Politica

Maggioranza out : cronica d’un assetto politico e amministrativo, a San Giovanni in Fiore, spinto in basso, sopra le fiamme

Legalità infossata, violazione delle regole della democrazia, politica dello "scalone"
vendredi 30 septembre 2005.
 
In questi giorni, maggioranza e parte dell’opposizione sono divise sulla questione di parecchi disoccupati, i quali, sottoposti a una selezione pubblica per l’individuazione di risorse umane da formarsi per compiti futuri non molto chiari, stanno manifestando da giorni, presidiando il municipio e ricorrendo allo sciopero della fame. In questa situazione, è forse sfuggito all’opinione pubblica e politica che le recenti collocazioni alla Comunità montana silana dopo le votazioni del consiglio comunale dello scorso 20 settembre sono sicuramente nulle, in quanto risultato di procedure per le quali non sono state rispettate regole fondamentali della democrazia. L’onorevole Gianni vattimo, consigliere comunale a San Giovanni in Fiore, è stato convocato il 19 settembre per il consiglio del 20, la maggioranza adducendo pretestuosamente il carattere straordinario del consiglio, cosa che non può essere né in punto di diritto né in punto di fatto. Se un’istituzione non ritiene di dover osservare le regole fondamentali per la convocazione delle assemblee democraticamente composte, significa, senza dubbio, che vi è un esercizio arbitrario o fuori d’area regolare di poteri assegnati. Ne deriva che ogni discorso etico e logico-giuridico parallelo sull’ordine della comunità locale è pura retorica o inutile flatus vocis. Il movimento politico "Vattimo per la città" rileva, nel caso di cui sopra e in modo franco, la violazione delle norme prime che permettono il funzionamento del consiglio comunale e, circa la crisi politica della maggioranza di governo, si esprime come segue. Si tratta della solita composizione d’un assetto politico-amministrativo sulla base di interessi particolari e di un concetto eticamente sbagliato di servizio pubblico, tale da mostrare, davanti a mera spartizione di cariche istituzionali, la sua reale e pericolosa natura. In questi mesi, la maggioranza, oltre alla rinegoziazione dei mutui in corso, al declassamento del comune sulla base d’un ragionamento, assurdo, sulla fiducia nel segretario comunale e all’autoreferenzialità nei comportamenti istituzionali, ha prodotto un laboratorio d’architettura con studenti mai informati sulle cause della psicopatologia che ha generato, in urbanistica, i mostruosi palazzi della città nuova. Non si sono viste, del resto, politiche sociali e culturali organiche capaci di guardare ai bisogni dei più deboli, degli anziani e dei giovani. Il sindaco Nicoletti, stimolato dalla reazione di Vattimo allo stallo di stalla, in politica, degli ultimi anni, aveva promesso nuove forme di partecipazione popolare alla vita amministrativa della città. Ci ritroviamo, invece, davanti alla più totale carenza di diritti e prospettive, dal momento che le azioni fondamentali dei poli sembrano essere quelle di spinta o falso contenimento di un’azione collettiva per un lavoro fisso e deresponsabilizzante. Niente, proprio niente, dalle parti politiche, sulla continua emigrazione di giovani menti e sul più triste abbandono culturale della città. Il professor Vattimo, che pure è conosciuto in tutto il mondo, non è mai stato coinvolto nella vita politica della città. Anche lui, come i suoi giovani collaboratori, è stato allontanato o, forse, espulso. Fare politica, qui a San Giovanni in Fiore, vuol dire spesso soggiacere a un sistema di valori etici e politici sovvertito, in cui non esiste la generalità e l’astrattezza delle misure, degli indirizzi e, assai più grave, dell’applicazione stessa delle norme. Fare politica qui significa spesso pensare all’orticello e a come spremere, in modo rovinoso, le risorse pubbliche disponibili.

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