Sulla spiaggia. Di fronte al mare...

CON KANT E FREUD, OLTRE. Un nuovo paradigma antropologico: la decisiva indicazione di ELVIO FACHINELLI - di Federico La Sala.

domenica 24 giugno 2007.
 




-  IL PUNTO DI SVOLTA. L’INDICAZIONE DI FACHINELLI E LA SUA IMPORTANZA

-  di Federico La Sala

-  [da: La mente accogliente. Tracce per una svolta antropologica, Antonio Pellicani editore, Roma 1991, pp. 138-161].

«Ho cominciato a considerare con attenzione il concetto di bisessualità e considero la tua idea in proposito come la più significativa per il mio lavoro, dopo quella di "difesa"» (S. Freud a W. Fliess, 04.01.1898).

Proseguendo nel suo «viaggio attraverso la psicanalisi, e oltre»[1], Fachinelli è giunto finalmente dinanzi al mare. «Sulla spiaggia», questo è il titolo del primo e più originale scritto [2] de La mente estatica[3]. Dopo aver tentato, con coraggio e decisione, di passare di qua e di là, sembra che abbia trovato un passaggio decisivo, e riconquistato - al di là di una psicanalisi entrata concettualmente in irrimediabile crisi - la posizione originaria di Freud (come di ogni grande scienziato) di fronte all’inconscio e all’ignoto: «La rinuncia alla sopravvalutazione della qualità della coscienza diventa condizione prima indispensabile per qualsiasi visione esatta dello svolgimento dello psichico. Secondo l’espressione di Lipps, l’inconscio è il cerchio maggiore, che racchiude in sé quello minore del conscio [...] L’inconscio è lo psichico reale nel vero senso della parola, altrettanto sconosciuto - sottolinea Freud - nella sua natura più intima quanto lo è la realtà del mondo esterno, e a noi presentato dai dati della coscienza in modo altrettanto incompleto, quanto il mondo esterno dalle indicazioni dei nostri organi di senso»[4].

Con La freccia ferma [5], ma soprattutto con Claustrofilia[6], egli si era posto il problema di abbandonare la strada del "padre", ma molte erano ancora le resistenze e le paure. Lo sguardo era ancora quello di Freud: «Per indicare al lettore la via in cui mi muovo, vorrei citare - egli scrive - le parole di John Locke nell’Introduzione al Saggio sull’intelletto umano: «È di somma utilità al marinaio di conoscere la lunghezza della sua fune, anche se con essa egli non può scandagliare tutte le profondità dell’oceano. È bene che egli sappia che essa è abbastanza lunga per raggiungere il fondo in quei luoghi che sono necessari per dirigere il suo viaggio e per avvisarlo delle secche che potrebbero rovinarlo. Il nostro compito non è quello di conoscere tutte le cose, ma solo quelle che concernono la nostra condotta». Questo passo stupendo - egli prosegue - coglie il nucleo del sapere scientifico in generale. Se non presumo troppo, mi piacerebbe che esso fosse anche l’emblema di quel particolare sapere - sulla fune e sull’oceano, come si vedrà - che qui cerco di sviluppare»[7].

Tuttavia fatti nuovi accadevano e nuove idee prendevano corpo: nel corso del lavoro analitico, un paziente lo butta e lo trattiene. nella linea d’ombra - e la "nave" resta immobile [8] - ma, poi, ne viene fuori e giunge a definire un’area dello sviluppo precoce - una zona in cui Freud non s’era mai avventurato - che chiama, appunto, area claustrofilica[9]. Con questa nuova acquisizione, e con la decisione di affrontare i problemi connessi alla nascita, il suo instabile equilibrio con Freud, con la psicanalisi, e, non ultimo, con l’oceano, si modifica profondamente.

Nel 1985, sulla spiaggia di san Lorenzo a mare, in un pomeriggio ventoso di settembre, guardando affascinato il nastro del mare, «dal fondo del torpore, quasi dal sonno, un pensiero solitario» emerge e lo conquista: «Dopo lo squarcio iniziale, la psicanalisi ha finito per basarsi sul presupposto di una necessità: quella di difendersi, controllare, stare attenti, allontanare... Ma certo, questo è il suo limite: l’idea di un uomo che sempre deve difendersi, sin dalla nascita, e forse anche prima, da un pericolo interno. Bardato, corazzato [...] Ma se questo è vero bisogna rovesciare la prospettiva, mettersi dall’altro lato (della barricata, mi viene da scrivere: ma usando questa parola, resto nell’ambito dell’arte militare). Non inibizione, rimozione, negazione, eccetera: i diversi stratagemmi, le difese parziali di un’impostazione difensiva generale»[10].

La suggestione lockeana viene lasciata cadere. La fune-coscienza, «come misura di tutto lo psichico»[11], è riconosciuta per quello che è - uno strumento funzionale a vecchie strategie, una metafora inadeguata per le nuove prospettive che si intravedono.

La questione, infatti, ora è decisamente un’altra: non si tratta solo di cambiare strada, si tratta soprattutto di cambiare "casa". Si tratta di ristrutturare la coscienza: trasformare una coscienza chiusa in una coscienza aperta [12], o, detto altrimenti, "passare" da una monade con porte e finestre sbarrate (o, addirittura, inesistenti - come la concepiva Leibniz) a una monade con porte e finestre aperte, sul mare. E il fulcro di questo movimento è individuato in una disposizione della coscienza caratterizzata dall’accoglimento e non dalla vigilanza, dall’intrepidezza, «atteggiamento infinitamente più ricco e alla fine forse più efficace» della paurosa prudenza di chi edifica ed innalza barriere e muraglie: «Quest’idea dell’accettare e della sua importanza - scrive Fachinelli -mi è venuta in forma pura, astratta, nel momento in cui assonnato, ho accettato e direi quasi ascoltato ciò che mi veniva da non so dove»[13].

