ELVIO FACHINELLI (1928-1989). Per il ventennale della morte.

giovedì 18 febbraio 2010.

-  Per il Ventennale della morte di Elvio Fachinelli (1928-1989)
-  sull’impossibile formazione degli analisti Conversazione di Sergio Benvenuto con Elvio Fachinelli - <- cliccare sulle parole evidenziate , per andare sul sito di PSYCHOMEDIA).



-  LETTERA SULLA CONVERSAZIONE CON FACHINELLI

di Federico La Sala

-  Milano, 29 Giugno 2009

Caro Sergio Benvenuto

Hai fatto benissimo a riproporre, “Per il Ventennale della morte di Elvio Fachinelli (1928-1989)”, questa “intervista alla quale teneva in modo particolare”. Senza alcun dubbio, essa è un capitolo fondamentale della sua biografia e del suo lavoro. Ciò che egli dice nell’intervista si colloca dopo il 1985, dopo il densissimo breve testo “Sulla spiaggia” (pubblicato proprio nella Rivista di cui eri redattore, “Lettera Internazionale”, 6, 1985), e prima di “La mente estatica” del 1989, che parte proprio da tale testo.

L’intervista del 1987 è un passaggio fondamentale del suo percorso di vita e di ricerca, e una brillante (puntuale e vivacissima) testimonianza del suo spirito: “Ho fatto un’analisi con Cesare Musatti che probabilmente, con i criteri attuali, sarebbe giudicata un’analisi «selvaggia» - come del resto le analisi fatte dalle prime generazioni di psicoanalisti. Eppure secondo me è stata una buona analisi: ho ricevuto sorprese, e questo per me è fondamentale in ogni analisi. Ho imparato e mi sono anche divertito. (...) . Si era nel periodo in cui la Spi non aveva assolutamente la posizione centrale che ha attualmente: era il centro di se stessa, non il centro della vasta nebulosa psicoterapeutica che si è formata negli ultimi anni. La società somigliava più alle prime baracchette freudiane che alla fortezza burocratica che è diventata in seguito”.

Il suo lavoro dentro-fuori la tradizione psicoanalitica è, fin dall’inizio, libera e ‘giocosa’. In buona compagnia di se stesso, di Freud, di Musatti, di Lacan (e di molti altri e di molte altre), egli ha vissuto e camminato nel mondo ponendo domande alla sfinge, non dando “risposte”!!! La sua originalità, la sua creatività, e la sua lezione (psicoanalitica, antropologica, e filosofica - tutta ancora da capire!!!) sta in un inedito e originario “sàpere aude”, nel sapere accogliere le “sorprese”, nell’“accogliere: femminile” (già in “Sulla spiaggia” e, poi, in “La mente estatica”). E’ una indicazione carica di teoria, ancora tutta da declinare e che annuncia (con Kant e, dopo Freud e Lacan) una “seconda rivoluzione copernicana” (Th. W. Adorno).

Ho visto Fachinelli (ci conoscemmo nel 1972, poco dopo l’uscita del primo numero della rivista “L’erba voglio”) tre o quattro volte nel maggio del 1989. In uno di questi incontri, mentre a Roma si stava svolgendo il Congresso Internazionale della SPI, parlando delle grandi acquisizioni e indicazioni del suo lavoro (gli avevo dato da leggere un mio breve saggio), gli dissi: “Fachinelli For President”. Il suo sorriso, saggio e luminoso, fu, ed era già e di nuovo, di chi sta in una baracchetta, sulla spiaggia, dinanzi al mare.... sorpreso! E, anche, compiaciuto e consapevole di aver “dato il senso al lavoro di tutta una vita”. Con Giuditta e “Per Giuditta” (a Lei è dedicata “La mente estatica”), egli era sceso all’inferno e aveva tagliato la testa di Oloferne, e ne era fiero. Felicemente fiero - a tutti i livelli ...

Federico La Sala


Sul tema, nel sito, si cfr.:

-  Psicoanalisi, Storia e Politica....
-  L’ITALIA, IL VECCHIO E NUOVO FASCISMO, E "LA FRECCIA FERMA". La lezione sorprendente e preveggente di Elvio Fachinelli - di Federico La Sala

-  LA DECAPITAZIONE DI OLOFERNE E LA FINE DELLA CLAUSTROFILIA. UN OMAGGIO A ELVIO FACHINELLI.
-  Una nota sull’importanza della sua ultima coraggiosa opera

-  Sulla spiaggia. Di fronte al mare...
-  CON KANT E FREUD, OLTRE. Un nuovo paradigma antropologico: la decisiva indicazione di ELVIO FACHINELLI

-  PERVERSIONI di Sergio Benvenuto. UN CORAGGIOSO PASSO AL DI LA’ DELL’EDIPO.
-  La mente estatica e l’accoglienza astuta degli apprendisti stregoni. Una nota sul sex-appeal dell’inorganico di Mario Perniola.

-  DAL DISAGIO ALLA CRISI DELLA CIVILTA’: FINE DEL "ROMANZO FAMILIARE" EDIPICO DELLA CULTURA CATTOLICO-ROMANA.

