"TABULA CORTONENSIS". ETRUSCOLOGIA ED ERMENEUTICA ....

A CORTONA, UNA QUESTIONE DI EREDITA’ (E DI VERITA’). Massimo Pittau svela i segreti della "Tabula" dell’etrusca "Curtun". Una nota di Marco Massetani - a cura di Federico La Sala

A dieci anni dalla presentazione del documento è l’unico studioso ad aver analizzato i 206 vocaboli
martedì 29 settembre 2009.
 

-  Pittau e i segreti della Tabula Cortonensis.

-  «Una questione di eredità»

-  Parola di etrusco

-  A dieci anni dalla presentazione del documento è l’unico studioso ad aver analizzato i 206 vocaboli

di Marco Massetani (Corriere fiorentino, 29.09.2009)

Storia e misteri. I frammenti bronzei furono rinvenuti nel 1992, ma resi pubblici soltanto nel 1999. Da allora tante ipotesi

Dentro la sua esclusiva vetrina del Maec, raffinato Museo di Cortona, il prezioso documento dal millimetrico spessore è di una fragilità quasi com­movente. Sono 7 frammenti bronzei invecchiati di patina nobile per oltre 2000 anni: 40 righe disposte su due facciate, incise con la tecnica a cera perduta, contenenti 206 parole, delle quali 34 vocaboli «appellativi» già co­nosciuti ed altrettanti nuovi, oltre a un alto numero di nomi propri.


Stiamo parlando della Tabula Cor­tonensis, terzo testo etrusco più lun­go, dopo il Liber linteus della Mum­mia di Zagabria e la Tegola di Capua, che questo popolo ci ha lasciato in eredità.
La piccola Tabula fu scoperta nel 1992, da un carpentiere che aveva rin­venuto i 7 frammenti nei pressi di Ca­mucia, ai piedi di Cortona. Il ritardo della consegna e le confuse indicazio­ni sul luogo di ritro­vamento gettarono in seri guai lo scopri­tore (prima condan­nato, quindi assolto, infine privato della lauta ricompensa, un miliardo delle vec­chie lire).
Ricomposta nel suo assetto con il tra­dizionale andamento della scrittura da destra a sinistra, la Tabula fu resa pubblica nel 1999, esattamente 10 an­ni fa, scatenando l’entusiasmo di lin­guisti ed etruscologi per quella che fu definita la scoperta etrusca del secolo.

Un entusiasmo durato qualche anno, cui seguì un silenzio «dogmatico», tanto comune ai reperti linguistici etruschi.
Ma veramente la lingua etrusca ri­mane un mistero tale da imporre ti­mori «accademici» reverenziali? Sem­brerebbe di sì, visto l’impasse degli specialisti, che nel caso della Tabula concordano su tre punti: la valenza di documento giuridico, la datazione tra il III e il II secolo a. C.; la cornice gene­rale del testo, con due famiglie del­l’ ager umbro-cortonese indaffarate a spartirsi beni terrieri.


Un conto è però discutere della Ta­bula, un altro è affrontarne scientifica­mente la traduzione letterale. A tal proposito è il glottologo sardo Massi­mo Pittau (allievo di Giacomo Devo­to, autore di circa 40 libri, fra cui l’uni­co dizionario etrusco in circolazione, e da tempo impegnato in importanti scoperte ermeneutiche riguardanti la Tabula) ed essersi spinto più avanti di tutti nel corso di questi 10 anni.


«È bene sgombrare il campo da un equivoco durato mezzo secolo - af­ferma Pittau - quello di credere che la lingua etrusca sia un mistero. Anco­ra non possiamo dire di tradurla alla perfezione, ma riusciamo a decifrare e a leggere l’etrusco, che presenta una ricca terminologia poi confluita nel la­tino. Rimango dell’idea che la Tabula non riferisca di un atto di compraven­dita basato sulla pratica romana dello in iure cessio - conti­nua Pittau - bensì che tratti piuttosto di un arbitrato circa un’eredità contesta­ta, essendo incisa su una comune tavola bronzea, che vide pro­tagoniste la famiglia dell’olivicoltore Petro­ne Scevas (petrus sce­vas eliunts), dall’altra i Cusoni (cusu­thur), due rami imparentati in quanto discendenti dalla progenitrice Tullia Telutia (tl teltei sians )».


