L’ Eu-ropa e...

LA MEMORIA PERDUTA DELLA "DIVINA FORESTA SPESSA E VIVA" (IL PARADISO TERRESTRE): L’ARCADIA. Nell’opera, "Visioni sacre e morali", di Alfonso Varano (1705-1788), un filo che lega Dante, Bibbia, Shakespeare, Milton, e Dickens. Un "classico" da rileggere - a cura di pfls

mercoledì 26 settembre 2007.
 
[...] Dalla Commedia e dai Trionfi Varano sceglie quindi gli elementi che più gli permettono di sviluppare il suo discorso morale, con delle componenti contro-riformistiche che naturalmente non sono presenti in alcuno dei modelli. Delle dodici Visioni l’esempio forse più evidente di questa fusione di fonti in cui brillano scintille nuove è la V: accompagnato dal suo angelo custode, il poeta passa per un sentiero buio simile a un tunnel, supera un ponte su cui si trovano bassorilievi che rappresentano trionfi della Morte, e arriva finalmente a un colle, meta di meditazione e rinnovamento spirituale anche in molte altre parti dell’opera [...]

CLASSICI

Così Varano passò dall’Arcadia al preromanticismo

Nelle sue «Visioni», che ricordano Dante ma pure Dickens, si immagina anche l’esperienza «premorte» in compagnia di un angelo

di Bianca Garavelli (Avvenire, 22.09.2007)

I passaggi tra le epoche della letteratura, le evoluzioni tra i diversi movimenti che le caratterizzano, sono più evidenti attraverso le personalità letterarie che li hanno segnati. Un caso illuminante è quello di Alfonso Varano, nato a Ferrara nel 1705 dalla nobile famiglia dei duchi di Camerino, che nel Cinquecento cercarono di rivaleggiare con i della Rovere di Urbino. Varano è ora riproposto da Stefano Strazzabosco, curatore di questa nuova edizione delle sue Visioni sacre, e morali arricchita da un’ampia nota al testo, come una sorta di «ponte fra l’Arcadia e il preromanticismo». Di quel gusto preromantico italiano, fatto di senso del sacro e rinnovato interesse per l’aldilà, Alfonso Varano diventerà anzi uno dei fondatori, con la complicità di alcuni autori fondamentali come Foscolo e Leopardi, di cui si conquistò la stima incondizionata. Stima che però non durò a lungo, e che nel Novecento per gran parte si trasformò in diffidenza o addirittura sottovalutazione, relegando Varano al ruolo di un minore non particolarmente degno di memoria.

Adesso il poeta ha una nuova occasione con la nuova edizione di quest’opera, concepita per la prima volta intorno al 1740, che rappresenta l’esempio più evidente del rinnovamento di cui fu promotore. Il genere «visione» è infatti, per definizione, vicino alla Commedia di Dante, e se non contribuisce alla sua nuova fortuna nella seconda metà del Settecento, certamente la segnala, come una sorta di barometro letterario. Ma altri elementi costituiscono il tessuto di fonti su cui poggia l’opera. Strazzabosco individua un «asse ideale Bibbia-Dante-Milton» e nota come i due aggettivi del titolo, «sacro» e «morale», indichino chiaramente i due aspetti religiosi a cui l’autore vuole fare riferimento: il divino in sé e la possibilità dell’umano di modificare l’esistenza in base alle sue leggi. Entrambi mostrano un poeta interessato agli aspetti didascalici della poesia, e non certo alle sue potenzialità di intrattenimento, in questo allontanandosi del tutto dalle tendenze giocose dell’Arcadia.

Tutti questi caratteri fanno di Varano un autore di svolta, che meritò pienamente la fama di cui poté godere in vita e che lo accompagnò per quasi un secolo dopo la morte, che avvenne nel 1788. Non solo un anticipatore del preromanticismo, ma un abile assemblatore e rielaboratore originale di stilemi e immagini, che riesce in un’impresa letteraria forse unica: fondere la linea dantesca, con il viaggio nell’aldilà che ha per protagonista il poeta stesso, la presenza di guide che sono spesso l’esito spirituale di personaggi storici, i voli metaforici o reali, e quella petrarchesca, con la divisione in ampi quadri, le processioni allegoriche e le rappresentazioni trionfali di astrazioni.

Dalla Commedia e dai Trionfi Varano sceglie quindi gli elementi che più gli permettono di sviluppare il suo discorso morale, con delle componenti contro-riformistiche che naturalmente non sono presenti in alcuno dei modelli. Delle dodici Visioni l’esempio forse più evidente di questa fusione di fonti in cui brillano scintille nuove è la V: accompagnato dal suo angelo custode, il poeta passa per un sentiero buio simile a un tunnel, supera un ponte su cui si trovano bassorilievi che rappresentano trionfi della Morte, e arriva finalmente a un colle, meta di meditazione e rinnovamento spirituale anche in molte altre parti dell’opera.

Come sempre in questi casi, l’episodio ricorda un po’ le «esperienze premorte» studiate da neurologi ed esperti della psiche, e sembra persino anticipare quella «visione» concreta, chiaroscurale ed edificante che sarà il Racconto di Natale di Dickens. Una capacità di anticipazione che nasce proprio da questa feconda compresenza di fonti e che si attua anche nella Visione VII, ispirata dalla tragedia del terremoto di Lisbona, rivissuto in prima persona dal protagonista-poeta.

-  Alfonso Varano
-  VISIONI SACRE E MORALI
-  Guanda. Pagine 730. Euro 45,00


Sul tema, nel sito, si cfr.:

RIPENSARE L’ EUROPA!!! CHE COSA SIGNIFICA ESSERE "EU - ROPEUO".

LA FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO ... DEI "DUE SOLI". IPOTESI DI RILETTURA DELLA "DIVINA COMMEDIA".


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