MILANO. VIA CONCHETTA ....

A PRIMO MORONI, IN MEMORIA. E ALLA SUA LIBRERIA "CALUSCA" E AL CENTRO "COX 18" - IN QUESTI GIORNI SIGILLATO E SOTTO SEQUESTRO. Una nota di Federico La Sala

domenica 25 gennaio 2009.
 

"CHI" SIAMO NOI, IN REALTÀ. Relazioni chiasmatiche e civiltà.

Lettera da ‘Johannesburg’ a Primo Moroni, in memoriam [19 marzo 2000] *

Caro Primo

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-  Caro Primo,

su questa strada, mi sembra, è la via d’uscita (sul tema, cfr. Michael Walzer, Esodo e rivoluzione, Milano, Feltrinelli, 1986) dall’Egitto capitalistico e la ‘chiave’, consegnataci dal Dio dei nostri padri e delle nostre madri, per entrare nella Terra... promessa e abitarla in spirito di pace, giustizia, e amicizia. Il comunismo è la cosa semplice, più difficile a farsi.

Dar vita a quello che Tu, nella piccola terra-libreria - lo specchio della tua identità e della tua libertà, il grande spazio aperto e accogliente della Calusca prima e della Calusca City Lights dopo, superando difficoltà e mai perdendo il coraggio e la lucidità, hai saputo far accadere, e mostrarne la possibilità: esseri umani che si incontrano nella libertà, nel rispetto reciproco, e, amichevolmente, fanno Uno (la Relazione Chiasmatica) e questo Uno illumina, spezza le catene e apre i recinti, trasforma le relazioni (a riguardo, ricordo la ‘magica’ giornata - una per tutte, simbolicamente - in cui, in [via] Conchetta, si presentò e si discusse il lavoro di Giorgio Antonucci, Critica al giudizio psichiatrico, Roma, Edizioni Sensibili alle foglie, 1993), e realizza un nuovo rapporto sociale di produzione (di esseri umani, di idee, e di cose), apre a una nuova, chiasmatica, prassi e a una nuova misura di tutti gli affari umani.

Nonostante gli inevitabili errori e inciampi, molti sono stati i LUMHI (Libera Università di Milano e del suo HInterland “Franco Fortini”), i nuclei di microutopie (cfr. Sergio Bologna, Due parole tanto per..., in AA. VV., Lezioni sul revisionismo storico, Cox 18 Books, Calusca City Lights, Milano 1999), da te accesi e disseminati per le strade (del mondo e) della Milano che fa male.

Tu hai ben capito che il cielo della metafisica non è che non esiste, e che non è nemmeno il cielo di carta del teatrino politico-religioso capitalistico, ma è lo spazio libero della Relazione amicale e amorosa, già dei nostri padri e delle nostre madri, non lo spazio occupato dal Vitello d’oro del Signore di turno, di Platone, di Hegel, o di Papa Wojtyla - il Dio del Denaro e del Capitale.

Marx, Nietzsche, e Freud, avevano e hanno ragione: la filosofia speculativa e la religione assoluta, quella cattolica, hanno stretto una santa alleanza e inquinato l’al di là, per dominare l’al di qua. Insieme a loro, e ai nostri padri e alle nostre madri, noi non possiamo non riprendere il cammino, bonificare il cielo e liberare noi stessi, noi stesse, e la terra. Come in alto, così in basso: non facciamoci ingannare dal gioco degli specchi. Nello specchio si riflette ciò che noi, volendo e potendo, facciamo o non facciamo, non c’è né il Dio che ci ordina questo e quello, o ci vieta questo e quest’altro, né il modello di quello che dobbiamo o non dobbiamo fare! La religione è l’oppio per i popoli, il platonismo per un popolo... ‘eterno bambino’.

Tu lo sai e ne abbiamo discusso spesso. Intorno alla Terra non c’è il grande nemico, il nulla, come vogliono far credere nel pensiero e nella realtà i vari Faraoni che nel tempo hanno sempre innalzato grandi muraglie (ricordiamoci di Giordano Bruno) e inventato il filo spinato per costruire campi di concentramento di esseri viventi, di animali (enclosures) prima e di esseri umani (Auschwitz) dopo.

Come intorno alla Terra, così intorno e dinanzi all’Io in carne e ossa: non c’è il nemico o la nemica, lo straniero o la straniera, ma altri esseri umani, sensibili e razionali come noi, con cui incontrarsi rispettarsi arrabbiarsi e fare addirittura la guerra, non per annientare o essere annientati, ma, battendosi - come dice e ha fatto per tutta la vita Mandela - senza disonorare l’avversario, per trasformarsi a vicenda, continuare a camminare sulla strada della vita, e crescere insieme, in più di amore (non di odio e distruzione) di sé, degli altri esseri umani, e dell’intera Natura.

La storia siamo noi... A partire da due uniti in Uno, e non da uno che vuole fare l’Uno, e non sa nemmeno Chi è il Primo e come nasce il Primo e chi è Primo Moroni, il nostro leader maximo - l’archivio vivente della nostra memoria.

Tu sai e sapevi la differenza (non solo imparata da tuo padre e da tua madre, ma anche dal tuo grande e saggio maestro, il compagno Mario Spinella - non dai vari accademici platonici) tra socialismo e barbarie e non hai mai confuso “Moro” (alias, il nostro grande Karl Marx) con Stalin (tu stavi attento a quanto facevano Franco Fornari, Elvio Fachinelli e tanti altri psicoanalisti e avevi letto non solo Sigmund Freud ma anche il lavoro del compagno Wilhelm Reich, o grande Primo, e conoscevi benissimo La psicologia di massa del fascismo [Milano, Sugar editore, 1971], come del ‘comunismo’ staliniano - e L’assassinio di Cristo [Milano, Sugar editore, 1972], e come si era diffusa la peste emozionale tra l’umanità!) e Moro (Aldo) con il ‘grande vecchio’ delle Brigate Nere (‘cattoliche’, ‘americane’, e mafiose). E hai capito che le Brigate Rosse (dalla vergogna delle loro radici molto cattoliche e poco cristiane, molto staliniane e poco marxiane) confondevano l’uno con l’altro e uccidevano l’uno e l’altro.

