STORIA D’ITALIA. STATO E CHIESA .... E STORIA DELLE DONNE.

I PATTI LATERANENSI, MADDALENA SANTORO, E LA PROVVIDENZA. Sul lavoro di Nicola Fanizza, una nota - di Federico La Sala

MADDALENA SANTORO (1884-1944). Chi è Costei? Come mai di lei non c’è alcuna traccia nei libri di storia? Questo documento apre la pista a infinite domande
domenica 12 febbraio 2017.
 

I PATTI LATERANENSI, MADDALENA SANTORO, E LA PROVVIDENZA. Una nota *

PATTI LATERANENSI (11 FEBBRAIO 1929). A un’udienza concessa ai professori ed agli studenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, il 13 febbraio 1929, due giorni dopo la firma dei Patti Lateranensi, Pio XI così illustra il grande evento:

L’INCARICO DI PAPA BENEDETTO XV (1919) E LA PROVVIDENZA DI PIO XI (1929). Sul conseguimento di questo risultato (“conchiudere un Concordato che, se non è il migliore di quanti se ne possono fare, è certo tra i migliori che si sono fin qua fatti”), e sulla sua comprensione (sul meglio capire come sia stato possibile), gettano luce non solo i “grandi” fatti - ricordiamo che la strada era stata già aperta dal Papa precedente, Benedetto XV (morto nel gennaio 1922), che aveva abrogato nel 1919 il “non expedit” e favorito l’ingresso dei cattolici nella vita politica e la nascita del Partito Popolare Italiano di don Luigi Sturzo - ma anche i “piccoli” fatti: in particolare, una lettera del 1919, inviata da una donna di Lecce a una sua amica pugliese di Mola di Bari.

In questa lettera, la donna salentina così scrive (“Lecce, 27-7-1919”):

MADDALENA SANTORO (1884-1944). Chi è Costei? Come mai di lei non c’è alcuna traccia nei libri di storia? Questo documento apre la pista a infinite domande: fa parte di un "carteggio" sorprendente (32 lettere - dal 1919 al 1938) tra Maddalena Santoro e la sua amica Caterina Tanzarella, riportato nel lavoro di Nicola Fanizza, "Maddalena Santoro e Arnaldo Mussolini. La storia d’amore che il duce voleva cancellare" (Edizioni Dal Sud, Bari 2016). Tale carteggio (pp. 109-154) è di grande rilevanza: mostra solo la punta di un gigantesco iceberg e sollecita a sapere di più e meglio di questa donna salentina, dirigente di primo piano dell’Azione Cattolica, intellettuale e scrittrice e, non ultimo, anche amante del fratello del Duce, "il fratello di un Grande Fratello", del quale sappiamo fondamentalmente poco (se "preferì restare nell’ombra", come scrive Indro Montanelli nel novembre del 2000 - cfr. "Il fascino di Arnaldo Mussolini", non per questo deve continuare a restarvi).

ARNALDO MUSSOLINI (1885-1931). Sul lungo lavoro, finalizzato alla Conciliazione tra Regno d’Italia e Vaticano, svolto “nell’ombra” (p.38) da Arnaldo Mussolini e probabilmente, alla luce dei “precedenti”, dalla stessa Maddalena Santoro, una grande traccia è in “una lettera inviata, in data 1 gennaio 1927”, dal marito di Caterina Tanzarella, Piero Delfino Pesce a un suo amico. In un linguaggio “volutamente criptico”, così scrive: “La gente di corta vista, la maggioranza grandissima, guarda a Roma; io invece guardo a Fiesole, e so che a Roma impera assolutisticamente l’Abate Tacchi Venturi. (sic.) Questo il filo per intendere molte cose” (p. 38). Il riferimento (evidentemente “eco delle confidenze” della moglie Caterina) è alle trattative sul Concordato e agli incontri segreti in un convento di Fiesole, di Arnaldo con il gesuita Pietro Tacchi Venturi (1861 - 1956), presentato proprio da Arnaldo “a suo fratello Benito verso la fine del 1922”.

Il coraggioso e originale lavoro di Nicola Fanizza, sia per la qualità della sua scrittura sia della sua preziosa documentazione sulla "storia d’amore che il duce voleva cancellare", è una formidabile sollecitazione a riprendere anche una vecchia indicazione di Luisa Passerini (in una sua relazione nel convegno "Il regime fascista. Bilancio e prospettive di studio" Bologna 1993, ora in "Il regime fascista. Storia e storiografia", a c. di Angelo Del Boca, Massimo Legnani e Mario G. Rossi, Laterza, Bari 1995, pp. 498-506).): "coniugare la tradizione della storiografia antifascista sul fascismo con gli studi storici che adottano le categorie di genere e di generazione" e superare definitivamente la obsoleta prospettiva storiografica che voleva e vuole ancora "le questioni di genere e la storia delle donne come questioni separate e secondarie o come questioni che hanno a che fare più col sociale che col politico". Riguardare l’intera storia della società (e dell’umanità intera) con due occhi, non con un occhio solo!
-  Da notare che in quello stesso convegno una sola volta è citato Arnaldo Mussolini (p.133), per il connubio tra affari e politica, e una sola volta è citata Rosa Maltoni (p. 504), la madre del "Grande Fratello" (e Arnaldo ed Edvige), la quale invece durante il fascismo fu oggetto di "un culto molto ampio".

