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A NISCEMI, L’ULTIMO SALUTO A LORENA CULTRARO. "Mia cara Lorena, a nome della città, a nome di tutti noi ti chiedo perdono" (Il sindaco Giovanni Di Martino).

samedi 17 mai 2008.
 

Ansa » 2008-05-17 17:52

L’ADDIO DI NISCEMI A LORENA

NISCEMI (CALTANISSETTA) - Le note del silenzio suonate da un trombettista hanno accompagnato la bara bianca con la salma di Lorena Cultraro all’uscita dalla chiesa Madre di Niscemi dove si sono svolti i funerali, tra gli applausi scroscianti delle migliaia di persone presenti.

Il papà di Lorena, Giuseppe Cultraro, ha voluto far sapere ai genitori dei tre ragazzi accusati dell’assassinio, di non gradire la loro presenza in chiesa ed ha ribadito ancora una volta di non essere disposto a perdonare.

AMICHE LORENA : PERDONO, NON TI ABBIAMO CAPITO

Subito dopo l’omelia sono intervenute a ricordare la figura di Lorena Cultraro le sue amiche e alcune compagne di scuola : "Oggi è un giorno importante, cara Lorena. Eri ragazzina con il diritto alla vita come ciascuno di noi. Ma questo diritto te lo hanno negato. Noi forse non ti abbiamo capito. Perdonaci". Un’altra testimonianza : "la tua morte non è stata inutile, sarà un seme di verità che germoglierà tra noi". Un’altra ragazza ha detto : "oggi, dopo la tua scomparsa, nessuno di noi si sente più sicuro. Abbiamo paura per quello che ci potrà accadere domani. Ti ringraziamo Lorena. Tu ci hai fatto capire tante cose". Il parroco ha ringraziato le ragazze e salutato i "giovani che oggi non ci sono più a Niscemi perché vittime delle varie forme di violenza".

Gli ultimi a rendere l’estremo saluto a Lorena, a conclusione della cerimonia religiosa, sono stati il preside dell’Istituto tecnico commerciale frequentato dalla ragazza, Fernando Cannizzo, e il sinmdaco di Niscemi Giovanni Di Martino, che a nome della città ha chiesto "perdono". Il preside ha utilizzato parole come sgomento, pietà, rispetto : "Sgomento - ha spiegato - come sentimento presente nell’animo di ciascuno di noi in questi giorni, ma che si associa alla pietà. Ho visto in casa di Lorena i suoi genitori abbracciati come bambini smarriti. Infine il rispetto che deve essere soprattutto il rispetto per la vita".Il sindaco ha parlato di "giorni terribili", ma ha sottolineato anche la "solidarietà ricevuta da ogni parte d’Italia" ed infine si è rivolto direttamente alla ragazza uccisa con accenti commossi : "Mia cara Lorena, a nome della città, a nome di tutti noi ti chiedo perdono. Non siamo stati capaci di interpretare il tuo disagio, di raccogliere il tuo appello, il grido d’aiuto e di dolore che da te giungeva"."Da domani - ha aggiunto Di Martino - nel rispetto del tuo nome e della tua dignità chiamerò a raccolta le componenti attive e sane di questa città per avviare ogni iniziativa capace di dare risposte e soluzioni al disagio giovanile e ai bisogni di ragazzi come te". Il sindaco ha concluso com un "appello alle istituzioni" annunciando che chiederà al presidente della repubblica "di venire a Niscemi per avere il suo aiuto e il suo sostegno".



-  Folla alle esequie della ragazza uccisa da tre adolescenti
-  Uno striscione dei compagni di scuola : "Sarai sempre con noi"

-  Migliaia ai funerali di Lorena
-  Il papà : "No ai genitori in chiesa"

-  Negata la presenza ai famigliari dei tre giovani assassini
-  Le amiche la ricordano : "Non ti abbiamo capita, perdonaci"

NISCEMI (Caltanissetta) - Da un balcone che affaccia sulla piazza della chiesa di Niscemi è sceso un lenzuolo. Sopra c’è una lunga frase. Ha un titolo : "E’ nata una stella". E comincia così : "Questo pensiero va a una farfalla violata, ferita, negata alla vita da tre assassini freddi e spietati". I compagni di classe di Lorena, che aprono il corteo funebre di circa mille persone, sorreggono uno striscione : "Nel cielo c’è un altro angelo, Lorena sarai sempre con noi".

Non si trovano più la parole per la rabbia e il dolore per la morte di Lorena, la ragazza di 14 anni uccisa da un branco di coetani che già che c’erano l’hanno anche buttata in un pozzo. Le urla verrano fuori dopo, semmai. E allora Niscemi affida la sua disperazione a lenzuoli e striscioni per l’ultimo saluto alla piccola Lorena. Giuseppe Cultraro, il papà, pone solo una condizione : "Non vogliamo in chiesa i genitori dei tre minori che hanno ucciso mia figlia".

Nella chiesa madre, in piazza del municipio, dove si celebra il funerale, ci sono moltissime persone e tante corone di fiori, tutte bianche : arrivano dai vigili del fuoco, di cui fa parte il papà di Lorena, dall’Istituto tecnico commerciale di Niscemi, frequentato dalla ragazza, e poi il liceo scientifico Leonardo da Vinci e tanti altri enti e istituzioni.

E’ arrivato anche un messaggio del Presidente del Senato Renato Schifani che scrive : "E’ stata stroncata la vita di una ragazza, poco più che bambina, colpita da una cieca violenza che le nostre coscienze faticano a concepire".

Nell’omelia il parroco, don Lino Mallia, ha invitato i giovani a "non vivere da parassiti". "Non accontentatevi di essere così e così" ha detto. "Io da giovane pensavo di vivere da eroe. Non c’è stata l’occasione. A voi dico siate eroi audaci e forti. Forti per andare contro corrente per dissociarvi dai vili e qualunquisti per non accettare compromessi per non arrendersi per non lasciarsi trascinare da tendenze che intruppano nella massa come pecore ammucchiate. Siate forti per non essere alimentati delle stesse porcherie di cui si alimentano i porci, per non vivere da parassiti".

La nonna di Lorena ha avuto un mancamento. E’ forte la commozione della gente che è venuta a salutare la ragazza e non riesce a spiegarsi come qualcosa di così brutale e insensato possa essere successo così vicino. Le amiche hanno ricordato Lorena dopo il parroco : "Noi forse non ti abbiamo capito. Perdonaci", hanno detto. Un’altra testimonianza : "La tua morte non è stata inutile, sarà un seme di verità che germoglierà tra noi". Un’altra ragazza ha detto ancora : "Oggi, dopo la tua scomparsa, nessuno di noi si sente più sicuro. Abbiamo paura per quello che ci potrà accadere domani. Ti ringraziamo Lorena. Tu ci hai fatto capire tante cose". Poco dopo, la bara bianca è uscita dalla chiesa, scortata da un lungo applauso.

* la Repubblica, 17 maggio 2008.


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