Sembra un’indicazione di Heidegger [14], o, più generalmente, di qualche mistico, ma non è così. La ricerca di Fachinelli, invece, ha una densità specifica e una tensione tutta propria: si colloca all’interno di un orizzonte critico-’dialettico’ (per capirsi) e apre la strada a percorsi nuovi, verso una soluzione inaudita e (per molti versi) impensabile dell’oltrepassamento della metafisica e, insieme, dell’uomo da esso "prodotto".

Sulla spiaggia, dinanzi al mare. Una situazione banalissima può metaforizzarci in tutte le direzioni e in tutti i sensi. Chi viene proiettato a due passi e chi addirittura nell’universo. Chi nel più alto dei cieli e chi all’inferno. A ciascuno secondo la sua sapienza e a ciascuno secondo la sua capienza. Infiniti livelli. E tutto dipende dalla propria disponibilità ad accogliere. La cosa è concessa, non voluta - egoistamente.

Non si tratta né di arroganza, né di aristocraticismo, come potrebbe apparire a chi guarda superficialmente o, peggio, dall’alto del suo turrito castello: «E che volete far, Signor Sarsi, se a me solo - scrive Galilei nel Saggiatore - è stato conceduto di scoprir tutte le novità celesti, ed a niun altro nissuna?».

Ai miei occhi - scriveva Newton (e la considerazione vale anche per Galilei) - «appaio essere stato null’altro che un ragazzo intento a giocare sulla riva del mare, distraendomi di tanto in tanto con la scoperta di un ciottolo più liscio o di una conchiglia più aggraziata delle altre, mentre il grande oceano della verità si estende, del tutto sconosciuto, dinanzi a me»[15].

È vero che «gli uomini furono condotti allo studio della filosofia, come in realtà lo sono ancora oggi, dalla meraviglia»[16], ma è anche vero che questo vale per chi ha occhi per vedere, orecchie per sentire. A parità di condizioni, ciò che decide è la disponibilità ad accogliere, ad accettare, ad ascoltare, a vedere, quanto ci viene incontro o quanto ci sorprende e stupisce.

Siamo immersi in un oceano di luce (E=mc2), ma chi mai (fisico o no) ha avuto il coraggio di accogliere e allevare pensieri simili: «Che aspetto avrebbe il mondo se io mi trovassi a cavallo di un raggio di luce?»[17]. Einstein aveva sedici anni ed era studente di ginnasio, quando aprì la "porta" della sua coscienza a tali idee; ne aveva 26, nel 1905, quando in poche settimane scrisse il suo primo saggio - non solo sulla luce o, come dice il titolo, Sull’elettrodinamica dei corpi in movimento - sulla teoria della relatività speciale (o ristretta) e aprì la strada a «un intero continente di nuove idee» (J. Thomson). Ricordando con piacere questo periodo, molto tempo dopo, Einstein ebbe a dire a Leo Szilard: «Sono stati gli anni più felici della mia vita. Nessuno s’aspettava da me che fossi la gallina dalle uova d’oro»[18].

L’ "avventura" di Fritjof Capra non è iniziata diversamente: «In un pomeriggio di fine estate, seduto in riva all’oceano, osservavo il moto delle onde e sentivo il ritmo del mio respiro, quando all’improvviso ebbi la consapevolezza che tutto intorno a me prendeva parte a una gigantesca danza cosmica. Essendo un fisico, sapevo che la sabbia, le rocce, l’acqua e l’aria che mi circondavano erano composte da molecole e da atomi in vibrazione, e che questi a loro volta erano costituiti da particelle che interagivano fra loro creando e distruggendo altre particelle. Sapevo anche che l’atmosfera della Terra era continuamente bombardata da una pioggia di raggi cosmici, particelle di alta energia sottoposte a urti molteplici quando penetrano nell’atmosfera. Tutto questo mi era noto dalle mie ricerche nella fisica delle alte energie, ma fino a quel momento ne avevo avuto esperienza attraverso grafici, diagrammi e teorie matematiche. Sedendo su quella spiaggia, le mie esperienze precedenti presero vita; vidi "scendere" dallo spazio esterno cascate di energia, nelle quali si creavano e si distruggevano particelle con ritmi pulsanti; "vidi" gli atomi degli elementi e quelli del mio corpo partecipare a questa danza cosmica di energia; percepii il suo ritmo e ne "sentii" la musica; e in quel momento seppi che questa era la danza di Siva, il Dio dei Danzatori adorato dagli Indù»[19].

Sulla spiaggia. Tenere aperta la coscienza sull’orizzonte marino: una preziosa indicazione, da coniugare con quest’altra - «l’accoglimento non è simmetrico alla difesa». Qui non si parla di un banale capovolgimento (tipo, al posto dell’io l’es) o di azzeramento di uno dei due poli della relazione (riduzionismo e hybris-dismo, in un senso o nell’altro). Si indica e si parla di una metamorfosi connessa alla scoperta e all’utilizzo di un altro piano (sempre negato e rimosso) della "casa", che da sempre abitiamo: «c’è un funzionamento diverso, un’altra logica»[20]. Non si tratta più né di barricarsi, vigilare, difendersi, né di armarsi e andare all’attacco; si tratta di accogliere. Accogliere: femminile ... un altro "raggio di luce". Si tratta di capire, di rendersi conto che il femminile è «nel cuore, il cuore di molte esperienze», «anche di questa - precisa Fachinelli - mia esperienza»[21].

Senza equivoci e senza serrate. Il messaggio non è per soli uomini o per sole donne (per uomini soli o per donne sole). Né è ai soli travestiti che egli pensa [22]. Si parla e si tratta del venir fuori dalla trappola (o dalla gabbia) in cui tutti siamo. È a W. Reich che occorre pensare: «Fondamentalmente la vita è semplice. La complica solo la struttura umana, quando è caratterizzata dalla paura di vivere».

