Storiografia

FASCISMO E LEGGI PER LA DIFESA DELLA RAZZA (1938). De Felice, Mussolini, e la "percentuale" del 1932. Un saggio di Giorgio Fabre, in "Quaderni di storia", riapre la questione. Una nota di Roberto Roscani - a cura di pfls

domenica 11 marzo 2007.
 


Mussolini razzista nascosto da De Felice

di Roberto Roscani *

Millenovecentotrentotto. L’anno delle leggi razziali. L’anno in cui il fascismo dà al razzismo e all’antisemitismo una dimensione teorica e politica definitiva. Ad agosto, per iniziativa diretta di Mussolini esce La difesa della razza.

A pagina cinque, subito dopo la presentazione della rivista diretta da Telesio Interlandi, un articolo con un titolo apparentemente anodino: Razza e percentuale. Quaranta righe secche e soprattutto anonime per cancellare un libro a suo modo famoso, i Colloqui con Mussolini firmato da Emil Ludwig e datato 1932.

Sei anni prima Mussolini aveva detto al giornalista che nell’Italia fascista non c’era antisemitismo, che «razza ... è un sentimento, non una realtà; il 95% è sentimento». Ora questa pagina vuole rovesciare quelle affermazioni: «Fermiamoci sulla data: 1932. Da allora molti avvenimenti sono accaduti... uno di essi li sovrasta tutti: il nuovo impero di Roma. E il secondo è che l’antifascismo mondiale è di pura marca ebrea».

Chi è, nel 1938, l’anonimo difensore del Mussolini del 1932? Semplice è Mussolini. La certezza ce la dà un saggio di Giorgio Fabre che sta per uscire sul numero 65 dei Quaderni di storia (in libreria a giorni). L’autore (due anni fa era uscito per Garzanti il suo Mussolini razzista) ha rintracciato all’Archivio centrale dello Stato il manoscritto originale completo persino del titolo che il Duce fece avere a Interlandi proprio mentre La difesa della razza stava uscendo dalla tipografia.

Fin qui siamo davanti ad un mistero risolto, ad una attribuzione certa di un articolo importante per valutare la partecipazione e l’interesse di Mussolini alla campagna razzista. Ma il mistero risolto ne apre un altro: quel manoscritto originale è nel fondo pervenuto all’archivio da Renzo De Felice, o meglio da una donazione ad opera della vedova De Felice di poco posteriore alla scomparsa dello storico. Qui la domanda è ovvia: De Felice (autore di una fondamentale storia degli ebrei in Italia, studioso del fascismo, biografo di Mussolini) ha avuto lungamente in mano questo testo e non lo ha reso noto né utilizzato e anzi ha polemizzato con quella ossessione che colse «storici e pubblicisti da strapazzo, giornalisti desiderosi di mettersi in vista che andarono riesumando dalla stampa di quindici-venti anni prima articoli, accenni, spesso vaghissimi e privi di sostanziale valore» per dimostrare il razzismo originario del fascismo. Ecco: il testo mussoliniano (proprio perché certamente del Duce e perché anonimo) è la prova che proprio Mussolini fu il primo artefice della campagna per dare sostanza politica e «un passato» al razzismo del fascismo e del suo capo.

Ma torniamo al testo del 1938. Mussolini destruttura e smentisce il testo di Ludwig del 1932 (che pure era stato riscontrato, riletto e vistato pagina per pagina da Mussolini) individuando le affermazioni scomode e capovolgendole. Aveva detto che «non esiste una razza pura», ora dice che «esistono non di meno razze nettamente individuate nei loro caratteri somatici e morali». E poi torna su quella frase in cui aveva sostenuto che il concetto di razza era per «il 95% sentimento» (a proposito il titolo si riferisce proprio a questa frase) e dopo aver detto che le percentuali sono state «aggiunte dal giudeo Ludwig» continua: «rimane il fatto che la razza esiste sotto l’aspetto biologico e quello sentimentale, cioè spirituale, perché anche il sentimento è una realtà».