Tu, Primo, non ti sei lasciato confondere le idee e le emozioni, non ti sei fatto terrorizzare da quanto ci accadeva intorno, hai cercato di capire, e hai sempre parlato con chiarezza, intelligenza e cuore, e sei andato avanti con tranquillità e insieme con rabbia e dolore... ma luminosamente.

Conoscevi e conosci la misura e la bilancia delle azioni e delle ricchezze delle persone e hai saputo trovare il passaggio epocale della libertà dalla trappola ideologica degli opposti estremismi (di chi ha detto - “Ho fatto solo il mio dovere”, nell’opera di sterminio del popolo ebraico, del popolo Rom e degli omosessuali di tutti i popoli e nello sganciamento dalla Enola Gay del “Little Boy” su Hiroshima) e del revisionismo storico (stalinista prima e fascista dopo).

E hai saputo praticare ed esercitare, con saggezza e responsabilità, la tua sovranità e la tua libertà, e realizzare, nel Ticinese, nella tua zona (cfr. la bella giornata dedicata alla presentazione e alla discussione del libro di Hakim Bey, dove non si teorizzava se non ciò che tu e la tua Calusca già avevi realizzato e praticavate - e con più lucidità, come giocando e sorridendo feci rilevare nel mio intervento - già da anni: “La TAZ deve essere la scena della nostra presente autonomia, ma può esistere solo a condizione che già ci conosciamo come essere liberi” [T.A.Z. Zone temporaneamente autonome, Milano, Shake edizioni, 1991, p. 48]). Uno spazio chiasmatico di relazioni vive, ricche, e straordinarie, un arcobaleno (come in Sudafrica) a Milano. Un miracolo.

Finalmente siamo arrivati a capo - alla Città del Capo, di Mandela, del Capo di Buona Speranza. Ti ricordi la brutta giornata in cui cercammo di discutere della mente accogliente (op. cit.), e chi giocava il ruolo di avvocato del diavolo (devo dire, molto bravo - perché non sapeva di giocarlo) disse cose che non stavano né in cielo né in terra relativamente al tema, e noi, per poca chiarezza di mente, di cuore, e, soprattutto, bloccati da un amico ‘grande luminare’ che si trasforma in ‘nemico’ e ti confonde le idee, lo lasciammo parlare e parlare nel suo modo pieno di saccenteria e tracotanza, ci bloccò la voce in gola e rese l’atmosfera della Calusca tutta grigia e plumbea.

Tu, alla luce della tua esperienza, competenza, avevi capito il gioco e, con il tuo sapiente eccezionale sorriso, carico di umanità e incoraggiamento, mi sollecitasti ad andare avanti, oltre. Grazie ancora, Primo. Resterai sempre nell’archivio vivente della mia memoria. Nei miei confronti, come con tutti e tutte, sei stato un amico leale e forte, sempre generoso e disponibile, con la tua viva e libera attenzione.

Ti ho veduto da lontano (Taba asi), come salutano e dicono qui gli ultimi sopravvissuti a tutte le miserie della nostra cultura Occidentale - i primi abitatori di queste terre edeniche (da noi, Uomini bianchi, guardatici allo specchio dell’odio di noi stessi, scambiate per giungla) chiamati abitanti della foresta, boscimani. Da Johannesburg ti lancio, a voce, un pianissimo fortissimo - acutissimo: ciao, Primo!

Mi auguro che i boscimani sopravvissuti, nel deserto del Kalahari come nel deserto delle metropoli del mondo, raccolgano il messaggio e te lo trasmettono sul filo del vento - fino alla tua Calusca, nella tua Chiaravalle.

Anche Rolihlahla, questo ragazzo della tribù Xhosa, un grande attaccabrighe, anch’egli un leader maximo formidabile e un archivio vivente della memoria del suo popolo, il compagno Nelson Mandela, ha capito chi sei e ti saluta.

E, insieme, oggi 19 marzo 2000 d. C., nel ricordo del Dio dei nostri padri e delle nostre madri, di Giuseppe e Maria, padre e madre del nostro amico, Gesù il Nazareno, e della primavera che da voi e da noi sta arrivando, salutiamo te e tutti i compagni e tutte le compagne del Pianeta Azzurro.

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-  Si riprendono qui, alcune pagine tratte da:

-  "CHI" SIAMO NOI, IN REALTÀ. Relazioni chiasmatiche e civiltà.
-  Lettera da ‘Johannesburg’ a Primo Moroni (in memoriam)

-  PRIMO MORONI (Wikipedia)

-  UNA QUESTIONE DI ECO. L’orecchio disturbato degli intellettuali italiani


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-  Sulla chiusura e il sequesto del Centro Conchetta e della Calusca, si cfr. nel sito,:

-  Milano: sgomberano Conchetta e la Calusca. A rischio l’eccezionale archivio di Primo Moroni. L’appello della figlia.

-  La figlia di Primo Moroni: "Ho paura per l’archivio di mio padre"

-  APPELLO: RIPRENDIAMOCI CONCHETTA (di Marco Philopat).
-  Per aderire:-> www.petitiononline.com/cox18/.



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