-  FOUCAULT, HADOT, PROSPERI, VATTIMO. L’ "addio alla verità" degli antichi e la coraggiosa proposta della carità ("charitas"), oggi. Materiali sul tema



"CI PENSERO’ SU’". Pier Aldo Rovatti, Elvio Fachinelli, e l’immaturità nei confronti della dimensione dell’altro. Una “seduta” lunga vent’anni, ma felicemente terminata.

di Federico La Sala (Milano, 17.07.2009)

E’ stata solo una questione di tempo - di tempo vissuto - ma, alla fine, Pier Aldo Rovatti ce l’ha fatta e, con onestà e coraggio, lo ha ammesso - pubblicamente. A Luserna, nel paese natale di Elvio Fachinelli, “ne ho parlato come di un pensatore inattuale. Inattuale proprio perché è rimasto scomodo, come era allora, e perché non siamo ancora riusciti ad ascoltarlo davvero” (la Repubblica, 03.04.2009).

Evidentemente, l’ultimo incontro con Fachinelli, - una vera e propria “seduta analitica”, a ben vedere - è stato decisivo: “quando proprio nel 1989, alla vigilia della sua prematura scomparsa, accettò l’invito della redazione di aut aut a venire a discutere il suo ultimo libro [La mente estatica], se ne rimase zitto in un angolo quasi tutto il tempo e alla fine ci liquidò con un secco Ci penserò sù”, ha posto Rovatti di fronte al suo “aut aut”, lo ha svegliato e sollecitato a un personale e teorico “ci penserò sù”, di conoscenza di sé e dell’altro - di “sé come un altro” (P. Ricoeur, ricordiamo - ed Enzo Paci) - di lunga durata.

Vicino/lontano - in un circolo vizioso, sull’orlo della follia. "Abitare la distanza" è la condizione dell’uomo, caratterizzata dal paradosso: egli è dentro e fuori, vicino e lontano, ha bisogno di un luogo, di una casa dove "stare" ma poi, quando cerca questo luogo, scopre il fuori, la distanza. Per Rovatti, che cerca di trovare la strada “per una pratica della filosofia”, non sembrano esserci più speranze; e si rassegna a indicare un modo, un atteggiamento, un "come" stare nel paradosso. (Rovatti sembra aver dimenticato definitivamente la lezione di Paci e di Ricoeur - insieme nel Lager di Wietzendorf, in Polonia, nel 1944).

Ma la lingua continua a battere dove il dente duole: “Siamo ignoti a noi medesimi, noi uomini della conoscenza, noi stessi a noi stessi: è questo un fatto che ha le sue buone ragioni. Non abbiamo mai cercato noi stessi - come potrebbe mai accadere che ci si possa, un bel giorno, trovare? (...) Restiamo appunto necessariamente estranei a noi stessi, non ci comprendiamo, non possiamo fare a meno di confonderci con altri, per noi vale in eterno la frase: Ognuno è a se stesso il più lontano - non siamo, per noi, uomini della conoscenza" (F. Nietzsche, Genealogia della morale, Prefazione,Opere, VI, t. II, p. 213).

“Vicino/lontano”. Un’Associazione culturale. Un’altra inziativa: un’altra “aut aut”? Si riprende il lavoro, pratico e teorico. La Forum Editrice Universitaria Udinese apre le porte: “la collana vicino/lontano è diretta da Marco Pacini con la consulenza scientifica di Stefano Allievi, Giovanni Leghissa, Giangiorgio Pasqualotto, Pier Aldo Rovatti e Davide Zuletto”.

La ripetizione non è ripetizione, è ripresa - come in questo caso. Pier Aldo Rovatti scrive un’agile e veloce riflessione: “Possiamo addomesticare l’altro? La condizione globale” (Forum 2007). Il tema è ancora, sempre, e di nuovo (qualcuno, Slavoj Zizek - in questo caso, lo sollecita), la “nostra immaturità nei confronti della dimensione dell’altro” (p. 32) - e, ovviamente, di .

Così il sommario: Aspettando i barbari, Turisti per forza, Il gioco di verità in cui siamo, Una porta aperta. E, così, l’avvio del discorso, di ogni capitoletto:

-  Immaginiamoci sul confine (...)

-  Possiamo immaginarci di stare sul confine, contro ogni apparenza (...)

-  Più precisamente, nella sua monografia su Foucault (...), Deleuze ipotizza un ‘dentro come piega del fuori’. La metafora (...) ci aiuta, ma noi abbiamo forse bisogno di immagini più direttamente traducibili. Come, per esempio, quella di soglia adoperata da Derrida per descrive l’aporia dell’ospite. Si tratta, come ho cercato di dire altrove, di abitare la distanza (...) Di accettare la sfida di una identità senza luogo, disegnando i contorni di una prossimità esposta al fuori e all’alterità ma non cancellata da questa esposizione (...)

-  Abitiamo in una casa che dovremmo cercare di descrivere. (...).

