hanno pensato bene di organizzare una concomitante spedizione in direzione la Città della Varia.

Lo scopo era quello di consegnare un opuscolo sul cosiddetto Palco Sgarano al Maestro Riccardo Muti e, contestualmente, di invitarlo a Taurianova.

L’idea - già di per sé di non altissimo profilo - ha avuto una realizzazione “confezionata” anche in un apposito Video reperibile su YouTube al seguente indirizzo: http://youtu.be/rnoe0zM1M8I

I pochi secondi dell’Evento destano imbarazzo perché dimostrano il piccolo provincialismo dei protagonisti che - non mi sembra dubbio - si sono assurti al ruolo di rappresentanti della Città di Taurianova (non si capisce a che titolo) ed hanno esposto, anzi hanno sottoposto, la stessa Città di Taurianova ad una figura barbina.

Nel video si assiste ad una scena dove c’è un incredulo Riccardo Muti che riceve un opuscolo, con impresso il Suo Nome, mentre il Latore dello stesso il nostro Amico Avv. Michele Ferraro chiede sommessamente “se fosse possibile venire a Taurianova ...”.

Insomma, una sorta di Invito posto in essere con uno stile a metà tra Fantozzi ed il Duo Benigni-Troisi nella Lettera a Savonarola.

Un Invito che non era un invito ed infatti - dopo aver dovuto ascoltare una “dotta” enunciazione del Palco Sgarano - il buon Muti non ha dovuto nemmeno declinarlo, l’invito.

Gli è bastato dire grazie e passare avanti chiedendo all’improvvisato “cicerone” - con un quasi impercettibile gesto - di spostarsi.

Forse, Taurianova non doveva essere umiliata in quel modo, in quel modo provincialistico, con quell’approcciare alla “mordi e fuggi” ad un personaggio, sia pure di fama mondiale come il Maestro Muti.

Peccato! Un’ottima occasione per starsene a casa e non fare danni.

Occasione mancata.

Tre episodi. Tre esempi da non seguire. Tre modi di risultare così come si è.

[Terza Parte]

Che dire: siamo alla frutta? No, siamo più in la della frutta. Siamo nel mezzo della più totale desertificazione del Pensiero perché non c’è più né Pensiero, né Ideologia, né altro che ci assomigli nemmeno lontanamente.

E tutto ciò è la conseguenza, ma anche la prova, del fatto che ci troviamo davanti ad una carenza endemica di Leader, di Intellettuali, di Modelli, di Caposcuola.

Ecco perché pullula questo sottobosco di auto-incaricati defensores populi che presumono di proporre Cultura, di fare Cultura, che, addirittura, presumono di essere la Cultura. In questo clima incontrollato di disordine magmatico non ha più senso neanche essere controcorrente.

Non ha più senso essere controcorrente perché non c’è più nessuna corrente da seguire.

Non c’è più niente, ci hanno massificato in un unico, grande, monolitico blocco di gregari travestiti da leader e dove i Leader e gli Intellettuali rimangono necessariamente ai margini di un qualcosa che non può appartenere Loro.

Si, perché c’è solo la voglia di apparire, di fare qualcosa per far parlare di se, c’è solo la smania incontrollata di proporsi, di proporre il proprio “io” in un unico, universale, incommensurabile vuoto del Pensiero tutto smaccatamente proteso alla ricezione di un applauso, che è segnale effimero di una inutile vittoria.

Un vuoto dove tutto è capovolto, dove ogni parvenza di domanda viene trasformata nel contrario di sé, una domanda utilizzata come risposta alla domanda di una risposta precedente. E così via. Verso l’infinito vuoto scaturente dal vuoto infinito della nostra pseudocultura. Abbiamo perso.

“La mia generazione ha perso” per dirla con Giorgio Gaber.


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