Filosofia del diritto

La teoria della giustizia di John Rawls

Tratto dall’intervista a Salvatore Veca "Teorie politiche contemporanee" - Milano, Università Cattolica, giovedì 15 dicembre 1994
lundi 1er mai 2006.
 

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DOMANDA : John Rawls è uno dei pensatori più importanti e originali della teoria politica contemporanea. Quali sono i principi ispiratori della sua famosa teoria della giustizia ? E in che senso questa teoria è una teoria contrattualistica ?

E’ stata spesso chiamata una prospettiva del "neocontrattualismo" : non credo che questa espressione sia molto felice. In realtà Rawls ha in mente questo : l’utilitarismo è basato sull’idea che sia giusto ciò che massimizza il bene. La teoria contrattualistica pone invece l’accento sul fatto che per dire che cosa è giusto bisogna che noi ci accordiamo, in qualche modo, non ricorrendo ad un singolo principio, ma convergendo noi stessi mediante una procedura, condividendo non un principio ma un metodo, fino a un punto di accordo, che nella tradizione classica è il "pactum" o il "contratto", il contratto sociale, e che nella "teoria della giustizia" si traduce in un accordo sui principi di giustizia che devono regolare la nostra società.

Il primo principio riguarda le istituzioni politiche ed è un principio di massimizzazione della libertà : "a ciascuno il massimo sistema delle libertà compatibile con il massimo sistema delle libertà di ciascun altro" - se vogliamo possiamo chiamarlo il principio John Stuart Mill.

Vi è un secondo principio, che è destinato a modellare il mondo delle ineguaglianze nell’ambito delle risorse e dell’accesso alle risorse. Possiamo chiamarlo il mondo delle differenze, differenze che possono rendere maggiore o minore il valore dell’eguale libertà per noi. Questo principio riguarda le istituzioni che modellano - come avrebbe detto Rousseau nel Secondo Discorso - "l’ordine delle ineguaglianze economiche e sociali". Questo viene definito come un principio di differenza e la cosa in realtà è molto semplice : l’idea è che ciascun vantaggio o bene sociale primario di cittadinanza deve essere distribuito egualmente - quindi è un principio egualitario moderato sostanzialmente -, a meno che una qualche ineguaglianza nella sua distribuzione non vada a vantaggio di chi è più svantaggiato.

Si usa dire che in questo modo la teoria della giustizia come equità cerca di arrangiare insieme i due grandi termini del vocabolario politico della tradizione democratica o liberale-democratica, vale a dire libertà e uguaglianza, cioè cerchi di arrivare, come si usa dire, al "trade off" migliore, all’equilibrio migliore fra quanto richiesto dalla libertà e quanto richiesto dalla eguaglianza.

L’argomento è semplicemente un argomento in termini di incentivo : se noi, scostando dalla distribuzione egualitaria stretta, facciamo sì che qualcuno che sta meglio sia incentivato alla cooperazione sociale, tale da produrre di più, e questo consente una redistribuzione o una serie di incentivi per chi sta peggio, perché non sceglier la seconda ? Questa è la differenza con la posizione egualitaria stretta, è la differenza tra l’idea di eguaglianza delle quote e l’idea di equità nelle quote stesse.

La nozione di equità è molto vaga, come è noto. Nella traduzione italiana io ho proposto il termine "equità" per ciò che Rawls chiama "fairness" : tale traduzione non cattura tutto dell’idea originaria, connessa all’idea di "lealtà", come nel senso del "fair play" : ma diciamo che la differenza tra "eguaglianza" ed "equità" consiste nel fatto che l’equità prevede delle ineguaglianze se queste lavorano a vantaggio di tutti - a partire da chi sta peggio -, a differenza di una tesi egualitaria "stretta", che io chiamo "alla Babeuf", che non ammette diseguaglianze.

John Rawls, filosofo della politica e del diritto, nasce a Baltimora nel 1921, insegna all’Harvard University dal 1962, ottiene la fama internazionale con la pubblicazione di Una teoria della giustizia(1971), cui fa seguito Liberalismo politico (1993).

Salvatore Veca, professore ordinario di Filosofia della politica all’Università di Pavia.


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