Fachinelli ha ripreso le indicazioni di Reich [23] e le "stravolge": l’attenzione deve essere spostata, non si tratta né di demolire né di saltare oltre le barriere, ma «piuttosto di lasciar affluire, lasciar defluire», e, così, «i paletti della difesa finiranno, forse, per scendere alla deriva»[24]. Non servono né i carri armati né gli astuti r-aggiramenti: quando si lasciano affluire e si lasciano defluire le cose, le cortine di ferro cadono da sole. Accogliere, si tratta di ripartire da questo punto di vista nuovo: «Le cose che vengono da un’altra parte: come un accento imprevisto che muta, che sposta l’intera figura. Da questo punto di vista, limiti ben evidenti della psicanalisi. E limiti ben evidenti dell’antropologia fondata su di essa»[25].

Né demonizzare, né omologare [26]. Accogliere: femminile... qui la questione non è solo e più psicanalitica. L’indicazione è più profonda di quanto non sembri. Non solo mette in discussione la psicanalisi e l’antropologia fondata su di essa (nel senso attivo e passivo), ma offre elementi preziosi per focalizzare meglio il vortice che muove il più generale processo di riorientamento gestaltico che è attualmente in corso in molti e diversi campi del sapere contemporaneo [27].

È, per dirla in breve, una "chiave" decisiva per aprire finalmente le porte e le finestre della coscienza dell’intera storia occidentale: svegliarsi dal sonno della ragione narcisista e imperialista, che sogna il «Dov’era l’Es, deve divenire l’Ego» (Freud), e di riconoscere i molteplici, infiniti, altri modi di essere e di creare; e liberarsi sia di quelle concezioni astoriche e asociali, pessimistiche e catastrofiche, che ci vogliono porcospini o lupi («Homo homini lupus: chi ha il coraggio - scrive Freud ne Il disagio della civiltà - di contestare quest’affermazione dopo tutte le esperienze della vita e della storia?»), sia della malattia delle catene (Nietzsche) che esse comportano. Per uscire dalla preistoria (Marx), molte sono le chiavi di cui abbiamo bisogno. Ma questa fornita da Fachinelli, sembra essere tra le più importanti - riguarda noi, il soggetto.

È in questa direzione che Fachinelli sollecita a pensare: «Al momento di diventare sciamani, si dice, gli uomini cambiano sesso. È così posta in rilievo la profondità del mutamento necessario. Il femminile come atteggiamento recettivo non abolisce però il maschile, gli propone un mutamento parallelo»[28]. A tal punto, però, inoltrandosi e inoltrandoci nel «mare aperto» (l’espressione è nietzscheana), si aprono prospettive vertiginose e problemi a non finire: venir fuori «da interi millenni di labirinto» (Nietzsche) è impresa non disperata, ma delicata - è un sogno d’amore, ad occhi aperti [29].

Arianna offre a Teseo il filo, ma non lo fa per dar vita a un’altra thalassocrazia. Fachinelli guarda a Creta -«Cnosso, Pesto, le potenze aperte sull’orizzonte marino»[30] - ma non è lì il luogo per nascere o, se si vuole, per passare. Né «Nausicaa, Ulisse», né «le regge di Creta aperte verso il mare, senza difese»[31]. Qui siamo nel regno di Edipo, entro cui è rimasto prigioniero lo stesso Freud [32]. A Creta c’è Minosse, Pasifae, il Mino-tauro e il labirinto. Arianna abbandonata da Teseo salirà sul carro di Dioniso-Ade, Teseo uccide (fa morire) il padre e andrà (con Giasone, il monosandalos) alla conquista del vello d’oro (la madre): c’è il vicolo cieco, per entrambi. E’ la tragedia dell’eterno ritorno della volontà di potenza - un gioco sisifoideo [33].

Idea dell’accettare e sua importanza: questa è la "piccola porta" [34] attraverso cui Fachinelli esce dall’orizzonte freudiano. E grazie all’aiuto dello stesso Freud: "Il sogno osa generalmente di più di quanto si permetta il sognatore da sveglio. Di qui, l’idea di Freud di trasferire questo oltrepassamento alla coscienza vigile, nella cura dei nevrotici. Il sogno testimonia ciò che vuoi essere - ciò che puoi essere, allora" [35]. Il pensiero, invero, è alquanto oscuro e criptico, ma cerchiamo di capire e chiarire.

La cosa è importante. Da essa dipende - se è bene impostata la "reazione" - la "fusione nucleare" della coscienza, "a freddo".

"Traduciamo" e generalizziamo. Chi entra nello stato di sonno e sogna, nel sogno si comporta diversamente da come si comporta nello stato di veglia. Freud, avendo capito che "lo stato di sonno rende possibile la formazione del sogno, in quanto riduce la censura endopsichica»[36], ha cercato di trasferire e ottenere - nello stato di veglia - il tipo di coscienza propria del sogno. Egli non vi è riuscito: le ragioni sono proprio nelle modalità ("a caldo") che egli sceglie, soluzioni prevalentemente figlie di una intelligenza armata e astuta - quella di Ulisse e della sua dea protettrice, Atena.

Fachinelli si rende ben conto di tutto questo ma, sopravvivendo in lui ancora toni venatorii e thalassocratici (Creta, Ulisse, cacciatori, tagliole e «altre immagini di taglio»), non riesce a comprendere a pieno tutta la portata dell’idea dell’accettare. Ad ogni modo la "fusione" è avvenuta ed egli ha fatto passi da gigante in questa direzione.

Raccogliendo ed esplicitando, possiamo dire che la coscienza - facendosi accogliente - "fonde" e libera energie come prospettive in tutte le direzioni, sia nello stato di veglia sia nello stato di sonno, e sia in direzione dell’inconscio sia in direzione dell’ignoto.

