Calcio

Gianni Vattimo, il filosofo tifoso - di Andrea De Benedetti. Già apparso sul manifesto dello scorso 16 giugno, si ripropone per una sua indiscutibile attualità ma anche come omaggio al padre del pensiero debole, che sulla Voce gioca sempre in casa

vendredi 28 juillet 2006.
 

di Andrea De Benedetti, il manifesto, 16 giugno 2006

Professor Vattimo, un filosofo può seguire un Mondiale di calcio ?

Nel mio caso sì, abbastanza. Sono anche abbonato a Sky. Gadamer mi raccontò che Heidegger seguiva molto calcio in tv, e Levinas, di cui fui ospite a Parigi, aveva un’enorme televisore per guardare le partite. Con dei precedenti così autorevoli, uno non può mica vergognarsi.

Si sentono in questi giorni opinioni di intellettuali e liberi pensatori di sinistra che invitano a tifare contro l’Italia. Lei condivide ?

L’altra sera ho tifato per il Ghana. Ma non per snobismo. È che ho paura di un’amnistia generalizzata per Calciopoli, tant’è che se ne parla già dopo aver vinto una partita. In realtà i miei sentimenti sono abbastanza ambivalenti. Vedere l’Italia giocare bene non mi è dispiaciuto. Però ripeto : temo molto l’effetto amnistiale che le vittorie hanno in Italia. Senza contare che quell’arbitro messicano sembrava anche lui un pezzo del sistema-Moggi. Dio mio, quel rigore sul ghanese ! Anzi secondo me ce n’erano ben due. Sui giornali quasi nessuno ne ha parlato.

Guardare i Mondiali nonostante gli scandali è da cinici o da epicurei ?

Senza dubbio da epicurei. Quando c’è uno spettacolo, non c’è niente di male a divertirsi. La politica, poi, di questi tempi è così cupa e deludente che non rimane che discutere di calcio. Dopodiché, il piacere di guardare una partita non c’entra nulla con tutto quello che c’è dietro.

E allora parliamo di morale.

Beh, io sono sospettoso. Forse persino più dei giudici. L’altro giorno ho letto di una partita di Coppa dei Campioni tra Juventus e Aston Villa nel 1983, in tempi tutt’altro che sospetti. Bene, pare che avessero aggiustato anche quella. Un testimone sostiene che l’arbitro avesse chiesto tre rolex e cinquanta milioni di lire. Insomma : non mi sono mai illuso che lo sport fosse un luogo specchiato, ma almeno prima non si vedeva così tanto. Come dicevano i sofisti : quando si va a teatro è meglio lasciarsi ingannare che non lasciarsi ingannare. Ma quando è troppo, è troppo. Del resto, se il calcio è così pavido da non lasciar trapelare nulla sulle inclinazioni gay dei suoi protagonisti, che altro ci si può aspettare se non un’omertà diffusa su tutto il resto ?

Nel secondo tempo Lippi ha cambiato Totti, un trequartista, per Camoranesi, un uomo di centrocampo, passando così dal 4-3-1-2 al 4-4-2. Si può considerare una forma di « pensiero debole » ?

No, non mi sembra. Semmai è pensiero debole quello che professano tutti ma non pratica nessuno. L’umiltà, il lavoro, bla bla bla. Sostituire Totti al massimo mi è sembrata una mossa un po’ difensivista. Tornando all’Italia, continuo a pensare che sarebbe meglio se non vincesse i Mondiali per ragioni etiche, anche se personalmente l’unico problema che scorgo sono le notti in bianco per il casino che faranno sotto casa mia.

Invece l’autore del primo gol dell’altra sera, Andrea Pirlo, ha detto in un’intervista di non aver mai letto un libro in vita sua. Cosa gli consiglierebbe per iniziare ?

Mi verrebbe un commento in latino : Nomen est omen. In ogni caso, se non ha a portata di mano i miei libri, potrebbe leggersi Guerra e Pace. Io l’ho fatto dopo i trent’anni, lui è ancora in tempo. Ho avuto persino allievi che una volta fuori dagli esami mi hanno confessato di non aver mai letto un libro intero.

Di che altro si potrebbe parlare, in questo periodo, oltre che di Mondiali ?

Vorrei che si parlasse del fatto che in Afghanistan, come raccontava l’altro giorno il manifesto, noi ci stiamo senza esplicito mandato Onu. Il bello è che tutti, persino alcuni di Rifondazione, ne parlano come se fosse una missione internazionale. Invece il tutto avviene sotto l’egida della Nato, e nessuno lo dice. Si vede che, come al solito, in Italia la disinformazione dispone di canali migliori rispetto all’informazione.


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