In tale prospettiva va finalmente portata alla luce nella storia delle donne del Novecento non solo la complessa figura di Margherita Sarfatti, già oggetto di più ricostruzioni non solo come "amante del Duce", ma anche l’altrettanto complessa figura di Maddalena Santoro, non riducibile affatto a semplice amante del "fratello del Grande Fratello"!

L’UOMO DELLA PROVVIDENZA(1929). C’è da augurarsi allora che il lavoro di Nicola Fanizza cada nelle mani non solo di lettori e lettrici curiosi, ma anche di storici e storiche capaci di ricerche approfondite su queste due figure di grande importanza, specie in rapporto al fatto fondamentale della storia d’Italia che portò Regno, governo fascista e Chiesa cattolico-romana alla firma dei Patti Lateranensi quando, come diceva Papa Pio XI subito dopo ai professori e agli studenti dell’Università cattolica di Milano, “siamo stati anche dall’altra parte nobilmente assecondati. E forse ci voleva anche un uomo come quello che la Provvidenza Ci ha fatto incontrare; un uomo che non avesse le preoccupazioni della scuola liberale, per gli uomini della quale tutte quelle leggi, tutti quegli ordinamenti, o piuttosto disordinamenti... E con la grazia di Dio, con molta pazienza, con molto lavoro, con l’incontro di molti e nobili assecondamenti, siamo riusciti a conchiudere un Concordato che, se non è il migliore di quanti se ne possono fare, è certo tra i migliori che si sono fin qua fatti; ed è con profonda compiacenza che crediamo di avere con esso ridato Dio all’Italia e l’Italia a Dio”. - (Federico La Sala 09.02.2017)


Immagine commemorativa. Da sinistra verso destra, Vittorio Emanuele III di Savoia, Papa Pio XI e Benito Mussolini. - 444.8 Kb

Immagine commemorativa. Da sinistra verso destra, Vittorio Emanuele III di Savoia, Papa Pio XI e Benito Mussolini.

SCHEDA: (ARCHIVIOSTORICO)

Maddalena Santoro e Arnaldo Mussolini

IL LIBRO - Maddalena Santoro, salentina con la passione per la scrittura, e Arnaldo Mussolini s’incontrano per la prima volta a Milano presso la redazione della casa editrice Alpes.

"Sembra che sia stato un colpo di fulmine - scrive Nicola Fanizza -, un amore a prima vista. Si erano conosciuti presso la redazione della casa editrice Alpes, attraverso la solita presentazione: Maddalena non riuscì a nascondere la sua emozione, pronunziò il suo nome con un filo di voce; lui si inchinò per baciarle la mano. Arnaldo non osò farle ripetere il nome e perciò quel pomeriggio si adattò a conversare con una donna di cui non conosceva il nome. Il giorno dopo si mise sulle sue tracce".

La narrazione viene arricchita da 32 lettere che Maddalena invia, dal 1919 al 1938, all’amica del cuore Caterina Tanzarella di Mola di Bari.

DAL TESTO - "Maddalena era una donna determinata. Aspirava alla felicità, come ogni essere umano, ma voleva conquistarla lottando, senza rinunciare alla sua autonomia; avanzando, passo dopo passo, fra sterpi e rovi, e lasciando attaccati ad essi brandelli della sua carne di lottatrice indomita. La sua volontà era la volontà del vento. Non si era mai arresa e perciò era stata costretta a trasferirsi a Milano. Ed è proprio qui che riesce a trovare l’amore dei suoi sogni: Arnaldo Mussolini."

L’AUTORE - Nicola Fanizza (Mola di Bari, 1951), dopo essersi laureato in Filosofia presso l’Università degli studi di Bari, si è trasferito a Milano. Qui, a partire dagli anni Ottanta, è stato redattore della rivista «la Balena Bianca» (Pellicani) e, in seguito, della rivista «InOltre» (Jaca Book). Nel 1995 ha pubblicato il saggio "La dolce immaturità. Il transito nell’identità e nella comunità" (Colibrì). Nel 2011 ha pubblicato il saggio "Piero Delfino Pesce e la rinascenza mediterranea nel centenario della nascita della rivista Humanitas (1911-1924)", Giuseppe Laterza editore. Oltre a scrivere su riviste come «L’Acropoli», «Alfabeta2» e «Nazione Indiana», dirige il sito: www.centrodocumentazionepierodelfinooesce.it. Vive a Milano, dove insegna Filosofia e Storia. Si occupa di Storia e di antropologia filosofica.


Rispondere all'articolo

Forum