Contemporaneamente, scompare l’assolutezza e l’onnipotenza di quella modalità della coscienza che «conferisce un privilegio generalmente sovrano alla difesa»[37] e si autopone come coscienza tout court, ed emergono dal buio (anche del tempo) altri modi di "abitare" (non esistono solo le casematte o i castelli), che soltanto superficialmente possono essere accostati a quelli concepiti secondo la logica della difesa: «Diminuzione della vigilanza, allentamento della difesa. Allentamento nel sogno, nel fantasticare, nell’inventare, nell’usare droghe - insomma in quella phantastica umana dove, a tratti, passa un messaggio inatteso»[38].

Sulla spiaggia, dinanzi al mare... riaffiora la domanda di Galilei: «Chi vorrà asserire, già essersi saputo tutto quello che è al mondo di scibile?».

L’orizzonte si ristruttura, si arricchisce, si allarga e si illumina - vertiginosamente. Oltre Aristotele. Oltre Freud: «II concetto di difesa definiva all’inizio le difficoltà e le impasses di un comportamento alterato; rapidamente è diventato normativo, capace di stabilire leggi e criteri, anche per il comportamento non alterato. E questo perché si è presupposta implicitamente una continuità tra l’uno e l’altro. L’anormale è diventato, con qualche differenza quantitativa, il normale»[39].

Oltre la psicanalisi - lettino di Procuste: «Miseria incurabile della teoria della sublimazione, che tenta di spiegare ciò che, se è sublime, è sublime sin dal principio. La psicanalisi dischiara: ecco un letterato chiaramente nevrotico; un filosofo ossessivo; un matematico quasi psicotico, un musicista autistico... Ma la legna da ardere non spiega di per sé il divampare del fuoco»[40].

Oltre Freud... riappare Nietzsche. Non c’è più un sopra e un sotto, un alto e un basso: «Chi può stabilire che cos’è essenziale e non essenziale, importante e non importante? Chi può giurare: questo è il centro e quella la periferia?»[41]. Ritroviamo questioni vitali di politica dell’esperienza [42]: «E oltre, il territorio della mistica. Non la religione istituita. Ma la mistica come zona irriducibile, inassimilabile, refrattaria alla religione stessa. Apex mentis. Mistica che è nello stesso tempo rapporto percettivo, percezione possibile ad alcuni, se non comune a tutti. Molte mistiche? evitare i codici che, invariabilmente, da sempre rifiutano o sequestrano questi tipi di esperienze»[43].

La ridefinizione del rapporto tra veglia e sonno è nel programma di Freud: «[...] lo stato di sonno rende possibile la formazione del sogno, in quanto riduce la censura endopsichica. Certo, siamo tentati di considerare questa conclusione come l’unica possibile in base ai dati di fatto dell’oblio dei sogni, e di sviluppare partendo da essa altri corollari sui rapporti energetici tra sonno e veglia. Ma per ora intendiamo fermarci qui [...] Qui interrompiamo per riprendere più oltre»[44]. Ma oltre, egli non è mai andato. Resterà per lo più confinato entro le coordinate cartesiane, a riguardo. La sua attenzione rimarrà fissamente legata alla censura e non verrà mai più fuori dalla logica oppositiva di una intelligenza armata ed astuta. Cercherà di vincere le resistenze, di sorprendere il "nemico", di abbattere le difese, ma l’impresa si fa interminabile e ... fallimentare [45]. Anzi, l’effetto sarà solo quello di caricare la coscienza sempre più di armi e di chiuderla entro un grande sistema di fortificazioni: «Dentro il suo castello dalle sette mura, la principessa non riesce più a muoversi»[46].

Come Kafka - davanti alla legge, Freud ha "visto" la porta aperta e non ha capito, non è entrato: «La resistenza al fatto che i pensieri del sogno divengono coscienti può forse essere aggirata anche senza dover subire in sé una riduzione»[47]. La paura del guardiano della soglia (il padre) lo ha bloccato e, passato l’attimo, la porta si è richiusa. Per tutta la vita, poi, tenterà ancora e insistentemente di entrare, cercherà di abbattere o di aggirare la porta, ma non ci riuscirà. Edipo abbatte il primo ostacolo (uccide il padre), abbatte il secondo ostacolo (la sfinge - madre cattiva), ma finisce sempre per sposare la madre e prendere il posto del padre. Un tentativo impossibile. Dal cerchio non si esce, il complesso edipico non è risolvibile [48]; e la sconfitta personale viene teorizzata ed elevata a legge - per tutti, dappertutto e per sempre. Girando, girando, alla fine, il Conquistador (così Freud si definiva: «niente altro che un conquistador per temperamento - un avventuriero, se volete tradurre il termine») -realizzata la sua «accumulazione originaria» (Il Capitale) - si da ad innalzare la sua Piramide (Teoria) e la sua Sfinge (Istituzione) intorno alla "sua" proprietà: «La psicanalisi - scrive nel 1914 - è una mia creazione».

Su questa strada, progressivamente, identificazione dopo identificazione, egli finisce per assumere la maschera del più terribile nemico della storia del suo popolo: non avendo vinto Roma (Annibale), non essendo giunto nella terra promessa (Mosè), si fa egiziano e diventa il Faraone con il cuore di pietra [49]. Chi osa pensare diversamente è subito espulso dal suo regno. Egli nega, rimuove, cancella le tracce ed ediphica. In un circolo vizioso si tengono insieme la Sfinge e la Piramide: l’una a salvaguardia dell’altra. Platone andò a scuola dai sacerdoti egiziani (Nietzsche), «Freud e Ferenczi si rifecero esplicitamente per fondare l’istituzione» alla Repubblica di Platone [50]. Il trionfo dell’ istinto di morte è garantito in "eterno"...

