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RISUS PASCHALIS. Popolarissimo già nella Londra del Settecento il porno-gossip. Una ricerca di Jenny Skipp - a cura di pfls

domenica 8 aprile 2007.
 
[...] "Nel 18esimo secolo erano interessati quanto noi alle figure pubbliche, specialmente ai loro scheletri negli armadi", dice la dottoressa Skipp. E contrariamente a quanto si pensava fino ad oggi, il filone porno-scandalistico non era confinato alle quattro mura domestiche per uso esclusivamente privato, ma aveva una dimensione sociale [...] ai livelli più alti non mancano le sorprese in queste pubblicazioni, con descrizioni piene di ironia e ricche di riferimenti alla società contemporanea. "Erano molto diversi dalla produzione erotica di oggi - spiega ancora la dottoressa Skipp: ricche di umorismo, più letterarie e più impegnate nei grandi temi della vita e della politica".

-  Studio Gb: esaminate tutte le pubblicazioni scandalistiche inglesi di 300 anni fa.
-  Il genere aveva un ampio seguito in tutte le classi sociali. E nessuno se ne vergognava

Il porno-gossip? Popolarissimo già nella Londra del Settecento

LONDRA - Tutti i particolari, anche quelli più intimi, di un divorzio celebre. Adulteri, tresche, amanti segreti, figli illegittimi. Perversioni e scandali dei potenti. Il gusto per il gossip, che riempie pagine e pagine dei nostri giornali, era già popolarissimo nel ’700 britannico, quando gli antenati degli odierni tabloid erano molto amati e seguiti da un ampio pubblico.

A dimostrarlo è una ricerca pionieristica, durata tre anni e condotta all’Università di Leeds dalla dottoressa Jenny Skipp, trasformatasi poi in una tesi di dottorato, in cui l’autrice ha studiato e catalogato ogni testo erotico e scandalistico noto pubblicato nel 18esimo secolo in Gran Bretagna.

L’analisi rivela subito che il genere era molto diffuso e fiorente già trecento anni fa. E uno degli esempi più caratteristici erano le trascrizioni dei processi per adulterio che solleticavano fantasie e pettegolezzi nel popolo. Per convincere il tribunale, gli atti dovevano essere particolarmente dettagliati. Da qui la loro immediata popolarità, che suscitava una attenzione morbosa, voyeuristica, da parte del pubblico quasi esclusivamente maschile. Che, come ha scoperto la dottoressa Skipp, aveva a disposizione un’offerta molto ampia, completa di libri, pamphlet e produzioni più effimere, usa e getta.

"Nel 18esimo secolo erano interessati quanto noi alle figure pubbliche, specialmente ai loro scheletri negli armadi", dice la dottoressa Skipp. E contrariamente a quanto si pensava fino ad oggi, il filone porno-scandalistico non era confinato alle quattro mura domestiche per uso esclusivamente privato, ma aveva una dimensione sociale: era oggetto di discussioni anche nei locali pubblici. Al pub o nei caffé si tiravano fuori i testi per dibatterne in gruppo, tanto che le pubblicazioni, come rivela la ricerca, erano corredate da domande e risposte pensate proprio per una sorta di gioco di società collettivo.

Un’altra sorpresa riguarda le dimensioni e caratteristiche del genere: che non era solo destinato alle classi benestanti, ma offriva una abbondante produzione economica e poco sofisticata, "tagliata" apposta per le classi più popolari: e tutti, dai mercanti ai professionisti, ai semplici operai, ne erano avidi lettori. Altro dato questo che - sottolinea l’autrice - getta una nuova luce sul livello di alfabetizzazione dell’epoca. Anche se nelle classi più povere moltissimi erano considerati analfabeti perché non sapevano scrivere, con ogni probabilità erano però in grado di leggere. "Erano molte di più le persone che sapevano leggere e non scrivere" dice Skipp. In quel periodo, "ad esempio a Londra il 70 per cento degli uomini era in grado di leggere" spiega ancora.

Soggetti d’eccellenza del porno-gossip erano donne "perdute", prostitute e cortigiane. Ma ai livelli più alti non mancano le sorprese in queste pubblicazioni, con descrizioni piene di ironia e ricche di riferimenti alla società contemporanea. "Erano molto diversi dalla produzione erotica di oggi - spiega ancora la dottoressa Skipp: ricche di umorismo, più letterarie e più impegnate nei grandi temi della vita e della politica".