E questa la chiusura: “Mi ritorna in mente quello stupefacente racconto di Franz Kafka che si intitola La tana. E’ una descrizione perfetta della nostra condizione ansiosa, di soggetti snervati dalla paura che la casa non sia sicura e che l’estraneo, nonostante tutto, possa penetrarvi. Ci sembra di poterci rassicurare barricandoci (...) Ma subito, in preda all’angoscia, per la nostra vulnerabilità, corriamo su per i cunicoli fino all’ingresso, il punto più debole. E non ci limitiamo a spiare se qualcuno fuori si aggiri minacciosamente, ma apriamo la porta stessa, usciamo fuori e ci acquattiamo all’esterno perché da lì pensiamo di vedere meglio e prima l’eventuale aggressore. Poi ci accorgiamo dell’errore (...) e con altrettanta precipitazione torniamo dentro la casa e barrichiamo l’entrata. L’inquietudine non si calma: ancora una volta usciremo e ancora una volta rientreremo precipitosamente
-  (...) Se possibile, la nostra condizione attuale è peggiore di quella dello strano animale che abita la tana (...) Ma il problema è lo stesso. Non riusciamo a vivere né dentro né fuori mentre ci illudiamo di stare sempre in un interno, dentro la ‘serra’. In realtà siamo collocati su sottilissime pareti, e l’esercizio che dovremmo riuscire a fare sarebbe quello di trasformare ogni volta queste pareti sottilissime in una soglia, in un luogo di passaggio ed di scambio, nella de-soggettivazione di un incessante dentro-fuori come luogo del nostro abitare. L’inquilino della tana di Kafka non ci riesce, ma forse ci suggerisce, nel suo fallimento, quale potrebbe essere il movimento giusto” (pp. 47-48).

Immaginiamoci su un confine. Una porta aperta. Pur senza mai citarlo, si sente che Fachinelli è presente (“zitto in un angolo”), in questa veloce riflessione sulla "condizione globale". Rovatti comincia a intravedere e a capire il senso della ‘risposta’ che Fachinelli gli aveva dato - quasi vent’anni prima.

Vicino/lontano - in un circolo virtuoso, sulla spiaggia, dinanzi al mare. Nel 2009, sostenuto dalla volontà e dal coraggio di mettersi in gioco e di entrare nel gioco (pp. 36-7), Rovatti è giunto “Sulla spiaggia” (E. Fachinelli. La mente estatica, Milano, Adelphi, 1989, pp. 13-25) e, finalmente, ha capito il senso del lavoro di Fachinelli ed è capace di riconoscerne tutto il valore: Fachinelli è “un pensatore inattuale”, il suo “dialogo con la psicoanalisi freudiana ma anche lacaniana, si trasforma in una filosofia che indaga - lungo il filo della temporalità vissuta - che cosa significa pensare. E che risponde (si veda il bellissimo incipit di La mente estatica): per pensare dobbiamo sospendere il tempo e aprirci all’ascolto del nostro ospite interno” (P. A. Rovatti, Un pensatore inattuale, cit.).

Non Enzo Paci né Fachinelli si sbagliava. Rovatti ce l’ha fatta: è uscito dalla ‘serra’, sano e salvo!

Federico La Sala (Milano, 17.07.2009)


Sul tema, nel sito, si cfr.:

-  DEMOCRAZIA: ABBI IL CORAGGIO DI PRENDERE LA PAROLA E DI PARLARE DA CITTADINO SOVRANO.

-  CRISI COSTITUZIONALE (1994-2009). DUE PRESIDENTI GRIDANO: FORZA ITALIA!!! .... E IL LUNGO SONNO DELLA RAGIONE COSTITUZIONALE DELLE ISTITUZIONI E DEGLI INTELLETTUALI. BERLUSCONI E LA "MEZZA" DIAGNOSI DEL PROF. CANCRINI.

-  UNA QUESTIONE DI ECO. L’orecchio disturbato degli intellettuali italiani

-  DON PAOLO FARINELLA, PRETE E CITTADINO "SPOSATOSI" CON BERLUSCONI, COMINCIA A SVEGLIARSI: GLI HA SCRITTO UNA "LETTERA DI RIPUDIO", FINALMENTE!!! A QUANDO QUELLA DELLA CEI, DELLA GERARCHIA ROMANA, E DEGLI "ALTRI"?!

-  DON PAOLO FARINELLA HA "SPOSATO" BERLUSCONI. E "HA TRADITO" (DA CITTADINO) LO SPIRITO DELLA COSTITUZIONE E (DA PRETE) LO SPIRITO DI DIO (AMORE - CHARITAS).

-  LA LUNA, 1969: UNA LEZIONE GALILEANA (E DANTESCA) ALLA TERRA. Non così "si va in cielo", non così "va il cielo"!

-  NEGARE AL FARAONE LA VITTORIA POSTUMA. LA CRISI EPOCALE DELLA CHIESA ’CATTOLICA’ E LA LEZIONE DI SIGMUND FREUD...
-  BENEDETTO XVI A MALTA, FREUD A LONDRA, E UNA BAMBINA: LA LEZIONE DI "MOSE’" DA NON DIMENTICARE.


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