Ma con la morte non si scherza - «il deserto cresce: guai a colui che nasconde in sé dei deserti»[51]. Nella notte più buia, nessuna maschera può aiutare a nascondersi e nessun lampo di genio può aiutare a vedere - come Dante sapeva (Inf., III, v. 9), ogni egoica speranza e ogni motto di spirito (WITZ) debbono essere lasciati fuori (AUS-CH). Forse, dinanzi alla prova più tragica che il suo popolo (nonostante tutto) ed egli stesso stava per affrontare, Freud, infine, avrà capito e deposto le armi della sua intelligenza, e si sarà piegato («la più scottante mortificazione») a quella verità da lui stesso acquisita nel corso dell’indagine, «che non solo egli [l’Io] non è padrone in casa propria, ma deve fare assegnamento su scarse notizie riguardo a quello che avviene»[52].

«Segnale dell’avvenire»[53]. Nella comunicazione presentata al Convegno Internazionale su «Psicanalisi Psichiatria Antipsichiatria», tenutosi a Milano nel 1969, e intitolata significativamente e provocatoriamente «Che cosa chiede Edipo alla sfinge?», l’analista «dissidente» interroga la psicanalisi e gli stessi psicanalisti. E contro quella che è divenuta ormai solo una «psicanalisi della risposta»[54], Fachinelli riafferma tutto il valore - e tutta la centralità - dell’«ascolto analitico», e sollecita i suoi colleghi a «un lavoro senza fissa dimora, per così dire», a costituire anche «in altri luoghi condizioni, possibilità, linguaggio dell’interrogazione analitica»[55]. Sicuro di sé, egli annuncia sviluppi futuri. Tra le righe, qui, già si legge una tensione profonda a ripensare il discorso epistemologìco dalle radici, al di là della tradizione baconiana e kantiana [56]: alla base e all’inizio del lavoro scientifico, c’è l’ascolto - o, per dirlo con la consapevolezza sopraggiunta, l’accoglimento - non l’interrogazione; l’interrogazione viene dopo.

Fiducioso, egli così conclude il suo intervento: «Mi sembra chiaro che in queste direzioni ci incontreremo con altri ricercatori - sociologi, psichiatri, psicologi, antropologi - non certo in vista di una eclettica collaborazione interdisciplinare, come si usa dire e fare, ma perché avremo scoperto un luogo di base da cui partire per ricerche differenziate e molto spesso divergenti, se non in aperta polemica fra loro. Soprattutto però mi sembra chiaro che reincontreremo, sulla strada di Tebe, una sfinge senza più maschera, e un soggetto, di cui non conosciamo ancora il nome col quale potremo forse scambiare giuste domande e giuste risposte»[57].

Andando avanti e riemerso dal gorgo claustrofilico si ritrova davanti questioni decisive, fondamentali, non più annullabili, né rinviabili: Istinto di morte e conoscenza; Psicoanalisi della nascita e castrazione umana; La marionetta e il burattino [58]... È in gioco la vita, la vita o la morte «dell’Io in un senso non psicologico» [59], soltanto.

Giunto «sulla spiaggia», Fachinelli ritrova se stesso, e, al contempo, non trova più il Conquistador, ma lo scienziato, l’uomo accogliente e creativo - il Freud che sapeva del mare [60]. E, così, il dialogo come la discussione si riapre e si reimposta, correttamente.

Con Freud, oltre - in una nuova direzione e in modo nuovo: contro le sfingi e contro l’imbalsamazione degli uomini come delle teorie. Di fronte a Freud Fachinelli, finalmente, si pone come Galilei dinanzi ad Aristotele, come un ricercatore dinanzi a un altro ricercatore: «Aristotele fu un uomo, vedde con gli occhi, ascoltò con gli orecchi, discorse col cervello. Io sono un uomo veggo con gli occhi, e assai più che non vedde lui: quanto al discorrere, credo che discorresse intorno a più cose di me; ma se più o meglio di me, intorno a quelle che abbiamo discorso ambedue, lo mostreranno le nostre ragioni, e non le nostre autorità»[61].

Sulla spiaggia, davanti al mare, tutto acquista un’altra dimensione e appare nella sua luce più propria: «Progetto infantile: svuotare il mare con un secchiello! O setacciarne la sabbia. Anche il progetto di Freud - prosciugare l’inconscio, come la civiltà ha prosciugato lo Zuiderzee - è infantile»[62]. I libri di Aristotele stanno al gran libro dell’universo, come i libri di Freud stanno al mare: una proporzione preziosa e tuttavia incolmabile.

Di fronte all’inconscio come di fronte all’ignoto, non c’è hybris che duri. Accogliere: femminile... non è cosa di poco conto. Comporta un radicale rivolgimento del nostro atteggiamento di pensiero. Ed è, forse, una delle condizioni essenziali per concepire diversamente la storia...

Già solo quella della psicoanalisi è tutta da riscrivere. Da questo nuovo punto di vista, accolto,il contributo e il ruolo sponsale di Breuer e di Fliess prima, e di tanti altri "eretici" dopo, rispetto alla «straordinaria fecondità»[63] di Freud, è tutto da riconsiderare. Il non accettare la propria femminilità - fino a scambiarla e a ridurla a omosessualità - ha portato direttamente Freud e la psicanalisi nel buio più nero.

Aprendo la Piramide e accogliendo la luce, si potrebbe riprendere il cammino dall’inizio - con Breuer, con Fliess e con Freud, insieme. È l’unico filo che ci è rimasto, per uscire dal labirinto - non quello di Arianna, ma quello di Bloch: la Speranza [64]. Ricominciare proprio dall’idea abbandonata, dalla "figlia" di Fliess e Freud: «E ora la cosa più importante! Il mio prossimo libro, per quanto posso vedere, si intitolerà La bisessualità nell’uomo; investigherà la radice del problema e dirà l’ultima parola, che mi sarà permesso di dire, sull’argomento; l’ultima e la più profonda... L’idea stessa è tua. Ricorderai che ti dicevo anni fa, quando tu eri ancora specialista del naso e chirurgo, che la soluzione risiedeva nella sessualità. Anni dopo tu mi correggesti e dicesti bi-sessualità, e vedo che hai ragione. Probabilmente dovrò prendere a prestito ancora di più da te e forse sarò spinto dall’onestà a chiederti di apporre la tua firma al mio libro; ciò significherebbe un’estensione della parte anatomico-biologica, che a me riuscirebbe assai scarsa. Per parte mia dovrei occuparmi dell’aspetto mentale della bi-sessualità e della spiegazione del lato nevrotico. Questo dunque è il mio prossimo progetto che spero ci unirà ancora nella ricerca scientifica»[65].

