Archeologia

LA TERRA, IL SOLE, E LE STELLE. In piena Amazzonia, un osservatorio astronomico pre-Colombiano

mercredi 28 juin 2006.
 
[...] "Lo Stonehenge tropicale" era noto da tempo sia agli agricoltori, sia ai pescatori locali. Solo l’anno scorso, però, dopo un’indagine socio-economica della zona condotta da geografi e geologi, gli archeologhi hanno avuto il permesso di raggiungere a piedi e in elicottero "l’unica struttura circolare in cima alla collina" come l’ha definita la Cabral [...]

Scoperto in Brasile un conglomerato di 127 blocchi granitici, alti quasi 2 metri e disposti a intervalli regolari su una collina STONEHENGE IN PIENA AMAZZONIA Il più antico osservatorio d’America

Gli studiosi d’archeologia ritengono che potrebbero risalire alla civiltà pre-Colombiana residente nella zona 2000 anni fa *

SAN PAULO - Un osservatorio astronomico pre-Colombiano in piena Amazzonia. Questo potrebbe essere, secondo gli archeologi, il conglomerato di 127 blocchi granitici, alcuni dei quali alti quasi due metri, disposti a intervalli regolari intorno a una collina, per un totale di 30 metri di diametro. Una struttura che richiama subito alla mente quella dell’inglese Stonehenge.

La scoperta è stata fatta in Brasile, vicino al villaggio di Calcoene, appena a nord dell’Equatore, da un gruppo di ricercatori. "Nessuno ha mai descritto prima qualcosa di simile - ha detto Michael Heckenberger, antropologo dell’università della Florida -E’ una scoperta estremamente importante".

Dunque gli antichi abitanti della foresta della pioggia erano più specializzati di quanto non si sia mai pensato. Basti pensare che il 21 dicembre, il giorno più corto dell’anno, l’ombra di uno dei blocchi spariva al sotto la luce del Sole allo zenit.

Ed è proprio l’allineamento con il solstizio d’inverno che "ci porta a credere che il luogo sia stato una volta un osservatorio astronomico" ha specificato Mariana Petry Cabral, archeologa all’Amapa State Scientific and Technical Research Institute che lavora nel sito da oltre un anno, precisando che "si tratta dei resti di una cultura altamente specializzata".

D’altronde, come hanno a lungo sottolineato gli antropologi, le popolazioni indigene locali erano acute osservatrici sia delle stelle sia del Sole. "Poiché le stelle e le costellazioni - ha detto Richard Callaghan, professore di geografia, antropologia e archeologia all’università di Calgary - sono fondamentali in gran parte della mitologia e della cosmologia amazzonica, in un certo senso non sorprende più di tanto il ritrovamento dell’osservatorio".

Mentre gli Incas, i Maia e gli Aztechi hanno infatti sviluppato grandi città ed enormi strutture nella roccia, le società pre-Colombiane dell’Amazzonia hanno dato vita a insediamenti più piccoli, di legno e argilla, dunque rapidamente deteriorabili dal caldo e umido clima della foresta equatoriale e, per questo, sparite parecchi secoli fa.

"Lo Stonehenge tropicale" era noto da tempo sia agli agricoltori, sia ai pescatori locali. Solo l’anno scorso, però, dopo un’indagine socio-economica della zona condotta da geografi e geologi, gli archeologhi hanno avuto il permesso di raggiungere a piedi e in elicottero "l’unica struttura circolare in cima alla collina" come l’ha definita la Cabral.

"Trasformare qualcosa di effimero - ha proseguito la Cabral - in qualcosa di concreto, potrebbe indicare l’esistenza di una popolazione più numerosa e di un’organizzazione sociale più complessa".

Secondo la ricercatrice brasiliana, inoltre, il villaggio potrebbe essere stato abitato dagli antenati degli indiani di Palikur. Ancora da sottoporre alla verifica del carbonio, i blocchi ritrovati potrebbero, invece, risalire a 2.000 anni fa, e, alcuni elementi rinvenuti sul posto ne indicherebbero la natura pre-Colombiana.

La scoperta arriva un mese dopo il ritrovamento a nord di Lima, in Perù, del più antico osservatorio astronomico dell’emisfero occidentale, formato da sculture di pietra giganti, apparentemente di 4.200 anni fa, anch’esse allineate all’alba e al tramonto del 21 dicembre con la luce del Sole. (28 giugno 2006)

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WWW.REPUBBLICA.IT, 26.06.2006


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