Recensione

Il cuore cambia gioco : l’esordio letterario del medico Renato Gigante

Romanzo autobiografico che si legge d’un fiato. Una storia d’amore, di fede, di vita nuova
lundi 5 novembre 2018.
 

Immagine di copertina

Il cuore cambia gioco, Iuppiter Edizioni, Napoli, 2018, è la storia di una catarsi personale : di un uomo, di un medico che realizza il senso della vita attraverso la malattia che gli ha spento un erotismo ignifero e donato una fede divampante ; di un padre separato che riscopre la figlia dopo anni di appiattimento borghese in cosciente solitudine, spezzata dall’incontro con una donna carnale che si fa oggetto del desiderio e ragione di una possibile prospettiva di coppia ; di un’anima in pena che rivede e ripassa i tempi, il film della sua esistenza, in attesa del miracolo della guarigione.

Il libro è il racconto diretto di un lungo travaglio fisico, mentale e spirituale davanti all’incertezza del futuro ; della finitudine, debolezza, fortezza e speranza di un cardiopatico che si misura col dubbio fisso della sopravvivenza, con il progressivo declino di un rapporto amoroso che ne aveva risvegliato pulsioni e vigore, e infine con la necessità di lasciare una scrittura di sé, nell’ipotesi della morte, imprevedibile, in agguato.

L’autore si chiama, non a caso, Renato Gigante, che nel romanzo diventa Marco Costantini. Il volume si gusta d’un fiato. Lo caratterizza una narrazione veloce, con scene, evasioni e vicende accelerate che al lettore lasciano immaginare séguiti e intrecci sino a immedesimarsi in Marco o nella coprotagonista Ritanna, restauratrice di opere d’arte che nel bisogno più profondo lo lascia con una lettera straziante poiché teme, vedendo il compagno finito dal cuore infartuato, di guastare una relazione memorabile, fondata sull’intensità e unicità del coinvolgimento reciproco, quasi un riscatto delle loro biografie senza eccessi, segnate dalla prigionia, subita, dei loro ruoli familiari e professionali.

Il finale è volutamente monco, ad annunciare un successivo completamento. Ci sarà ?

Non si capisce se Marco sia poi deceduto oppure no, aspettando il trapianto di cuore tra ricoveri e viaggi obbligati a Bergamo, accanto ai suoi angeli custodi come il compianto cardiochirurgo Roberto Fiocchi - cui l’opera è dedicata - o agli amici dell’ospedale Papa Giovanni XXIII , lontano dalla sua Napoli, dall’amore disperante e ancora da sondare, dalla figlia ritrovata e da una normalità che spesso può apprezzare soltanto chi ha la morte lì, davanti agli occhi.

« Sentì un’ombra - conclude Gigante - che gli veniva addosso, prima di una dolce leggerezza, poi sempre più pesante, da schiacciarlo sul letto. Gli stringeva la testa in una morsa terribile, poi pose le sue labbra su quelle di lui e cominciò a soffiare nella bocca un alito di ghiaccio che a poco a poco si diffuse nel corpo, togliendogli ogni calore residuo. Un gelo cominciò ad attanagliare le sue viscere, il sangue abbandonò il corpo, le cavità del suo cuore, che un tempo pompavano gorghi di sangue, adesso gocciolavano il sangue sempre più a stento, i piedi, diventati ossuti, si trasformarono in due piombi ».

Segue un’allucinazione sul punto di spirare : a Marco sembra di scorgere la sua donna : « Sei tu Ritanna ? Sei tornata finalmente ! ».

Quindi le ultime righe, che descrivono un momento che Gigante ha attraversato per davvero e di cui vi dirò a parte. « Le gambe diventarono dure come legno, ormai non le avvertiva più, la cute del volto si irrigidì, rimase senza espressione, la bocca catturava l’aria e la rimetteva fuori incerta, con fatica, un fruscio di suoni e voci indistinti si rincorrevano intorno a lui. Marco andava perdendo ogni forza, finalmente i ricordi smisero di torturarlo, all’improvviso ogni pensiero cessò, forse la vita lo stava abbandonando... ».

Renato è rinato, è vivo, ha un cuore nuovo, ha cambiato gioco e con questo esordio letterario ha chiuso la ferita provocata dall’abbandono di "Ritanna". Ha risposto a quella sua lettera, sospesa, di addio. Forse con un « eccomi », forse con un ringraziamento.

Emiliano Morrone

emilianomorrone@gmail.com


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