Su questa strada, poi, non potremmo nonriaprirelaquestione dellafecondità,e ripensarla in tutta la sua portata e intuttala sua importanza - come una decisiva categoria ontologica, secondo l’indicazione di Lévinas.

In tale direzione - tenendo presente che «l’origine biologica di questo concetto non neutralizza in alcun modo il paradosso del suo significato e delinea una struttura che va al di là dell’empiria biologica»[66] - forse, potremo comprendere (finalmente e meglio) che «la fecondità fa parte del dramma stesso dell’io», che «la fecondità attesta un’unità che non si oppone alla molteplicità, ma, nel senso preciso del termine, la genera»[67], e così aprirci a nuove possibilità e nascere a un avvenire che non sia - ancora una volta e sempre - «un avvenire del Medesimo»[68].

L’accogliere: femminile... mina alla radice il «narcisistico godimento» di quel soggetto che «vuole signoreggiare in sé e intorno a sé e sentirsi padrone», che «possiede la volontà di ridurre il molteplice all’unità» e, «subordinato un impulso apparentemente antitetico», una «erompente risoluzione all’ignoranza, al volontario isolamento, un serrar le proprie finestre, un intimo dir di no a questa o quella cosa, un non lasciarsi avvicinare, una sorta di condizione difensiva contro quel molto che può essere conosciuto, un contentarsi dell’oscuro, dell’orizzonte che rinchiude, un dir di sì e un consentire all’ignoranza»[69]; e pone all’ordine del giorno - in modo inedito - la realizzazione del sogno illuministico: l’uscita dell’uomo da uno stato di minorità il quale è da imputare a lui stesso[70].