L’esatta redistribuzione dell’eredità sarebbe confermata dalla presenza dei numerali sar (dieci), sa («dal si­gnificato di sei o non di quattro», av­verte Pittau), e zal (due), tutti abbina­ti al termine monetario tenthur (talen­to): elementi che comproverebbero a loro volta le quantità territoriali ogget­to dell’arbitrato.

All’atto presenziaro­no 15 periti, oltre 20 testimoni («un numero che non deve sorprendere se guardiamo anche la Tavola di Esterzil­li» garantisce Pittau) e una figura im­ponente quale lo zilath mechl rasnal (il pretore della Federazione Etrusca).

L’accattivante versione proposta da Pittau non può che rimanere indige­sta agli etruscologi perché urta con­tro una precedente interpretazione «sociologica» del reperto, considera­to una testimonianza delle «pruden­ti » oligarchie locali, preoccupate di trasferire beni e terreni ai ceti emer­genti. Fenomeno, questo, che potreb­be aver caratterizzato il periodo elleni­stico della Curtun etrusca.
Resta il mistero, forse. Ma anche la constatazione che, a 10 anni dalla pub­blicazione della Tabula, nessun’altro studioso ha messo a setaccio i 206 vo­caboli del documento.


Ci piace quindi immagina­re l’olivicoltore Petrone Sce­vas che si vede riconoscere il vignale (vinac ) e il filare albe­rato di accesso (restmc , «che corrisponde al latino restis», spiega Pittau orgoglioso del­la nuova scoperta) valutati 10 talenti.

Mentre la famiglia dei Cusoni riceve in eredità la terra situata nel «bacino» del Trasi­meno (spante tarsminass, in latino Tarsumennus) del valore di 6 talenti, beneficiando di un conguaglio di 2 ta­lenti in cibo e travi di legno (zaginat priniserac), in grado di riequilibrare alla perfezione il lascito.


Tutto sembra essersi concluso con un happy end. Eredi, periti, testimo­ni, notaio (suthivena ) - dopo che l’atto fu ratificato («il vocabolo ratm significa proprio questo, perché si ri­scontra nel latino ratus , a, um», spie­ga ancora Pittau riguardo all’altra sua «scoperta») - avranno festeggiato la fine della contesa con un sontuoso pranzo in stile etrusco. E la Tabula avrà perso con gli anni il proprio valo­re di atto giuridico, finendo spezzata in otto parti (quello mancante conte­neva solo antroponimi), e dimentica­ta nella pianura della Valdichiana.
Un po’ come accade alla lingua etrusca, sostiene Massimo Pittau, che a 88 anni ha da poco pubblicato l’ennesimo lavoro: il Dizionario Com­parativo Latino-Etrusco (Edes, 228 pagg. € 25,00), composto da circa 2300 voci. «Adesso toccherà alle nuo­ve generazioni approfondire il cam­po - conclude - e c’è ancora tanto da scoprire grazie al metodo compa­rativo con il latino, che valuto vincen­te. E per favore, togliamo all’etrusco, una volta per tutte, l’etichetta di lin­gua misteriosa...». 



Sul tema, nel sito e in rete, si cfr.:

-  LA TABULA CORTONENSIS
-  Nuove acquisizioni ermeneutiche
-  Prof. Massimo Pittau
(Sito).

-  NEL "DISCO" DI FESTO... UNA STORIA D’AMORE. L’IPOTESI DI PADRE MADAU.

-  POLITICA E URBANISTICA. ROMA E I "SETTE COLLI":
-  LO SCEMPIO DEL “TERRITORIO” E LE “CAMERE” SGARRUPATE!!!


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