* la Repubblica, 24 marzo 2007


NOTA SI APPROFONDIMENTO:

Il risus Paschalis. Il fondamento teologico del piacere sessuale

"È possibile che l’uomo nell’interezza della sua realtà concreta e quindi nella sua sessualità, nel desiderio, nel godimento, sia immagine di un Dio trascendente?". La domanda è ardita, tanto più se ci si situa nell’ambito della fede cristiana e se si tiene conto del fatto che la Chiesa cattolica è sessuofobica da quasi due millenni.

Dobbiamo infatti soprattutto a S. Agostino d’Ippona (354-430 d.C.) una concezione negativa e peccaminosa della sessualità umana, se è vero come è vero che nei Soliloquia è arrivato a scrivere: "Quanto a me, penso che le relazioni sessuali vadano radicalmente evitate. Penso che nulla avvilisca lo spirito dell’uomo quanto le carezze di una donna e i rapporti corporali che fanno parte del matrimonio". Sempre, tuttavia, nella storia della Chiesa, qualcuno ha osato dire e manifestare che attraverso il piacere l’uomo può cogliere qualcosa di Dio, che il godimento sessuale è riflesso e immagine, realizzazione ed esperienza del godimento infinito che è in Dio. Si è trattato di voci isolate o è possibile rifarsi ad una tradizione scritta e orale che, nei secoli, ha diffuso una visione positiva, serena e quasi trascendente della sessualità?

A questo interrogativo intende rispondere il libro di Maria Caterina Jacobelli Il Risus paschalis e il fondamento teologico del piacere sessuale (Brescia, Queriniana, 2004), pubblicato per la prima volta nel 1990, con prefazione di Alfondo Di Nola, e giunto ormai alla quarta edizione. Attraverso la sua conoscenza ad ampio spettro del tema, l’autrice parte dall’analisi storica di un fenomeno assai diffuso nell’Europa del Nord intorno al ’500, ma testimoniato per più di 1100 anni un po’ ovunque nella Chiesa: il Risus paschalis, da cui l’opera prende il titolo.

Si trattava di una tradizione secondo la quale, la mattina di Pasqua, il celebrante - per rendere più evidente il passaggio dalla tristezza della Quaresima alla gioia del tempo pasquale - cercava di far ridere il popolo radunato in chiesa mediante il turpiloquio e la messa in scena di atti impertinenti o addirittura osceni. Partendo dalla descrizione di questo fenomeno la teologa dimostra, con argomenti irrefutabili, che "sia la liturgia ebraica che quella cristiana hanno usato ed usano il piacere sessuale come linguaggio per cantare la gioia di pasqua". Da qui prende le mosse una valutazione teologica della sessualità e del piacere sessuale come luogo di esperienza del godimento infinito di Dio.

Il punto di partenza è, ovviamente, la Scrittura e in particolar modo la narrazione della creazione dell’uomo e della donna. Si passa poi al Cantico dei Cantici e a tutte le metafore "amorose" usate dai profeti e dagli scrittori sacri per descrivere il rapporto di Dio con l’umanità. Ciò che emerge in modo limpido e senza possibilità di fraintendimenti è che il piacere sessuale ha in sé una scintilla del divino ed è una partecipazione all’essere stesso di Dio.

Ampio spazio è riservato poi a S. Tommaso d’Aquino, illuminato dottore della Chiesa, e alla sua Summa, luogo in cui è disvelata l’intrinseca bontà della creatura umana e della sua ricerca del piacere. Ne sgorga un’etica nuova del piacere, del godimento, del "ridere". La conclusione è un augurio: "possa ogni rapporto sessuale compiuto nel godimento dell’amore, rendere l’uomo - creato maschio e femmina - sempre più profondamente immagine di Dio".

[1] Maria Caterina Jacobelli, Il risus Paschalis. Il fondamento teologico del piacere sessuale, Brescia, Queriniana, 1991 (da Adista notizie, n°49 del 3 luglio 2004, www.adista.it ).



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