NOTE

-  1 E. Fachinelli, Il bambino dalle uovo d’oro. Brevi scritti con testi di Freud, Reich, Benjamin e Rose Thè, Milano, Feltrinelli, 1974, p. 9.
-  2 Questo scritto era già apparso in «Lettera Internazionale», 6, 1985.
-  3 E. Fachinelli, La mente estatica, Milano, Adelphi, 1989.
-  4 S. Freud, L’interpretazione dei sogni, Torino, Boringhieri, 1973, p. 553.
-  5 E. Fachinelli, La freccia ferma. Tre tentativi di annullare il tempo, Milano, edizioni L’Erba Voglio, 1979.
-  6 E. Fachinelli, Claustrofilia. Saggio sull’orologio telepatico in psicanalisi, Milano, Adelphi, 1983.
-  7 E. Fachinelli, Claustrofilia, cit., p. 12.
-  8 J. Conrad, La linea d’ombra, Torino, Einaudi, 1989. A riguardo, cfr. la bella recensione di A. Asor Rosa, La nave è immobile, «La Repubblica», 22.3.1989.
-  9 E. Fachinelli, Claustrofilia, cit., p. 11.
-  10 E. Fachinelli, La mente estatica, cit., pp. 15-6. "
-  11 Ibid., p. 18.
-  12 In analogia, cfr., già, le riflessioni su «Gruppo aperto o gruppo chiuso?», in E. Fachinelli, Il bambino..., cit., pp: 114-141.
-  13 E. Fachinelli, La mente estatica, cit., p. 23.
-  14 M. Heidegger, L’abbandono, Genova, II melangolo, 1983.
-  15 La citazione, notissima, è ripresa da: J. Bronowski, L’ascesa dell’uomo. Storia dell’evoluzione culturale, Milano, Fabbri Editori, 1976, p. 234.
-  16 Aristotele, Metafisica, Libro I, 982 b, 10.
-  17 J. Bronowski, op. cit., pp. 245-7. A riguardo, cfr. anche E. Fachinelli, La mente estatica, cit., p. 69.
-  18 J. Bronowski, op. cit., pp. 252-254.
-  19 F. Capra, Il Tao della fisica, Milano, Adelphi, 1982, pp. 11-12. «La scoperta del parallelo fra i koan zen e i paradossi della fisica quantistica [...] stimolò grandemente il mio interesse per il misticismo orientale e acuì la mia attenzione [...] La scoperta di queste somiglianze non fu dapprima nulla più di un esercizio intellettuale, anche se molto stimolante, ma poi, in "un tardo pomeriggio dell’estate del 1969, ebbi un’esperienza molto intensa che mi fece considerare con molta maggiore serietà i paralleli tra fisica e misticismo» (cfr. F. Capra, Verso una nuova saggezza. Conversazioni con Gregory Bateson, Indira Gandhi, Werner Heisenberg, Krishnamurti, Ronald David Laìng, Ernest F. Schumacher, Alan Watts e altri personaggi straordinari, Milano, Feltrinelli, 1988, pp. 26-27). Altri noti lavori sono: F. Capra, Il punto di svolta. Scienza, società e cultura emergente, Milano, Feltrinelli, 1984, e, F. Capra - C. Spretnak, La politica dei verdi, Milano, Feltrinelli, 1986.
-  20 E. Fachinelli, La mente estatica, cit., p. 23.
-  21 Ibid., p. 21.
-  22 Su questo, cfr. la coraggiosa e importante prefazione al libro di fotografìe di Lisetta Carmi, I travestiti, Roma, Essedì Editrice; e l’articolo Travestiti, «L’erba voglio», 11, 1973, ripreso poi in: E. Fachinelli, Il bambino..., cit., pp. 202-211. Qui, anche, già si "covano uova" che saranno deposte poi «Sulla spiaggia».
-  23 Su W. Reich, cfr. E. Fachinelli, Il bambino..., cit., pp. 52-70.
-  24 E. Fachinelli, La mente estatica, cit., p. 21.
-  25 Ibid., p. 24.
-  26 L’espressione è ripresa da quell’interessante e coraggioso libro che «cerca di muoversi nello spazio etico che si trova tra demonizzazione e omologazione sulla base dell’idea che entrambi gli atteggiamenti vivano male la trascendenza dell’altro» di F. Cassano (Approssimazione. Esercizi di esperienza dell’altro, Bologna, II Mulino, 1989, p. 8). Il tema centrale della sua riflessione è molto prossimo al tema dell’accogliere: si tratta di «deporre l’elmo» (p. 9) dell’intelligenza astuta e armata, quello di Atena-Metis. L’invito a non demonizzare e a non omologare è rivolto, per quanto riguarda la ricerca di Fachinelli (ma la cosa vale anche per quella di Cassano, come qualcuno ha già fatto), a S. Vegetti Pinzi, che chiude una sua recensione de La mente estatica (cfr. Dalla psicoanalisi all’estasi un viaggio della conoscenza, «Corriere della sera», 30.4.1989) con la seguente considerazione: «Si tratta, come è evidente, di una indagine ad alto rischio dove la psicoanalisi, sganciata dalla pratica clinica e dalla referenza teorica, esplora i territori dell’immaginario e le potenzialità della suggestione».
-  27 Uno per tutti, cfr. il testo di F. Capra, Verso una nuova saggezza..., cit., nota 19.
-  28 E. Fachinelli, La mente estatica, cit., pp. 21-22.
-  29 II primo riferimento è a M. [Lea] Melandri, Come nasce il sogno d’amore, Milano, Bompiani, 1988; il secondo è a uno dei temi centrali dei lavori di M. Fagioli, Istinto di morte e conoscenza; La marionetta e il burattino; Psicoanalisi della nascita e castrazione umana, Roma, Armando Editore, rispettivamente del 1972, 1974, e 1975. I due richiami, ovviamente, non sono affatto casuali, rispetto alla ricerca portata avanti in questi anni da Fachinelli. Di M. Melandri ricordo ancora l’altro suo importante lavoro, L’infamia originaria, Milano, edizioni L’Erba Voglio, 1977.
-  30 E. Fachinelli, La mente estatica, cit., p. 23.
-  31 Ibid., p. 16.
-  32 «Freud è interamente compreso nella rete del complesso di Edipo» (cfr. E. Fachinelli, II bambino..., cit., p. 154).
-  33 Su questi problemi, cfr. F. La Sala, Le "regole del gioco" dell’Occidente e il divenire accogliente della mente [di seguito, in La mente accogliente...cit., pp.162-189].
-  34 Ogni secondo, nel tempo, "era la piccola porta da cui poteva entrare il Messia" sono le ultime parole delle Tesi di filosofia della storia di Walter Benjamin (cfr. W. Benjamin, Angelus Novus, Torino, Einaudi, 1962, p. 63). Il richiamo è voluto. Fachinelli, infatti, ha sempre posto e dedicato molta attenzione all’opera di Benjamin, cfr. Il bambino... cit., pp. 158-168, e La mente estatica, cit., p. 42 e nota. e pp. 90-92.
-  35 E. Fachinelli, La mente estatica, cit., p. 20.
-  36 S. Freud, L’interpretazione..., cit., p. 477.
-  37 E. Fachinelli, La mente estatica, cit., pp. 19-20.
-  38 Ibid., p. 20.
-  39 lbid., pp. 23-24
-  40 Ibid., p. 24.
-  41 Ibid., p. 23.
-  42 R.D. Laing, La politica dell’esperienza, Milano, Feltrinelli, 1968;e, ancora, R.D. Laing, Nascita dell’esperienza, Milano, Mondadori, 1982.
-  43 E. Fachinelli, La mente estatica, cit., p. 24.
-  44 S. Freud, L’interpretazione..., cit., p. 477.
-  45 «Un’analisi basata sistematicamente sullo smantellamento delle difese incontra ad ogni passo quel pericolo che le ha fatte erigere. [...] L’analisi assume allora il senso di un decondizionamento ad infinitum. Interminabilità, eccetera» (cfr. E. Fachinelli, La mente estatica, cit., pp. 20-21).
-  46 Ibìd., p. 22.
-  47 S. Freud, L’interpretazione..., cit., p. 477.
-  48 S. Freud, Il tramonto del complesso edipico, in: S. Freud, La vita sessuale, Torino, Boringhieri, 1970, pp. 209-217.
-  49 Nota è la costante attenzione e ambivalenza di Freud nei confronti di Mosè. Dal 1934 al 1938, Freud lavora a L’uomo Mosè e la religione monoteistica (Torino, Boringhieri, 1977), e in quest’opera egli avanza e fa sua l’ipotesi che «Mosè è un egiziano probabilmente di origine nobile che il mito ha fatto ebreo».
-  50 E. Fachinelli, Il bambino..., cit., p. 243.
-  51 F. Nietzsche, Così parlò Zarathustra, parte IV, «Tra le figlie del deserto».
-  52: S. Freud, Introduzione alla psicoanalisi, Torino, Boringhieri, 1969, p. 258.
-  53 Questo è il titolo della sezione che comprende «Che cosa chiede Edipo alla sfinge?» e il «Programma per un teatro proletario di bambini» di Walter Benjamin, cfr. E. Fachinelli, Il bambino..., cit., p. 143.
-  54 Op. cit., p. 152.
-  55 Ibid.,p. 155.
-  56 Essa è condensata e condensabile nella considerazione kantiana, secondo cui «la ragione deve accostarsi alla natura, certo per venire ammaestrata da questa, non però nella qualità di uno scolaro, che si fa suggerire tutto ciò che vuole il maestro, bensì nella qualità di un giudice investito della sua carica, il quale costringe i testimoni a rispondere alle domande che egli propone loro» (cfr. I. Kant, Critica della ragione pura, Prefazione alla seconda edizione, trad. it. di G. Colli, Milano, Adelphi, 1976, p. 21).
-  57 E. Fachinelli, Il bambino..., cit., p. 157.
-  58 Sono richiamati, ancora una volta, contro il generale e diffuso stile ediphicatorio, i lavori di M. Fagioli (espulso dalla Società Psicoanalitica Italiana, insieme ad A. Armando, agli inizi del 1976).
-  59 La citazione è ripresa da: L. Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus e Quaderni 1914-1916, Torino, Einaudi, 1968, p. 181. La questione a cui si allude non è affatto da sottovalutare, è cruciale per Freud, per lo stesso Wittgenstein, come per noi: «L’Io, l’Io è il mistero profondo!» (op. cit.). Questo è il nodo da sciogliere per uscire dallo «stato di minorità» edipico.
-  60 E. Fachinelli, La mente estatica, cit., p. 23.
-  61 G. Galilei, Il Saggiatore, in Opere, Edizione Nazionale, a cura di A. Favaro, 20 voll., Firenze 1929, voi. VI, p. 538. Sulla centralità di questo "atteggiamento" nel lavoro e nella ricerca di Galilei, cfr. U. Curi, Schemi logici e forme reali del sapere in Galilei, in: U. Curi, La linea divisa. Modelli di razionalità e pratiche scientifiche nel pensiero occidentale, Bari, De Donato, 1983, pp. 135-156.
-  62 E. Fachinelli, La mente estatica, cit., p. 21.
-  63 Ibid., p. 180.
-  64 E. Bloch, Il princìpio Speranza (1954-1959). A riguardo, si tengano anche presenti le considerazioni di E. Paci sul tema «Modalità e novità in Bloch», in: E. Paci, Idee per una enciclopedia fenomenologica, Milano, Bompiani, 1973, pp. 576-586. In tale dirczione, forse, si potrà elaborare un nuovo percorso che non porti né tra le braccia del Freud conquistador, né tra le braccia dello Jung «mago-pastore, Seel-sorger» (cfr. E. Fachinelli, «A proposito di Jung», in Il bambino..., cit., p. 74), e né tra le braccia dello Hillman discepolo di Dioniso (cfr. J. Hillman, Il mito dell’analisi, Milano, Adelphi, 1979, tutta la terza parte «Sulla femminilità psicologica», e, particolarmente, le pp. 279-307).
-  65 S. Freud, Le origini della psicoanalisi: lettere a Wilhelm Fliess 1887-1902, Torino, Boringhieri, 1968, pp. 254-256 (lettera del 7 agosto 1901). - Per problemi e suggestioni connessi a tale linea di ricerca, cfr. F. La Sala, Le due metà del cervello, «Alfabeta», 17, 1980, p. 11, recensione del lavoro di P. Watzlawick, Il linguaggio del cambiamento, Milano, Feltrinelli, 1980. [Si cfr., inoltre AA.VV., I gemelli. Il vissuto del doppio, a cura di Liana Valente Torre, Firenze, La Nuova Italia, 1989].
-  66 E. Lévinas, Totalità e Infinito, Milano, Jaca Book, 1980, p. 286. Polemizzando sia con l’empirismo sia con l’idealismo, Feuerbach già ne aveva intuito le ricche potenzialità: «Le idee scaturiscono soltanto dalla comunicazione, solo dalla conversazione dell’uomo con l’uomo. L’uomo si eleva al concetto, alla ragione in generale, non da solo, ma insieme con l’altro. Due uomini [esseri umani, fls] occorrono per creare l’uomo, sia l’uomo spirituale, sia quello fisico [...]» (cfr. L. Feuerbach, Prìncipi della filosofia dell’avvenire, Torino, Einaudi, 1971, 126).
-  67 E. Lévinas, op. cit., p. 282.
-  68 Ibid., p. 276.
-  69 F. Nietzsche, Al di là del bene e del male, af. 230, Milano, Adelphi, 1976, voi. VI, t. II, pp. 139-140.
-  70 I. Kant, Risposta alla domanda: che cos’è l’illuminismo?



