Cultura

Il volume "La città monastica", di Giovanni Greco, recensito da Giovanni Iaquinta

San Giovanni in Fiore tra monaci e storia
vendredi 27 mai 2005.
 

Rigoroso ed essenziale. Assente ogni spazio di esibizionismo poligrafico, di inflazione dell’immagine, di presenzialismo dissimulato. Per niente vetrina ricercata, passerella insistita senza un punto di partenza e un messaggio finale. Si presenta così il corposo volume di Giovanni Greco, La città monastica (San Giovanni in Fiore, Pubblisfera, 2005, pp. 380, Euro 18,00). In bella mostra dall’inizio, nel sottotitolo - San Giovanni in Fiore dai Florensi ai Cappuccini -, stringa testuale che sembra evocare risonanze infinite, è una summa della città ab ovo usque ad mala, che, a partire dalla spiccata ambizione di rendere esaustivo un lunghissimo percorso monastico, diventa involontariamente (o forse no) genealogia di un popolo, tra forte ascendenza cristiana e appartenenza laica. Il libro è un crocevia di esperienze individuali e di vita collettiva, di agglomerati urbanistici e di luoghi dell’anima, di vicende private contaminate dalla forza della predestinazione alla militanza cristiana, con un bilancio senza eguali, in riferimento al rapporto tra vocazioni portate a compimento, densità di popolazione e particolare ubicazione geografica. Sembrerebbero note per un catalogo bibliografico, un piccolo tratteggio per risvolto di copertina, eppure già dalla cornice, sebbene ridotta ai minimi termini, traspare il senso di una pubblicazione di grande dignità nel panorama editoriale di settore, che l’autore consacra a omaggio per la sua gente, erigendola a monumento di conoscenza e di memoria. Ma rimangono, come le note astratte, sovrastrutture. Giovanni Greco - insegnante in pensione politicamente impegnato, colto e dinamico, sempre attento a seguire il dibattito socio-culturale in atto a più livelli - presenta ai lettori un testo di facile consultazione. Tuttavia, l’ambizione protratta per centinaia di pagine (una nota di merito non indifferente) di non oltrepassare mai la soglia di pronta fruibilità non sposta lo sforzo verso lo scadimento di valore. L’impianto è squisitamente scientifico, la scientificità rimane inalterata fino alla fine, cioè ogni pagina non è distaccata dal rimando alla fonte e dalla possibilità di riscontrarne la veridicità, attraverso l’adozione di uno stile dominato da un registro sospeso a metà strada tra colloquiale, familiare e popolare. Per tratti estesi, informale. A portata di mano. E per tutti. La città monastica è storia di Cappuccini che si interseca a quella dei Florensi, una sovrapposizione plurisecolare in continua aderenza. La scelta - dettata anche dalla riconoscenza verso un Ordine, in ricordo di una personale affiliazione adolescenziale - delinea un profilo ricco di notizie, riferimenti, aneddotica sulla città al di là dei religiosi e della religione. Per questa ragione, storia di San Giovanni in Fiore tout court. Il viaggio narrativo parte da lontano, dall’approdo di Gioacchino da Fiore in Sila, con la costituzione dell’Ordine Florense e il complicato rapporto con i Cistercensi. E poi la descrizione meticolosa della genesi del tessuto urbano intorno al complesso abbadiale, la diffusione del Gioachimismo, l’incontro con il Francescanesimo. Le crisi, le difficoltà, la difficile convivenza con il potere, mentre gli anni passano, i secoli si accavallano e raggiungono la modernità. L’ascendenza del Santo di Assisi, il suo ingresso prepotentemente affascinante in tante famiglie, fino a ingrossare un elenco densissimo di eletti alla causa francescana, occupa la scena centrale. Il convento, con le sue vicissitudini, diventa dettagliata fotografia centripeta, filtrando nei secoli l’umanità di riferimento, la vita civile, i tormenti sociali, la povertà e il coraggio diffuso di guardare oltre. I fatti contenuti in questo libro non esulano dai nostri giorni, raggiungono la contemporaneità e presentano ad essa la successione delle ore canoniche che la sospendono in ritmica lenta del quotidiano, con la formazione di uno svincolo seducente dove passano in fretta abati, priori, monaci. I lavori dei campi e il linguaggio silenzioso della preghiera, lo studio e i canti corali, i filati pregiati e i tessuti più umili dei contadini, i profumi forti della terra e l’impeto delle acque. Si spiega così il pregio di una pubblicazione a gestazione lunga costantemente sorvegliata, aperta ad accogliere piani diversi amalgamati come membra integrate di un unico corpo. Epitome di questa logica è un passo esemplare : « Tra i tanti giovani che partirono per il fronte c’era anche Giuseppe Madia, soprannominato Cavone. Il padre Biagio, che era stato emigrato in America, molto preoccupato per la sua sorte, rivolse suppliche e preghiere alla Madonna, facendo voti che le avrebbe costruito un altarino all’aperto, se il figlio fosse tornato dalla guerra sano e salvo. A grazia ottenuta comprò un piccolissimo fazzoletto di terreno[...]e vi costruì l’edicola votiva nota come Maronnella, destinata a divenire negli anni uno dei punti di riferimento e d’incontro del paese » (pag. 278). Il dolore, il distacco, l’emigrazione, il paese ombra che perde l’identità e la recupera altrove. E la fede cristallina, autentica, il senso della famiglia, l’attaccamento morboso. Non è necessario elencare tutti i temi in rassegna in un passaggio conciso e significativo, ma chi non riconosce dentro la semplicità delle parole almeno un pezzo della storia travagliata di San Giovanni in Fiore ? E chi, scorrendo l’indice analitico, non si perde in un mare di ricordi ? Forse il dubbio si arresta davanti alla bellissima fotografia finale, una panoramica dall’alto in bianco e nero, che, dall’imponenza austera del complesso abbadiale in basso, si protende in alto, verso il cielo. In mezzo c’è tutto, anche il senso della lettera che Joseph Ratzinger scrisse, prima della sue investitura a Sommo pontefice della Chiesa romana, al presidente del Centro Internazionale di Studi Gioachimiti, per testimoniare dell’importanza di Gioacchino da Fiore, che è il fondatore di questa città, nella storia. Significherà pure qualcosa.

Giovanni Iaquinta


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