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Tomas Schael torna a San Giovanni in Fiore, incontra l’onorevole Mario Oliverio e il sindaco Antonio Nicoletti, proponendo che la sanità si sposti interamente su Crotone

vendredi 10 février 2006.
 

già su il Crotonese (www.ilcrotonese.it)

A breve distanza dalla prima visita all’ospedale civile, Tomas Schael, direttore dell’Asl di Crotone, è tornato a San Giovanni in Fiore, lo scorso sabato, per colloquiare col sindaco Antonio Nicoletti, il presidente della Provincia di Cosenza, Mario Oliverio, e alcuni collaboratori aziendali. Stavolta, s’è trattato d’un incontro informale volto a dibattere le linee programmatiche per riqualificare l’offerta sanitaria sul territorio, in un’ottica - ci ha precisato il manager - “che tenga necessariamente conto dell’incremento demografico avvenuto e che non prescinda da una razionalizzazione riguardante i livelli d’assistenza”. La proposta dell’attivissimo e puntiglioso direttore generale è di unire l’Ospedale di San Giovanni in Fiore e quello di Crotone, il che - ha sottolineato lo stesso Schael - “significa potenziare l’attività specialistica e migliorare il servizio”. “I problemi della sanità e le relative soluzioni vanno inquadrati nel contesto attuale”, ci ha detto il responsabile dell’asl crotonese, il quale ha aggiunto che, “per l’importanza di San Giovanni in Fiore tra i comuni per cui ha competenza l’azienda, si prevede un ampliamento delle strutture attraverso la disponibilità di altri immobili favorita dalla Provincia di Cosenza e dal Comune”. Ovviamente, queste sono soltanto delle ipotesi, la cui fattibilità è ancora da verificare. Per il momento, Schael sta proseguendo nel lavoro di ricognizione dei bisogni dei presidi ospedalieri e dei distretti e sta attuando una ridefinizione complessiva degli assetti, assieme ai rappresentanti istituzionali. Non può sfuggire, però, che l’innovativo dirigente sta parlando molto con tutti i soggetti, a vario titolo pubblici, potenzialmente interessati alla riorganizzazione dei servizi sanitari. Nel faccia a faccia col sindaco Nicoletti e col presidente Oliverio, Schael ha discusso di problemi relativi alla riabilitazione dei pazienti, all’assistenza socio-sanitaria e a una maggiore efficienza dell’ospedale e del distretto, riferendo dell’attenzione mostrata dagli interlocutori. Ci ha informato d’aver valutato, con Nicoletti e Oliverio, i vantaggi e i rischi dell’ospedale unico, se si accorpassero i presìdi di San Giovanni in Fiore e Crotone. Inoltre, ha chiarito che, se si vuole evitare la chiusura dell’Ospedale civile del centro silano, “si deve cominciare a ragionare sulla base delle concrete possibilità operative, senza meravigliarsi del fatto che, pur dovendo garantire un livello base di risposta ai problemi sanitari, determinati casi clinici necessitano d’un intervento di centri d’alta specializzazione indicati dalla Regione”. Modernamente, attenendosi alle direttive dell’assessorato regionale alla Salute, per le quali le aziende sanitarie debbono assicurare il servizio, la produttività e un equilibrio economico-finanziario, Schael sta sfatando, anche a livello politico, il mito della “sanità particulare e circoscritta”, che ha rappresentato, negli anni, una pura illusione e un leitmotiv della retorica elettorale. “C’è un piano sanitario regionale da approntare - ha scandito il direttore generale della Asl 5 - e, anche per San Giovanni in Fiore, cerchiamo di costruire una nuova struttura organizzativa per i servizi della salute, da discutere, integrare e attuare”. Riguardo alla tac dell’ospedale locale, ci ha precisato che “esistono due professionalità difficili da reperire, gli anestesisti e i radiologi”. “Il problema di San Giovanni in Fiore - ha proseguito - è presente in altri ospedali. Si tratta, dunque, di investire nei rapporti con le università e, per mantenere i reparti, di creare delle condizioni per un accesso più ampio dei pazienti”. Al solito, l’azione di Schael si distingue per intangibilità e ricerca del dialogo istituzionale. “Condotta rigorosa” è, ormai, da quanto abbiamo inteso, una sua formula ricorrente. Lo scorso sabato, il direttore generale ha consumato un rapidissimo pranzo di lavoro con i rappresentanti politici e sanitari, senza cedere a pause, distrazioni o atteggiamenti di giuoco tipici delle scene di Carlo Cecchi. Su un punto, però, ha espresso partecipazione emotiva. “Ora, San Giovanni in Fiore è chiamata a una scelta, riguardo alla sanità. Deve decidere - ha rimarcato - se stare con Cosenza o con Crotone. Che il 118 abbia problemi con le chiamate dai cellulari è un fatto spiegabile con la mancanza di soluzioni specifiche, sino a qui, da parte del sindaco e del presidente della Provincia di Cosenza. Storicamente, i sangiovannesi sentono un’appartenenza a Cosenza, che si riflette, poi, nella scelta di curarsi spesso in quella città. Da adesso, bisognerà capire quali saranno le volontà, eventualmente, di invertire la tendenza”. Il messaggio è fin troppo chiaro.

Emiliano Morrone


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