Sul tema, nel sito e in rete, si cfr.:

-  IL PROGRAMMA DI KANT. DIFFERENZA SESSUALE E BISESSUALITA’ PSICHICA: UN NUOVO SOGGETTO, E LA NECESSITA’ DI "UNA SECONDA RIVOLUZIONE COPERNICANA"

-  UOMINI E DONNE. SULL’USCITA DALLO STATO DI MINORITA’, OGGI. AL DI LA’ DELL’ "EDIPO".

-  Costituzione dogmatica della chiesa "cattolica"... e costituzione dell’Impero del Sol Levante. Un nota sul “disagio della civiltà”

-  CHI SIAMO NOI IN REALTA’? Relazioni chiasmatiche e civiltà. Lettera da ‘Johannesburg’ a Primo Moroni (in memoriam)

-  L’ILLUMINISMO, OGGI. LIBERARE IL CIELO. Cristianesimo, democrazia e necessità di "una seconda rivoluzione copernicana"

-  ELVIO FACHINELLI. Oltre Freud, una seconda rivoluzione copernicana

-  Elvio Fachinelli (1928-1989). Per il ventennale della morte.

-  NEGARE AL FARAONE LA VITTORIA POSTUMA. LA CRISI EPOCALE DELLA CHIESA ’CATTOLICA’ E LA LEZIONE DI SIGMUND FREUD...
-  BENEDETTO XVI A MALTA, FREUD A LONDRA, E UNA BAMBINA: LA LEZIONE DI "MOSE’" DA NON DIMENTICARE.


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