Patrimoni

San Giovanni in Fiore, Abbazia florense : il declino in sette secoli - di Biagio Simonetta

dimanche 30 septembre 2007.
 

Spigolature

Il declino in 7 secoli

NON CI saranno più le guide nell’Abbazia florense. Un provvedimento che, a parte l’impegno di chi ci credeva veramente, cambierà poco la vita del Monastero. Da sette secoli a questa parte il declino è stato costante. E non sarà la mancanza dei ciceroni (sempre utili, ci mancherebbe) a peggiorare un quadro clinico deprimente. Si parta da un presupposto : Gioacchino da Fiore se fosse stato Gioacchino da Rovigo, sarebbe stata tutta un’altra storia. L’abate florense, come racconta Giovanni Greco nel libro “La Città monastica”, era riuscito ad attirarsi le simpatie dei potenti d’allora, tanto che Enrico VI, e chi gli succedette, non si risparmò in doni e concessioni. Con gli anni, però, i florensi, privi del loro padre spirituale, hanno perso smalto e ricchezze. Oggi, anno 2007 di nostra vita, l’Abbazia (per dirla col cinismo del businessman) rende più o meno il 10 per cento delle sue potenzialità. Il Monastero non è il centro della città. Non è qui che la gente passeggia, fa shopping, come succede a Firenze, ad esempio. Il Monastero a San Giovanni è periferia, dove i servizi pubblici sono assenti, e il degrado sociale di una terra di profonda provincia lo avverti di più. L’assenza di un piano colore ha fatto in modo che le case adiacenti l’Abbazia venissero tinteggiate di bianco. Gli infissi in alluminio riparano dal freddo silano e allo stesso tempo devastano l’arte. E non c’è bisogno di Franco Bulfarini per accorgersene. C’è un solo bar, da quelle parti. Due ristorantini, un negozio d’antiquariato. La quotidianità nei luoghi di Gioacchino è noia e contemplazione. I turisti arrivano col contagocce. I gioachimiti hanno fallito. E le guide, ahinoi, sono l’ultimo problema.

Biagio Simonetta

Già su Il Quotidiano della Calabria, per gentile concessione dell’Autore


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