Poi il punto più duro da smentire: Mussolini nel 1932 aveva detto che l’antisemitismo non esiste in Italia. Come rovesciare questo argomento? Così: «Allora 1932. Ma da allora ad oggi è sorto il “semitismo” nel mondo e in Italia... Anche in questa questione delle razze, vi è nel pensiero di Mussolini, al di sopra delle necessità tattiche di governo, una coerenza fondamentale». Eccola, la rivendicazione di coerenza nell’antisemitismo che sembrerebbe opposta a quella storicizzazione e a quel paradossale rovesciamento secondo il quale la responabilità dell’antisemitismo fascista sarebbe del semitismo degli ebrei.

Colpisce nella ricostruzione che Giorgio Fabre accompagna a questo ritrovamento, un elemento: Mussolini scrive l’articolo per il primo numero di una rivista che ha fortemente voluto e che, attraverso gli strumenti della propaganda, sostiene e promuove. Lo scrive anonimo e fa di tutto perché resti anonimo: l’unico che conosce per certo l’autore di Razza e percentuale è Telesio Interlandi nelle cui mani è stato consegnato e che ha forse fermato le rotative per inserirlo nel giornale. Il quotidiano di cui è direttore lo riprodurrà, ma anch’esso anonimo e dopo che il testo è uscito, sempre anonimo, sulle pagine del Messaggero. È un articolo di autodifesa e probabilmente proprio per questo sarebbe stato troppo imbarazzante dichiararne la paternità. Ma è anche l’articolo che dà il via a quella campagna di «ricerca» delle radici antisemite del fascismo che De Felice irride e che invece Mussolini aveva suscitato e (anonimamente) rivendicato.

Torniamo quindi al secondo «mistero». De Felice non può (sostiene nel suo saggio Giorgio Fabre) non aver riconosciuto nel manoscritto di Razza e percentuale l’articolo uscito sulla Difesa della razza. Non sappiamo esattamente in che data questo testo sia giunto nelle mani dello storico. Sappiamo però che faceva parte di un fondo di autografi che De Felice vendette all’Archivio centrale dello Stato. Per essere esatti egli ne cedette solo una parte, ripromettendosi di consegnare il resto del materiale quando avesse finito la monumentale (e solo parzialmente compiuta) biografia di Mussolini. La trattativa per la vendita avvenne all’inizio degli anni novanta. De Felice aveva pubblicato nel 1988 il suo Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo e nel 1993 (quando il fondo era stato già consegnato con l’esclusione di un bel numero di manoscritti tra cui questo) ne uscì una nuova edizione senza alcun sostanziale cambiamento. «L’articolo - commenta Fabre - rimase quindi sconosciuto a tutti, storici e grande pubblico». E forse nessuno, dopo, ha pensato che l’archivio De Felice potesse essere anche un archivio mussoliniano. Trattamento diverso De Felice riservò ad altri documenti sul razzismo come ad esempio le carte inviategli da Marcello Ricci, uno degli estensori del Manifesto della razza (le consegnò per la cura e la pubblicazione ad un suo allievo, Mario Toscano, essendo lui ormai gravemente malato). Ma Razza e percentuale no. Eppure (o forse per questo) era proprio il testo che lo avrebbe costretto ad una revisione radicale della tesi di fondo che lo storico ha costruito attorno al tema del razzismo fascista. Ovvero quella di un antisemitismo tutto d’opportunità e di occasione, senza un passato, senza radici nella biografia e nel pensiero di Mussolini. Ma ora De Felice non c’è più: restano i dubbi, senza spiegazioni.

* l’Unità, Pubblicato il: 11.03.07, Modificato il: 11.03.07 alle ore 14.47


IL MITO DELLA ROMANITÀ, LA MONARCHIA, E IL FASCISMO: MARGHERITA SARFATTI E RENZO DE FELICE.

IL "LOGO" DI MUSSOLINI.

-  "Meditate che questo è stato" (Primo Levi)
-  SHOAH - STERMINIO DEL POPOLO EBRAICO. 27 GENNAIO: GIORNO DELLA MEMORIA - LEGGE 20 luglio 2000, n. 211, DELLA REPUBBLICA ITALIANA


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